CANTONE

Scarti vegetali, una gestione che suscita interrogativi

Numerosi granconsiglieri chiedono lumi tramite un'interpellanza

(Depositphotos (Volha_Ushanava))
18 aprile 2026
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(fonte: Sara Beretta Piccoli e cofirmatari)

BELLINZONA - Un’interpellanza presentata al Consiglio di Stato solleva interrogativi sulla gestione degli scarti vegetali in Ticino, denunciando una presunta incoerenza tra gli obiettivi ambientali dichiarati e le pratiche adottate da diversi Comuni.

L’atto parlamentare, firmato da Sara Beretta Piccoli e cofirmato da 14 deputati di diverse aree politiche, prende spunto anche da un approfondimento da noi pubblicato lo scorso 16 aprile.

Secondo quanto emerso, non solo Lugano, ma anche Ascona, Locarno, Riviera, Monteceneri, Gordola, Cugnasco-Gerra e Tenero-Contra smaltiscono oltre Gottardo gli scarti vegetali raccolti sul proprio territorio.

Nel complesso, gli otto Comuni interessati invierebbero annualmente circa 5’590 tonnellate di materiale verde verso impianti situati a Landquart. Una pratica che, secondo i firmatari dell’interpellanza, contrasterebbe con gli obiettivi climatici federali e cantonali, oltre che con le indicazioni del Piano di gestione dei rifiuti del Canton Ticino 2026–2030.

Il meccanismo si baserebbe su una rete di raccolta locale: alcune aziende ticinesi mettono a disposizione piazze di raccolta, dalle quali il materiale viene poi trasferito oltre Gottardo. Questo sistema consentirebbe ai Comuni di affidare il trattamento finale fuori cantone, pur partendo da una raccolta effettuata sul territorio ticinese.

Dal punto di vista ambientale, l’interpellanza evidenzia l’impatto del trasporto su gomma. Per movimentare le 5’590 tonnellate di scarti sarebbero necessari circa 254 viaggi in camion, per un totale di oltre 35’000 chilometri percorsi e circa 36 tonnellate di CO₂ emesse ogni anno. Un singolo autocarro, si legge, può trasportare circa 22 tonnellate di materiale con un consumo medio di almeno 35 litri di gasolio ogni 100 chilometri.

Tra i dati riportati: Lugano conferirebbe circa 1’400 tonnellate annue, Locarno 1’000, Ascona 960, Gordola 460, Cugnasco-Gerra 600, Monteceneri 420, Riviera 400 e Tenero-Contra 350.

I firmatari sottolineano come esistano impianti di trattamento in Ticino nel raggio di circa 20 chilometri dai Comuni coinvolti. Un utilizzo di queste strutture permetterebbe, secondo l’interpellanza, di ridurre significativamente le emissioni di CO₂, limitare il traffico pesante e favorire l’economia locale.

Alla luce di questi elementi, l’atto parlamentare chiede al Consiglio di Stato chiarimenti su diversi punti: l’eventuale coinvolgimento di altri Comuni in pratiche analoghe, il volume complessivo degli scarti esportati oltre Gottardo, e il numero di enti locali che invece adottano criteri conformi agli obiettivi di sostenibilità.

Tra le questioni sollevate anche il ruolo del Cantone nel garantire il rispetto delle strategie climatiche e la possibilità di introdurre linee guida più vincolanti per i bandi pubblici. Viene inoltre chiesto quanti impianti di trattamento conformi siano attualmente operativi in Ticino e se siano già in corso valutazioni per il prossimo aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti.

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