Il Ministero pubblico ha avviato un procedimento penale che vede imputato il dimissionario direttore del Dipartimento del territorio

Un altro filone di inchiesta c’è. Eccome se c’è. Stando a quanto appurato da laRegione, a carico del consigliere di Stato leghista Claudio Zali è in corso un’inchiesta penale per presunti reati riguardanti la sfera sessuale. Negli scorsi giorni, infatti, il Ministero pubblico ha avviato un procedimento che vede imputato il dimissionario – per la fine di settembre – direttore del Dipartimento del territorio. La notizia è stata parzialmente anticipata dalla Rsi, che ha avuto accesso a una lettera inviata dal procuratore generale all'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio in cui accennava di essere stato interpellato il 31 agosto "dal direttore de laRegione " e che intendeva rispondere al "prefato quotidiano nel corso del pomeriggio di oggi". Stando a nostre informazioni, le ipotesi di reato riguarderebbero gli articoli 191 e 193 del Codice penale. Il primo dei due articoli concerne gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, e prevede una pena detentiva sino a dieci anni o una pena pecuniaria per, citiamo, “chiunque approfitta del fatto che una persona è incapace di discernimento o inetta a resistere per farle compiere o subire la congiunzione carnale, un atto analogo o un altro atto sessuale”. Il secondo invece, il 193, si riferisce allo sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza e stabilisce una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria, per chi “sfruttando lo stato di bisogno o approfittando di rapporti di lavoro o comunque di dipendenza, determina una persona a compiere o a subire un atto sessuale”. Fatta salva la sacrosanta presunzione di innocenza, le ipotesi di reato per le quali indaga ora la Procura sono gravi. Gravissime. A maggior ragione dal momento in cui riguardano un membro del governo tuttora in carica.
Rispondendo alle domande poste da laRegione, vista la particolare importanza del caso (art. 74 cpv. 1 lett. d Cpp), il Ministero pubblico conferma che "nei confronti del consigliere di Stato Claudio Zali, sulla scorta di dichiarazioni di terza persona, è stato avviato un procedimento penale per reati contro l’integrità sessuale in relazione a fatti risalenti ad alcuni anni fa. Per i fatti oggetto d’accertamento il consigliere di Stato è stato recentemente interrogato come imputato. Durante l’audizione ha contestato una qualsivoglia responsabilità di natura penale". La presunta vittima, aggiunge la Procura nella sua risposta al nostro giornale, "non si è costituita accusatrice privata dopo la sua audizione". Ciononostante, aggiungiamo noi, trattandosi di reati perseguibili d'ufficio il procedimento dovrà in ogni caso seguire il suo corso. Inoltre, da quanto abbiamo potuto appurare, quella che il Ministero pubblico indica come “presunta vittima” sarebbe la mamma del 14enne già detenuto alla Farera e ora collocato presso una struttura in Canton Vallese.
L’incarto, dicevamo, è stato aperto dal Ministero pubblico nelle scorse settimane. L’inchiesta sarebbe indirettamente collegata alle due inchieste in corso riguardanti la 52enne di Melide ritrovata senza vita nelle acque del Ceresio il 18 agosto; cioè quella contro ignoti in merito all'aggressione che la donna ha denunciato di aver subito una decina di giorni prima di morire, e quella tesa a chiarire le circostanze esatte del suo decesso. Decesso per il quale, in base agli esiti preliminari dell’autopsia e in attesa di ulteriori accertamenti (i risultati degli esami tossicologici e istologici, che dovrebbero giungere nei prossimi giorni), gli inquirenti al momento tendono a escludere l’intervento di terzi. La donna, come si ricorderà, è la stessa che a metà luglio ha reso pubblici sui propri profili social i file audio delle sue telefonate con Claudio Zali. Registrazioni risalenti agli anni 2022-2023 e nelle quali il consigliere di Stato ed ex presidente del Tribunale penale cantonale affermava di aver “pestato” una donna e dove invitava la sua interlocutrice a fare altrettanto, invocando fra l’altro la possibilità di rivolgersi a un non meglio precisato “amico di Milano che non mi tradirebbe mai, nemmeno sotto tortura” per risolvere la pendenza “tramite terze, quarte o quinte persone”.
Nell’ambito delle indagini concernenti il procedimento per presunti reati sessuali a carico di Zali, sempre stando a nostre informazioni, sarebbe la 52enne la cosiddetta "terza persona" a cui fa riferimento il Ministero pubblico. La donna sarebbe stata sentita recentemente dalla Polizia giudiziaria e dal Ministero pubblico in qualità di testimone. Una testimonianza che ha spinto la sua legale, l’avvocato Micaela Antonini Luvini, a richiedere l’accesso agli atti. Accesso negato dalla magistratura in quanto, nel citato procedimento penale, la 52enne non è parte attiva bensì teste.
L’altro incarto, invece, tuttora in corso concernente il dimissionario direttore del Dt riguarda, come noto, la riunione da lui indetta per esigere la scarcerazione del 14enne, figlio di una sua conoscente, detenuto alla Farera. Riunione svoltasi lo scorso 9 giugno nell’ufficio di Zali, in presenza della magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, della direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, del direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, nonché della direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’Eoc Teresa Salamone. Qui le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono l’abuso di autorità e la tentata coazione. Sul suddetto incontro è stata inoltre attivata l’Alta vigilanza da parte del Gran Consiglio.