BELLINZONA

Stazioni sciistiche ticinesi: «Troppe criticità, rivedere l'impostazione dei contributi»

Un'interrogazione di Andrea Rigamonti (PLR) cofirmata da Boris Bignasca e Evaristo Roncelli chiede lumi al Consiglio di Stato sull'attività degli impianti.

(Foto TiPress)
29 aprile 2026
|

BELLINZONA - L'ultimo credito approvato è di 5,6 milioni di franchi, destinato alle stazioni sciistiche ticinesi (Airolo, Bosco Gurin, Campo Blenio, Carì e Nara) affinché possa essere assicurata la corretta manutenzione degli impianti di risalita. Il contributo coprirà l'attività delle stagioni invernali fino al 2028. Nella stessa seduta parlamentare è stato aumentato anche il credito per le stazioni sciistiche minori (Alpe di Neggia, Bedea-Novaggio, Cioss-Prato, Mogno, AiroloLüina, Dalpe e Prato Leventina).

Il via parlamentare ai contributi è stato però accompagnato anche da alcune riflessioni da parte di alcuni deputati che hanno fatto emergere alcune criticità legate alle caratteristiche strutturali delle stazioni ticinesi, tanto da dare origine a un'interrogazione - firmata da Andrea Rigamonti (PLR) e cofirmata da Boris Bignasca (Lega) e Evaristo Roncelli di Avanti con Ticino&Lavoro - che mira a rivedere in modo più mirato il metodo di finanziamento.

Difficoltà strutturali emerse già a partire dagli anni '90
«Negli ultimi decenni il Cantone Ticino ha sostenuto in modo costante gli impianti di risalita quale strumento di politica regionale e turistica - si legge nel testo - già a partire dagli anni ’90 sono emerse difficoltà strutturali legate alla sostenibilità economica delle stazioni sciistiche, che hanno portato a interventi e investimenti pubblici. Diversi studi - prosegue l'interrogazione - hanno evidenziato criticità ricorrenti: bassa altitudine degli impianti, forte dipendenza dall’innevamento naturale, ricavi limitati e necessità costante di investimenti per il rinnovo delle infrastrutture».

«Garantire un utilizzo mirato ed efficiente delle risorse pubbliche»
Parallelamente, negli ultimi anni il contesto è ulteriormente cambiato, scrivono i firmatari. Questo a causa dei mutamenti climatici, della stagnazione della domanda sciistica e dell’evoluzione delle preferenze turistiche». In questo quadro, «il Cantone ha progressivamente orientato la propria azione verso la destagionalizzazione e il sostegno alla gestione corrente. Appare necessario interrogarsi non solo sull’efficacia degli strumenti attuali, ma anche sulla loro adeguatezza rispetto alle trasformazioni in atto, al fine di garantire un utilizzo mirato ed efficiente delle risorse pubbliche» mettono in rilievo i tre deputati. Che precisano anche che l'atto parlamentare «non mira a ridurre il sostegno, bensì a rafforzarne l’efficacia e l’impatto territoriale. Di conseguenza, l’obiettivo è quello di monitorare e raccogliere informazioni, già durante la prima stagione invernale dalla sua concessione, in vista del prossimo credito quadro per la stagione 2029/2030 affinché si possano apporre i dovuti correttivi».

Le note dolenti delle stazioni sciistiche ticinesi
Nel testo viene anche sottolineato come «alcune stazioni sciistiche non dispongano di un impianto di innevamento artificiale (condizione oramai imprescindibile per poter intraprendere questo genere di attività)» e «che alcune stazioni non sono sicure di poter aprire i propri impianti dal mese di dicembre al mese di marzo. Viene lamentato anche il fatto che «alcune località non dispongono di infrastrutture ricettive (esercizi pubblici e pernottamenti), adeguate ad accogliere scolaresche (settimana bianca), associazioni sportive, gruppi ricreativi». Altro elemento critico, per gli interroganti, il fatto che «diverse scolaresche chiedono la deroga per poter effettuare la settimana bianca al di fuori dei confini cantonali» nonostante una mozione (Ghisolfi) approvata dal Gran Consiglio «obbligherebbe allo svolgimento delle settimane bianche in Ticino». L'interrogazione punta il dito anche contro il fatto che nonostante «il corretto approccio in materia di destagionalizzazione, sono ancora fortemente dipendenti dell’attività invernale dove i ricavi sono attorno all’80%». In questo quadro ritengono di «dover necessariamente rivedere l’attuale impostazione del contributo che viene limitato all’attività di manutenzione degli impianti, senza che venga minimamente presa in considerazione una valutazione tramite il raggiungimento di obiettivi misurabili, grazie a indicatori espliciti».

«Quanti giorni di apertura hanno potuto garantire?»
Nel ribadire l'importanza della «certezza dell'offerta» sottopongono al Consiglio di Stato diverse questioni. Tra queste, conoscere «quanti giorni di apertura hanno potuto garantire le dodici stazioni sciistiche ticinesi» e sapere se «nei giorni di apertura degli impianti sciistici, quanti singoli impianti di ogni stazione erano aperti rispetto all’apertura totale del comprensorio». I firmatari chiedono anche «quante stazioni sciistiche hanno ottenuto la deroga per potere svolgere la settimana bianca fuori Cantone e quante sono state le settimane effettivamente svolte in Ticino». Ma anche «quanto sono costate le settimane bianche effettuate fuori Cantone».

«Ci vuole la certezza dell'offerta» - Poi un punto chiave, che pone una questione economica in vista del prossimo stanziamento di contributi: «Accanto al tema della destagionalizzazione delle stazioni, il Consiglio di Stato non ritiene di dover inserire, in vista del prossimo credito quadro, un ulteriore elemento di valutazione, ovvero la capacità della stazione turistica di avere una certezza dell’offerta?».

Certezza dell'offerta che dovrebbe essere misurata, nell'opinione dei firmatari, sulla «presenza di un sistema di innevamento artificiale, di una ristorazione adeguata, di strutture ricettive nella zona del comprensorio e di altre offerte complementari (quali infrastrutture sportive al chiuso, piscine coperte, pareti d’arrampicata, palestra, eventi culturali, ecc.), garanzia di apertura dall’8 dicembre (Festa dell’Immacolata) al 19 marzo (San Giuseppe)».

«Quale è il rapporto tra contributi pubblici e ricavi generati dalle stazioni sciistiche?».
Per i tre deputati, inoltre, bisognerebbe «estendere il contributo per la gestione corrente anche alle stazioni sciistiche “minori”». Chiedono anche al CdS «in vista del prossimo credito quadro» una «visione più estesa del tema degli impianti a fune, senza che sia limitato alla sola manutenzione ordinaria, ma che rientri in un concetto di sviluppo economico delle regioni periferiche secondo il principio “Città Ticino – Città alpina”».

Viene anche chiesto quale sia «il rapporto tra contributi pubblici ricevuti e ricavi complessivi generati per ciascuna stazione sciistica».


Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali