Il procuratore ha sottolineato che le pene inflitte dal Tribunale distrettuale di Zurigo erano state decisamente troppo miti.
ZURIGO - Nel processo d'appello a carico dell'ex vertice di Raiffeisen Pierin Vincenz, la Procura di Zurigo ha avanzato giovedì richieste di pene severe. Nel quarto giorno di udienza davanti al Tribunale cantonale, il procuratore Marc Jean-Richard-dit-Bressel non ha usato mezzi termini nei confronti di Vincenz e del suo socio in affari Beat Stocker.
L'accusa non si è limitata a confermare le richieste già formulate quattro anni fa davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo: per entrambi gli imputati, il procuratore chiede una pena detentiva di sei anni da scontare senza condizionale.
Secondo l'accusa, Vincenz e Stocker si sarebbero arricchiti illecitamente attraverso «partecipazioni occulte» in società poi cedute alla banca Raiffeisen o alla società di carte di credito Aduno, realtà in cui Stocker ricopriva il ruolo di direttore generale e Vincenz quello di presidente del consiglio di amministrazione. Grazie a questo schema, i due avrebbero intascato profitti per milioni di franchi.
In aggiunta, avrebbero fatto passare spese private - tra cui serate in cabaret e strip club - come costi di lavoro, imputandole alle rispettive aziende.
«Decisamente troppo miti»
Il procuratore ha definito le pene inflitte in primo grado dal Tribunale distrettuale di Zurigo come del tutto insufficienti. Nel mirino, in particolare, la scelta della precedente istanza di applicare sanzioni pecuniarie separate e con la condizionale per le spese private contestate.
L'accusa ha invece sollecitato l'irrogazione di un'unica pena detentiva complessiva, ritenendo i reati legati alle spese strettamente connessi alle partecipazioni occulte al centro del processo.
Nel 2022, il Tribunale distrettuale aveva condannato Vincenz a 3 anni e 9 mesi di detenzione senza condizionale, mentre Stocker aveva ricevuto una pena di 4 anni.
Oltre ai due imputati principali, sono a giudizio altri uomini d'affari accusati di aver preso parte alle operazioni societarie illecite, per i quali la Procura chiede pene più contenute. Anche in questo caso, tuttavia, l'accusa ritiene che le sentenze di primo grado siano state eccessivamente clementi.