Ticino Freeride pone l'attenzione sulle dimensioni dell'opera, ritenute insufficienti

MAGGIA - La ricostruzione della passerella ciclopedonale di Aurigeno-Ronchini, distrutta dall'alluvione del giugno 2024, finisce al centro di un appello pubblico rivolto al Municipio di Maggia. A sollevare il caso è un post su Facebook di Ticino Freeride, che si riallaccia all'articolo pubblicato il 7 novembre da laRegione: il progetto prevede un piano di camminamento largo un metro, per un'opera lunga oltre 190 metri e dal costo complessivo di 1,97 milioni di franchi. L'autore della presa di posizione si dice «assolutamente favorevole» al ripristino del collegamento, definito «un valore aggiunto per la popolazione, gli escursionisti, i ciclisti e il turismo della Vallemaggia». Il nodo è la dimensione.
Il riferimento alle raccomandazioni federali
Nel mirino c'è il confronto con il manuale dell'USTRA "Mobilità ciclistica nelle intersezioni" (capitolo 7.4, pagina 136), che raccomanda nelle situazioni standard quattro metri di larghezza totale per i ponti ciclopedonali a bassa frequenza, cinque per frequenze medie e sette per quelle elevate, con tre metri sufficienti solo in particolari situazioni a bassa frequentazione.
Ticino Freeride riconosce che si tratta di raccomandazioni tecniche e che ogni opera ha vincoli specifici, «ma proprio per questo vorremmo conoscere le motivazioni che hanno portato a scegliere una larghezza così ridotta».
Il precedente di Maggia-Moghegno
Nel 2010, nell'ambito del progetto della passerella Maggia-Moghegno, il Municipio aveva proposto di portare la larghezza del passaggio dagli 80 centimetri esistenti a 1,50 metri, per migliorare comfort e sicurezza e facilitare l'incrocio tra pedoni e ciclisti: un dato che, sottolineano gli autori del post, «emerge dalla documentazione ufficiale del Comune di Maggia». Da qui la domanda: perché allora si riteneva opportuno allargare e oggi si progetta un metro, visto che «le e-bike sono sempre più diffuse e le esigenze della mobilità lenta sono cambiate notevolmente»?
Molte moderne mountain bike ed e-bike, osservano, montano manubri larghi circa 80 centimetri: su una passerella di un metro resterebbero venti centimetri complessivi, senza considerare l'ingombro del ciclista. «Ci si ferma? Si scende dalla bicicletta? Si torna indietro? E cosa succede quando due persone si incontrano a metà di una passerella lunga oltre 190 metri?».
Le domande al Municipio
Gli autori chiedono se quello presentato sia il progetto definitivo, perché sia stata scelta la larghezza di un metro, quali varianti siano state valutate e a quali costi, quali specialisti e associazioni degli utilizzatori - da PRO VELO Ticino a Mobilità pedonale Svizzera - siano stati coinvolti e come verranno garantiti gli incroci in sicurezza e l'accessibilità. «Non vogliamo criticare il ripristino della passerella. Vogliamo capire se si sta cogliendo davvero l'occasione per realizzare un'infrastruttura sicura, funzionale e lungimirante», concludono, ricordando che l'opera «dovrà servire per decenni».