Impresari e settore edilizio ticinese chiedono un'accelerazione degli investimenti pubblici e semplificazioni burocratiche per evitare nuovi rallentamenti.
LUGANO - Servono investimenti lungimiranti, decisioni più rapide e una strategia chiara sulla formazione per garantire stabilità al settore della costruzione in Ticino. È il messaggio emerso dalla presentazione della 109esima assemblea generale della Società Svizzera Impresari Costruttori Sezione Ticino (SSIC TI).
Il presidente Massimo Cereghetti ha sottolineato come il comparto resti un pilastro dell’economia cantonale, pur operando in un contesto segnato da instabilità internazionale, pressioni sui costi e crescente incertezza. In questo quadro, ha avvertito, rinviare gli investimenti pubblici – in particolare nella manutenzione e nelle infrastrutture – significa spesso generare «falsi risparmi», destinati a tradursi in costi più elevati nel medio periodo. Da qui la richiesta di accelerare i processi decisionali e di rafforzare la sicurezza giuridica, soprattutto nella pianificazione del territorio.
Cereghetti ha inoltre ricordato il contributo del settore alla riduzione delle emissioni: gli edifici hanno registrato un calo di circa il 47% rispetto al 1990, a fronte di una riduzione complessiva svizzera di circa il 27%.
Nel suo intervento, il presidente della SSIC TI ha affrontato anche il tema del Contratto collettivo cantonale di lavoro, le cui trattative si sono recentemente concluse. Secondo la parte padronale, l’approccio adottato è stato improntato alla responsabilità e alla ricerca di soluzioni sostenibili. Cereghetti ha ricordato che il settore offre già condizioni solide: un muratore qualificato con attestato federale di capacità percepisce un salario minimo annuo lordo di 75'790 franchi, cui si aggiungono varie indennità. Per questo motivo, la SSIC TI giudica «eccessivamente rivendicativo» l’approccio sindacale e ribadisce che il partenariato sociale dovrebbe restare orientato alla salvaguardia dei posti di lavoro e alla sostenibilità del settore.
Il vicepresidente Fabrizio Bellini ha posto l’accento sulla formazione professionale, definita strategica anche alla luce del 50esimo anniversario del Centro di formazione professionale di Gordola. Tra gli investimenti recenti figurano il risanamento dei blocchi C e D, quasi concluso, per circa 5 milioni di franchi più 550'000 franchi per opere complementari, e il progetto PRAGMA, del valore di circa 30 milioni di franchi. Bellini ha inoltre evidenziato la necessità di gestire il ricambio generazionale: nel 2024, tra i capi attivi del settore, 228 – quasi il 70% – avevano più di 50 anni.
Sulle difficoltà operative si è soffermato Davide Braga, membro dell’Ufficio presidenziale, che ha segnalato rincari, instabilità dei costi e crescente complessità delle procedure. In particolare, ha criticato il carattere spesso eccessivamente burocratico degli appalti pubblici, con richieste documentali sproporzionate e deroghe non necessarie rispetto a norme già equilibrate, come la SIA 118. Da qui la richiesta di regole più chiare, maggiore pragmatismo e condizioni di concorrenza realmente eque.
Il direttore Nicola Bagnovini ha tracciato una panoramica del mercato, evidenziando segnali di rallentamento da parte di Comuni, Consorzi e, in parte, anche dell’economia privata, accanto ai grandi cantieri pubblici. La combinazione tra minori commesse, forte concorrenza e pressione sui prezzi – ha avvertito – potrebbe incidere sulla stabilità del settore e, nel tempo, anche sull’occupazione.
Infine, Paolo Ortelli, direttore del Centro di formazione professionale di Gordola, ha ribadito il ruolo centrale della formazione come risposta alla carenza di personale qualificato. Ha sottolineato l’importanza di valorizzare tra i giovani le professioni della costruzione, ancora oggi penalizzate da un’immagine che non riflette la realtà di lavori specializzati e con concrete prospettive di sviluppo.