SVIZZERA

Multimilionario vuole che l'ex moglie torni al lavoro: ricorso respinto

La sentenza conferma l’eccezione all’obbligo di lavoro per l’ex coniuge in caso di lunga assenza dal mercato e ruoli definiti in famiglia.

(Deposit Photos)
7 luglio 2026
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(fonte: Sonntagsblick)
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LOSANNA - Dopo una separazione durata quasi dieci anni, il Tribunale federale di Losanna è stato chiamato a decidere se l'ex moglie di un facoltoso imprenditore svizzero dovesse rientrare nel mondo del lavoro per mantenersi. La risposta dei giudici di Losanna è stata negativa. L'uomo, presente nella classifica dei 300 svizzeri più ricchi della rivista Bilanz, dispone di un patrimonio stimato in diverse centinaia di milioni di franchi. La coppia è rimasta sposata per decenni e ha avuto figli, ormai adulti. Lo riporta la Sonntagsblick.

Dopo la separazione, avvenuta quando il marito aveva comunicato alla moglie di avere una nuova compagna, il tribunale cantonale aveva fissato un contributo di mantenimento di circa 25'000 franchi al mese a favore della donna. Una decisione che non ha soddisfatto nessuno dei due: lei riteneva la somma insufficiente, mentre lui chiedeva una riduzione. L'ex moglie sosteneva che l'importo non fosse in linea con il tenore di vita mantenuto durante il matrimonio, caratterizzato da una villa sul lago, auto di lusso, motoscafi e vacanze in jet privato. Il marito, invece, riteneva che la donna dovesse cercare un impiego oppure che le venisse attribuito un reddito ipotetico, così da diminuire il mantenimento. I giudici cantonali avevano però escluso questa possibilità. Durante il matrimonio, infatti, i ruoli erano stati ben definiti: la moglie si era occupata della casa e della crescita dei figli, rinunciando alla propria carriera professionale. Inoltre, dopo molti anni lontana dal mercato del lavoro, senza aggiornamenti professionali e a un'età ormai avanzata, le sue prospettive occupazionali sarebbero state limitate a impieghi poco qualificati, ad esempio nel settore delle pulizie. Secondo il tribunale cantonale, un'attività di questo tipo non sarebbe stata adeguata alla situazione concreta della donna e, soprattutto, il reddito ottenibile sarebbe stato marginale rispetto alle disponibilità economiche della coppia.

Ricorso respinto
Il marito ha quindi presentato ricorso al Tribunale federale, sostenendo che la giurisprudenza prevede, in linea di principio, l'obbligo per il coniuge che non ha mai lavorato di intraprendere un'attività lucrativa. A suo avviso, la moglie avrebbe potuto lavorare già durante il matrimonio, anche assumendo una tata, e avrebbe potuto guadagnare tra i 5'000 e gli 8'000 franchi al mese.

Il Tribunale federale ha tuttavia confermato la decisione cantonale. Pur ricordando che, di norma, il coniuge economicamente inattivo deve cercare un impiego dopo la separazione, i giudici hanno precisato che esistono eccezioni. In particolare, quando il matrimonio è durato molti anni, vi è stata una chiara divisione dei ruoli familiari e uno dei partner ha sacrificato la propria carriera per occuparsi della famiglia, mentre l'altro ha potuto dedicarsi pienamente alla propria attività professionale.

Per questi motivi il ricorso del marito è stato respinto, così come quello della moglie che chiedeva un assegno più elevato. Le spese processuali, pari a 40'000 franchi, saranno suddivise in parti uguali tra i due. Nessuno degli ex coniugi ha voluto commentare pubblicamente la sentenza.

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