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25.02.2021 - 15:16

Le Officine di Bellinzona non vogliono mollare i treni merci

La Commissione del personale allargato, appoggiata dal Consiglio di Stato, chiede nuovamente alle Ffs di presentare il piano industriale per Castione

le-officine-di-bellinzona-non-vogliono-mollare-i-treni-merci
Gianni Frizzo (Ti-Press)

«È necessario rinviare la decisione di rinunciare alla manutenzione dei carri merci, fino a quando non sarà presentato un piano industriale» relativo al nuovo stabilimento di Castione che dovrebbe aprire i battenti nel 2026. Gianni Frizzo – a nome della CoPe allargata (Commissione del personale delle Officine di Bellinzona e sindacati) – non intende accettare senza lottare la decisione comunicata circa un mese fa dalle Ffs: ovvero quella di affidare la manutenzione della flotta Astoro alle attuale Officine già dal 2022, rinunciando però a quella dei treni merci. Una decisione che, se dovesse effettivamente avverarsi, «il Ticino pagherà a caro prezzo» in termini occupazionali, ha sottolineato da parte sua il presidente della CoPe Ivan Cozzaglio durante una conferenza stampa odierna. Questa preoccupazione è anche condivisa dal governo ticinese: «Lunedì scorso abbiamo incontrato il Consiglio di Stato – ha indicato il sindacalista di Unia Matteo Pronzini – che si è detto d’accordo di chiedere alle Ffs di ridiscutere della dismissione dei carri merci». L’esecutivo si è dunque detto disponibile a organizzare dal punto di vista logistico un incontro fra lo stesso Consiglio di Stato, la CoPe allargata, le Ffs e Franz Steinegger (coordinatore della Piattaforma informativa sulle Officine).

‘Mantenere i posti di lavoro in Ticino’

Un incontro durante il quale sarà nuovamente chiesto alle Ffs di presentare finalmente il piano industriale per le nuove Officine. Quest’ultimo permetterebbe infatti di capire quale sarà effettivamente il personale impiegato e per quale tipo di lavoro. Insomma, consentirebbe di disporre di «una visione a medio-lungo termine» e migliorerebbe pure il «rapporto di fiducia» tra le parti, ha affermato Frizzo, precisando poi che senza tale piano si genera, invece, una «mancanza di trasparenza». Dal canto suo Thomas Giedemann del Sindacato del personale dei trasporti (Sev) ha ricordato che lo scorso novembre il Consiglio federale, rispondendo a un’interpellanza del consigliere nazionale socialista Bruno Storni, ha affermato che in futuro si aspetta un aumento sia del traffico passeggeri, sia di quello merci e quindi anche dei posti di lavoro a livello svizzero dedicati alla manutenzione. Il sindacalista si è così chiesto come mai le Ffs ora vogliono «smantellare» impieghi nel nostro cantone: «Questo tipo di lavoro ha un futuro e chiediamo quantomeno di mantenere i posti in Ticino», ha sottolineato, riferendosi ovviamente alla manutenzione dei carri merci.

Le competenze devono essere sfruttate appieno

Durante la conferenza stampa è stato più volte ribadito che la scelta delle Ffs di spostare dall’anno prossimo la manutenzione degli Astoro a Bellinzona è ben accetta. Quello che preoccupa è la ‘compensazione’ prevista, ovvero l’abbandono dei treni merci. In questo modo si rinuncerebbe non solo alla manutenzione dei carri, ma anche delle relative componenti. In realtà le Ffs avevano indicato che le lavorazioni sulle componenti sarebbero continuate a essere svolte a Bellinzona. La CoPe dubita però seriamente che sarà così, visto avrebbe poco senso effettuare la manutenzione dei carri in un luogo e quella delle componenti in un altro. Inoltre, «attualmente abbiamo una struttura organizzativa che funziona e gli operai che lavorano su questi mezzi hanno già il know-how», ha rilevato Cozzaglio. Competenze che, spostando la manutenzione, sarebbero non sfruttate appieno. Insomma, l’obiettivo è quello di «mantenere e aumentare i posti di lavoro». E questo anche se le Ffs hanno già annunciato da tempo che nel nuovo stabilimento di Castione saranno impiegati 230 operai, al posto degli attuali 400 circa.

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