SVIZZERA

La Svizzera italiana si rilassa con la tv accesa

IKEA e Sotomo hanno analizzato le abitudini (buone o cattive) della popolazione in ambito domestico: si ama l'ordine, ma la "sedia della vergogna" resiste

La Svizzera italiana si rilassa con la tv accesa
Il divano resta il centro della casa, nella Svizzera italiana.
(Depositphotos (AndreyPopov))
3 novembre 2026
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(fonte: IKEA / Sotomo)
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ZURIGO - La casa della Svizzera italiana ha un suono riconoscibile: non è il silenzio, ma la televisione. Secondo il Rapporto IKEA sulla vita domestica 2026, realizzato da Sotomo su 2.410 persone residenti in Svizzera, nel 47% delle abitazioni della Svizzera italiana la TV accesa è il sottofondo abituale, una quota nettamente superiore a quella della Svizzera tedesca, dove prevalgono radio, musica e, per circa il 30% degli intervistati, il silenzio.

Una casa che "parla"
Il dato descrive un rapporto con lo spazio domestico più “abitato” e sonoro rispetto alle altre regioni linguistiche. Mentre nel resto del Paese il relax passa spesso per musica o radio, nella parte italofona lo schermo acceso accompagna la vita quotidiana di quasi una famiglia su due.

Non è l’unica peculiarità. La Svizzera italiana è anche in testa alla classifica dei pisolini involontari sul divano: il 37% degli intervistati della regione afferma di addormentarsi sul divano almeno una volta alla settimana senza averlo previsto, contro il 26% della media nazionale.

Il divano come centro della casa
Il divano resta ovunque il luogo simbolo del relax: in Svizzera lo indica come spazio preferito l’80% delle persone, mentre solo un quarto sceglie il letto. Ma nella Svizzera italiana quella distinzione tra riposo e sonno appare più sfumata, con la “siesta improvvisata” che diventa un’abitudine settimanale per una quota rilevante della popolazione. Il quadro generale resta comunque molto positivo: il 95% della popolazione svizzera dichiara di stare volentieri a casa, e per tre quarti l’ordine influisce fortemente sul benessere domestico.

Ordine, ma con eccezioni
Anche nella Svizzera italiana vale il pragmatismo elvetico: la maggior parte delle persone riordina con metodo e considera l’ordine una pratica quotidiana, non un ideale irraggiungibile. A livello nazionale, il 63% ritiene di avere una casa ordinata nella vita di tutti i giorni, quasi quanto il 66% che ne sente il bisogno. Restano però le zone d’ombra: cantine, ripostigli e il celebre cassetto delle cianfrusaglie, presente in oltre tre quarti delle economie domestiche svizzere.

E se oltre la metà delle persone si ripromette ogni anno di sgomberare cantina o soffitta, meno di quattro su dieci ci riescono davvero. «L'ordine è qualcosa di apparentemente banale e privato, ma è proprio in questo che si manifestano i modelli sociali», osserva Michael Hermann, fondatore e direttore di Sotomo.

Dove si convive, l'ordine è il motivo di discussione più frequente: per metà degli intervistati almeno una volta al mese, più della pulizia o della suddivisione delle faccende domestiche. Quasi tre quarti dei genitori con figli tra i 7 e i 13 anni litigano settimanalmente per i giocattoli sparsi in casa. Le donne si considerano molto più spesso le principali responsabili del riordino, mentre gli uomini ritengono più di frequente che il contributo sia paritario; e quasi una donna su due ha già buttato di nascosto oggetti dai quali gli altri non volevano separarsi, contro circa un uomo su quattro.

Cucina ordinata
In cucina il senso dell'ordine tocca il massimo: per l'86% degli intervistati ogni cosa ha il proprio posto fisso, contro il 76% in soggiorno. Due terzi dispongono di un sistema di raccolta differenziata ben organizzato per tutti i materiali riciclabili, oltre tre quarti tra i proprietari di immobili. Ma solo una persona su due sa esattamente quali alimenti si trovano nella propria dispensa, dove latte, burro, formaggio e uova restano le scorte di base più diffuse. Circa la metà accumula documenti e posta, il 43% lascia che i file digitali si ammassino in modo caotico, i capi né sporchi né puliti finiscono sulla "sedia della vergogna" e in tre case su quattro non manca il cassetto delle cianfrusaglie, con cavi, batterie e cancelleria: non un archivio dei ricordi, rileva il rapporto, ma uno strumento pragmatico della vita quotidiana.

«Che si tratti di coppie, famiglie o single, le idee su quanto debba essere ordinata una casa spesso divergono», commenta Janie Bisset, CEO e CSO di IKEA Svizzera.

Rientri, uscite e rituali
Lo studio si concentra sulle abitudini legate all'uscire e al rientrare in casa. Varcata la porta, il 92% si toglie per prima cosa le scarpe, poco più della metà - soprattutto chi vive in città - si lava subito le mani e circa una persona su due indossa abiti più comodi: non tanto per motivi igienici, secondo il rapporto, quanto per lasciarsi alle spalle la giornata. Il vero confine è il letto: un quarto dei giovani tra i 18 e i 35 anni ci si sdraia regolarmente con i vestiti indossati per uscire, ma per il 56% degli intervistati è un tabù assoluto. Solo una persona su due, invece, chiude a chiave la porta appena rientrata.

Anche l'uscita di casa ha i suoi rituali: il 93% chiude a chiave la porta d'ingresso, l'85% spegne le luci, tre persone su dieci fanno un ultimo giro di controllo e una su tre consulta le previsioni del tempo - quasi una su due nelle grandi città.

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