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laR
 
13.12.2021 - 05:30
Aggiornamento : 16:24

Aria pesante in aula, soluzioni per studiare meglio

La Città di Bellinzona partecipa a un progetto che cerca rimedi per non oltrepassare il valore soglia di CO2 come talvolta avviene alle Scuole Nord

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Anche la qualità dell’aria gioca un ruolo nel garantire agli allievi condizioni di apprendimento ottimali. Determinante è la quantità di CO2 il cui valore soglia di 2’000 ppm non dovrebbe essere superato, se non per periodi molto brevi, pena il calo di concentrazione e capacità d’apprendimento. Per individuare nuove soluzioni volte a garantire una buona qualità dell’aria nelle aule scolastiche la Città di Bellinzona sta partecipando a un progetto Interreg tra Canton Ticino e Regione Alto Adige coordinato da Supsi e da Idm Alto Adige. Avviato nel 2019 terminerà a fine gennaio 2022; sono state effettuate analisi nelle scuole coinvolgendo tutti i livelli d’insegnamento. All’asilo al Tiglio di Giubiasco e alle Elementari di Camorino e Nord di Bellinzona sono state misurate temperatura, umidità, presenza di CO2, radon, diossido di azoto e ozono. Il problema principale è la presenza, in alcune delle aule analizzate, di concentrazioni importanti di anidride carbonica prodotta durante la respirazione, mentre non sono state rilevate concentrazioni rilevanti di altri inquinanti. «Ora aspettiamo che lo studio giunga a termine e se dovessero emergere grosse problematiche valuteremo eventuali soluzioni da adottare», afferma il municipale Henrik Bang, capodicastero Opere pubbliche.

Limiti oltrepassati alle Scuole Nord

Dai risultati raccolti si nota che gli edifici Minergie con impianto di ventilazione meccanica centralizzato (scuole elementari di Camorino) o con apertura automatizzata delle finestre in funzione della concentrazione di anidride carbonica (scuola dell’infanzia a Giubiasco) non raggiungono mai il valore limite, mentre nel caso delle Scuole Nord (edificio ormai datato) la soglia viene talvolta oltrepassata, soprattutto in inverno. In questo caso le concentrazioni di CO2 sono talvolta anche importanti: «Non incidono comunque sulla salute ma possono ridurre la capacità di apprendimento», rileva Luca Pampuri, ricercatore dell’Istituto sostenibilità applicata all’ambiente costruito della Supsi. Dal canto suo Bang spiega che le ristrutturazioni future delle sedi verranno eseguite secondo gli standard Minergie e dunque il problema non si porrà dal momento che verranno implementati impianti di ventilazione meccanica centralizzati. «Laddove c’è un problema si può sicuramente porre rimedio, magari usufruendo di soluzioni puntuali come degli appositi sensori che permettono al docente di capire quando ventilare».

Sul piano cantonale la scelta di rendere obbligatori i risanamenti secondo gli standard Minergie e quindi d’installare sistemi di ventilazione meccanica controllata, «garantisce un ricambio d’aria costante», evidenzia Pampuri. «Il problema ora si pone soprattutto in inverno nelle sedi dove non è presente un sistema di ventilazione meccanica che garantisca un ricambio sistematico dell’aria, sarà quindi necessario sensibilizzare i docenti riguardo all’importanza di arieggiare le aule durante le pause», osserva il municipale. Ulteriore obiettivo del progetto è sviluppare degli strumenti a supporto delle amministrazioni comunali e cantonali che vorranno monitorare la qualità dell’aria all’interno degli stabili di loro proprietà. Parallelamente si vuole fornire ai progettisti di edifici scolastici le informazioni necessarie a evitare che si sviluppi al loro interno un problema legato alla qualità dell’aria.

Propagazione Covid, ricerca in corso

Non basterebbe affidarsi al buonsenso e arieggiare di tanto in tanto o con regolarità? Pampuri risponde che si arriva facilmente a superare i 2’000 ppm senza per forza rendersene conto. Quando si è all’interno dell’aula non ci si accorge dell’importante concentrazione di anidride carbonica, ma chi vi entra lo percepisce subito. Bisogna inoltre tenere conto che spesso i docenti al termine delle singole ore-lezione cambiano aula e quindi disporre di uno strumento che indichi quando è necessario ventilare sarebbe d’aiuto. Ancora meglio se il sistema di ventilazione è automatizzato. I ricercatori italiani con cui la Supsi collabora stanno lavorando a soluzioni in grado di ridurre sia la concentrazione di inquinanti atmosferici, sia il rischio di contrarre il Covid. «Stanno analizzando alcune soluzioni tecnologiche e sviluppando protocolli specifici per garantire nelle aule le migliori condizioni sanitarie possibili. Sarà nostra premura raccogliere i loro risultati e comunicarli agli enti pubblici ticinesi al fine di fornire loro le informazioni necessarie per gestire al meglio questo problema», conclude Luca Pampuri.

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