La presa di posizione del Collettivo Operaio DPD: «Nei magazzini e nei centri di smistamento ritmi sempre più elevati e carichi di lavoro spesso oltre i limiti della sostenibilità fisica e psicologica».

GIUBIASCO - Il dibattito sui cosiddetti "furbetti dei certificati medici" rischia di distogliere l’attenzione dalle reali condizioni di lavoro nel settore della logistica. È quanto sostiene il Collettivo Operaio DPD Giubiasco, che in un comunicato denuncia una narrazione pubblica «fondata sul sospetto e sulla colpevolizzazione di chi si ammala».
Secondo il collettivo, si tratta di un’impostazione «tanto comoda quanto pericolosa»: comoda perché evita di affrontare «le cause strutturali e sistemiche dell’aumento delle assenze per malattia» come «l'intensificazione dei ritmi di lavoro, la cronica carenza di personale, la pressione permanente sugli obiettivi di produttività, la flessibilità imposta e il progressivo deterioramento delle condizioni lavorative»; pericolosa «perché contribuisce a diffondere l'idea che ogni lavoratore malato sia potenzialmente un truffatore, alimentando un clima di controllo, diffidenza e intimidazione che colpisce indistintamente chiunque abbia bisogno di tutelare la propria salute».
Nel settore della logistica, si legge nel comunicato, «dietro la retorica dell’efficienza e della rapidità delle consegne si nasconde un’organizzazione del lavoro» che trasferisce i costi della competitività sui lavoratori. «Magazzini, centri di smistamento e servizi di distribuzione» opererebbero infatti con ritmi «sempre più elevati, sistemi di subappalto e carichi di lavoro spesso oltre i limiti della sostenibilità fisica e psicologica».
In questo contesto, il collettivo sottolinea come non sorprenda «l’aumento di infortuni, disturbi muscolo-scheletrici, casi di burnout e stress lavoro-correlato, così come le assenze per malattia». Sorprende piuttosto - afferma il collettivo operaio - «che si continui a ignorare il legame diretto tra queste condizioni e le scelte organizzative adottate dalle aziende». Il comunicato mette inoltre in discussione l’attenzione mediatica rivolta ai presunti abusi individuali, evidenziando come venga trascurata la situazione di molti lavoratori che continuano a lavorare «nonostante problemi di salute per timore di ripercussioni economiche, disciplinari o professionali».
«La malattia non è una colpa», ribadisce il collettivo, che respinge l’idea che il lavoratore debba dimostrare costantemente la propria innocenza. Le tutele legate alla salute e all’indennità di perdita di guadagno vengono definite «conquiste ottenute attraverso decenni di lotte sindacali e sociali». Per il Collettivo Operaio DPD Giubiasco, la questione «è di natura politica e riguarda il modello di sviluppo del settore», descritto come fondato «sull’aumento incessante della produttività, sulla compressione dei costi del lavoro e la subordinazione della salute dei lavoratori alle esigenze di profitto». Da qui l’invito a media, istituzioni e opinione pubblica a «smettere di inseguire la figura caricaturale del "furbetto"» e a concentrarsi sulle «responsabilità di chi organizza il lavoro e trae vantaggio economico dall’intensificazione dei ritmi produttivi».
Il collettivo conclude ribadendo il proprio impegno: «Continueremo a difendere il diritto alla salute, alla dignità e a condizioni di lavoro rispettose della persona. Perché il problema non sono i lavoratori che si ammalano. Il problema è il sistema che li fa ammalare».