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09.09.2021 - 11:19
Aggiornamento: 17:33

Caso targhe, domande sul poliziotto: attività incompatibile?

L'Mps interpella il Municipio di Bellinzona sul sottufficiale della Polcom che avrebbe fatto due acquisti dall'assicuratore e dal funzionario indagati

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Ti-Press

Ad alcune settimane dallo scoppio del caso dello smercio illegale di targhe, piovono interrogativi sul sottufficiale della Polizia comunale di Bellinzona entrato in contatto con uno o entrambi gli indagati, ossia il consulente assicurativo 48enne del Luganese e il 34enne funzionario del Servizio immatricolazioni della Sezione circolazione nel frattempo licenziato dal Cantone, nonché presidente della sezione Udc di Bellinzona e valli e consigliere comunale (funzione e carica politica che il diretto interessato ha comunicato di voler lasciare). A chiedere lumi sull'agente della Polcom è il Movimento per il socialismo (Mps) che in un'interpellanza al Municipio lo descrive come “specializzato nel far da intermediario tra venditori e acquirenti di targhe pregiate”. Lo stesso, ricordiamo, è stato sentito anche dagli inquirenti come persona informata sui fatti. Stando a nostre informazioni, in buona fede avrebbe acquistato un paio di targhe dall'assicuratore – per un ammontare complessivo di circa 7'000 di franchi, prezzo inferiore a quello che avrebbe potuto scaturire da una loro messa all'asta da parte dei servizi cantonali – con l'obiettivo poi di rivenderle a terze persone già in contatto con lui perché interessate a mettere le mani su numeri particolari. Quanto alla sua buona fede, non risulta che fosse al corrente dell'accordo corruttivo – questa una delle accuse mosse ai due indagati dal procuratore generale Andrea Pagani – tra assicuratore e funzionario della Circolazione.   

Anche se non rimunerata

Buona fede o no, i consiglieri comunali Matteo Pronzini, Angelica Lepori, Giuseppe Sergi evidenziano che l’articolo 33 del Regolamento organico dei dipendenti comunali (Rod) indica che “per l’esercizio di un’attività accessoria rimunerata, anche se temporanea, occorre l’autorizzazione preventiva del Municipio” e che “il collaboratore non può esercitare un’attività accessoria rimunerata o non rimunerata che sia incompatibile con la funzione o che vi arrechi pregiudizio, che comprometta l’adempimento dei doveri di servizio o che costituisca concorrenza nel campo professionale”. Stando alla ‘Regione’ del 26, 27 e 28 agosto, in un rapporto scritto chiesto dal sindaco il sottufficiale avrebbe chiarito la propria posizione illustrando l’attività da lui svolta in privato. Attività legale (sempre che non sia fatta col metodo messo in piedi dai due indagati) ma caratterizzata da consistenti giri di denaro. “Anche lasciando in sospeso la questione che il nostro sottufficiale chiedesse un pizzo per la sua intermediazione – annotano gli interpellanti – è pacifico che la stessa attività sia incompatibile con la funzione, vi arreca pregiudizio e compromette l’adempimento dei doveri di servizio…”. Da qui una serie di domande, cui l'Esecutivo è tenuto a rispondere durante la seduta del 20 settembre.

Gli interrogativi

Se è vero che il sottufficiale svolgesse, o svolge ancora, un’attività d'intermediazione nel commercio di targhe, lo ha fatto/lo fa da quanto tempo e con quali modalità descritte nel suo rapporto trasmesso al sindaco? Il Municipio ha avviato, o intende farlo, un'inchiesta amministrativa? Se no, perché? Tale attività è rimunerata? A quanto ammonta l'eventuale guadagno conseguito? È stato regolarmente segnalato al Fisco nella dichiarazione delle imposte? Quando il Municipio ne è venuto a conoscenza? Ha poi autorizzato tale attività? Oppure ne ha chiesto la sospensione? Non ritiene che, ai sensi dell’articolo 33 del Rod, tale attività non può essere esercitata? Quali passi sono stati intrapresi al fine di rispettare il Rod?

Cantone ed ex colleghi si sono costituiti accusatori privati

Al centro dell'inchiesta vi è la cessione sottobanco a privati di una quindicina di targhe, prevalentemente a quattro cifre, tra fine dicembre 2020 e fine maggio 2021. La conoscenza fra i due non è peraltro di ‘antica data’ ma è iniziata l'anno scorso, durante la pandemia. Un ‘giro’ che avrebbe permesso all'ex funzionario Simone Orlandi d'intascare poco più di 30'000 franchi (questa la cifra imputatagli dal Pg Pagani). Nel frattempo il Cantone Ticino si è costituito accusatore privato ritenendosi parte lesa considerato che la mancata messa all'asta delle targhe particolari e deviate privatamente dai due indagati non ha permesso all'ente pubblico d'incassare svariate decine di migliaia di franchi. Accusatori privati sono anche i due collaboratori della Circolazione, un giovane apprendista e una funzionaria cui Orlandi aveva a loro insaputa sottratto l'account che gli consentiva di accedere all'area informatica protetta delle targhe depositate (da qui l'ipotesi di reato di acquisizione illecita di dati, reato a querela di parte). Emerge infine che l'assicuratore ha cambiato difensore, passando da quello d'ufficio e a uno di fiducia; Orlandi dal canto suo è sempre patrocinato dall'avvocato Davide Ceroni.

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Inchiesta targhe: intascati da Orlandi 30mila franchi

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