SVIZZERA

Aveva legami con l'Isis: confermati i 20 anni di esplusione

L'uomo aveva impugnato la decisione di fedpol davanti al TAF che ne ha respinto il ricorso

(Deposit Photos)
14 agosto 2026
|
(fonte: TAF)
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

SAN GALLO - Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato l'espulsione dalla Svizzera di un cittadino della Macedonia del Nord ritenuto una minaccia per la sicurezza del Paese. L'uomo, accusato di essersi radicalizzato, di sostenere l'ideologia dello Stato islamico (Isis) e di averne diffuso i contenuti sui social media, non potrà rientrare in Svizzera e Liechtenstein per 20 anni.

L'uomo era arrivato in Svizzera nel 2014, dove aveva ottenuto un permesso di soggiorno valido fino al 2020, poi non rinnovato. È sposato con una cittadina kosovara e ha tre figli. La moglie e i figli sono titolari di permessi di soggiorno permanenti in Svizzera.

Nel 2022, sulla base delle proprie indagini, l'Ufficio federale di polizia (Fedpol) aveva disposto l'espulsione dell'uomo. Secondo quanto emerso, il cittadino macedone si sarebbe radicalizzato e avrebbe aderito all'ideologia dell'organizzazione terroristica Isis, contribuendo anche a diffonderla attraverso i social network.

Le autorità avevano inoltre accertato stretti contatti con persone vicine all'ambiente jihadista-salafita, alcune delle quali si sarebbero recate in zone di combattimento. L'uomo avrebbe inoltre fornito sostegno all'Isis, anche attraverso aiuti logistici e finanziari.

Oltre all'espulsione, Fedpol aveva quindi disposto un divieto di ingresso in Svizzera e Liechtenstein della durata di 20 anni e l'iscrizione nel Sistema d'informazione Schengen. L'interessato aveva impugnato la decisione davanti al Tribunale amministrativo federale.

«Una minaccia per la sicurezza»
Il TAF ha ora respinto il ricorso, ritenendo che Fedpol abbia sufficientemente chiarito i fatti rilevanti e applicato correttamente la legge. Secondo i giudici, sulla base degli atti disponibili, l'uomo rappresenta effettivamente una minaccia per la sicurezza interna ed esterna della Svizzera. L'espulsione e il divieto d'ingresso sono pertanto stati ritenuti giustificati e proporzionati.

Sul caso è inoltre pendente un procedimento penale presso la Procura generale. Il Tribunale amministrativo federale ha precisato che il procedimento penale segue criteri e finalità differenti rispetto a quello amministrativo. Di conseguenza, il giudice penale non è vincolato dalle valutazioni espresse da Fedpol o dal BVGer.

La separazione dalla famiglia
Nel valutare la proporzionalità del provvedimento, il Tribunale ha preso in considerazione anche il diritto dell'uomo al rispetto della vita familiare. L'espulsione comporta infatti la separazione dalla moglie e dai tre figli, una conseguenza che il BVGer riconosce come un'ingerenza nella vita familiare.

Tuttavia, secondo i giudici, non viene compromesso il nucleo essenziale di questo diritto. L'uomo vive attualmente in Macedonia del Nord e la sua famiglia può raggiungerlo per delle visite e mantenere i contatti.

La sentenza è definitiva e non può essere impugnata davanti al Tribunale federale.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali