A sei mesi dalla sua seconda inaugurazione, la scultura dedicata a Satoshi Nakamoto è stata ritrovata gravemente danneggiata questa mattina.

LUGANO - La statua dedicata a Satoshi Nakamoto, il misterioso inventore di Bitcoin, collocata presso il Parco Ciani di Lugano, è stata di nuovo vandalizzata. Lo riferisce domenica sera in un comunicato la Fondazione Plan B.
Nel documento si legge che alcune immagini circolate nelle ultime ore sui social media mostrano l'opera - realizzata con ben 61 strati di lamelle metalliche - nuovamente danneggiata, in modo grave, nel suo corpo centrale. Il collettivo Satoshigallery, la cui fondatrice Valentina Picozzi è autrice dell’opera, ha commentato l’accaduto con poche, significative parole: «You can bend the steel, but not its meaning» (Si può piegare l'acciaio, ma non il suo significato).
Si tratta del secondo atto vandalico subito dall'opera in meno di 12 mesi. Il primo risale alla notte tra l'1 e il 2 agosto 2025, quando ignoti avevano rimosso la statua dalla sua precedente collocazione presso la Foce e l'avevano gettata nel lago Ceresio, da dove era stata recuperata in frammenti dai subacquei del Salvataggio Lugano.
Quell'episodio aveva generato una mobilitazione di estremo rilievo - oltre 1.300 firme in una petizione pubblica, un'eco mediatica globale con più di 60.000 persone coinvolte attraverso 10.000 conversazioni su tutti e cinque i continenti - e si era concluso con un gesto di resilienza: il 24 ottobre 2025, durante la quarte edizione del Plan ₿ Forum, l'artista Valentina Picozzi aveva reinaugurato personalmente la nuova versione dell'opera nel Parco Ciani, riparata a proprie spese con la tecnica del kintsugi.
Statua di Satoshi Nakamoto: storia e significati - Donata originariamente al Municipio nell’ottobre del 2024, la statua di Satoshi Nakamoto a Lugano è la prima di una serie pianificata di 21 installazioni nel mondo per celebrare i valori di decentralizzazione, privacy e libertà incarnati da Bitcoin. Dopo Lugano, altre opere sono già state collocate in luoghi iconici come El Zonte in El Salvador, Tokyo e Hanoi, diventando in ciascun contesto attrazioni per visitatori e appassionati da tutto il mondo.
Tra i sostenitori più attivi della campagna di ripristino del 2025 figuravano personalità di primo piano dell'ecosistema Bitcoin internazionale, tra cui Paolo Ardoino, CEO di Tether, Adam Back, CEO di Blockstream - citato nel White Paper originale di Satoshi Nakamoto - e Samson Mow, CEO di JAN3, ma anche comuni cittadini. Come spiegò la stessa Picozzi in occasione della seconda inaugurazione: «Abbiamo deciso di ripararla perché ogni volta che Bitcoin viene attaccato, è necessario dimostrare che c'è forza, all'interno della comunità».
Questo secondo atto vandalico, avvenuto a distanza di soli sei mesi, solleva diversi interrogativi sul significato simbolico di un gesto che - indipendentemente dalle intenzioni di chi lo ha compiuto -, non fa tuttavia altro che tradursi nell'ennesima opportunità di visibilità per i valori che la statua incarna e per la Città di Lugano.
Le prime parole della Fondazione Plan ₿ attraverso il Direttore Scientifico Denis Roio - «Colpire qualsiasi opera d'arte significa impoverire la città. Le idee si discutono, si criticano, si contrastano apertamente; il vandalismo è autolesionista per tutti, per chi propone e per chi critica», ha dichiarato Denis Roio, noto nel mondo cypherpunk con lo pseudonimo di Jaromil ed esperto di crittografia applicata e identità digitale decentralizzata, nominato lo scorso marzo quale Direttore Scientifico della Fondazione Plan ₿ di Lugano, dopo esperienze comparabili presso istituzioni pubbliche a Barcellona, Amsterdam e in altri contesti europei.
«Nel caso ripetuto contro la statua di Satoshi Nakamoto - ha proseguito Roio - c’è un ulteriore impoverimento: quello di ridurre il suo significato a vessillo di una fazione. L'opera di Valentina Picozzi è importante per Lugano poiché ricorda ai giovani che il futuro non appartiene solo a chi detiene il potere ed usa la violenza, ma anche a chi sa immaginarlo e costruirlo con intelligenza, studio, immaginazione e coraggio».
«La Fondazione Plan ₿ - ha concluso l’esperto - si pone come obiettivo proprio quello di mettere in atto le lezioni di Bitcoin come strumento di libertà, trasparenza, capacità di adattamento, autonomia, custodia di valore e difesa dalla censura. Per questo non ci limiteremo a difendere questa come ogni altra opera d’arte, ma lavoreremo affinché la città offra sempre più spazio a chi si riconosce in questi valori».