La storia di Camille riaccende il dibattito sull’accesso alle indennità per le vittime di gravi traumi.
CRANS-MONTANA - La vita di Camille si è fermata il 1° gennaio 2022. Arrivata a Crans-Montana nel settembre 2021, aveva raggiunto la sua migliore amica Cyane per lavorare come cameriera al bar Le Constellation. Le due giovani donne, originarie di Sète, nel sud della Francia, erano legate da un’amicizia profonda: si conoscevano da quindici anni e vivevano insieme nella località turistica.
Il soffitto prende fuoco...e si scatena il panico
Come ricostruito da 24 Heures, la sera della tragedia, Camille e il compagno si recano al locale per augurare buon anno a Cyane, impegnata al piano superiore. Jessica Moretti chiede alle due amiche di dare una mano a servire sedici bottiglie di champagne ordinate al piano inferiore. Poco dopo, mentre Camille vede passare Cyane con il casco in testa, il soffitto prende improvvisamente fuoco, scatenando il panico.
Nel caos che segue, il compagno riesce a trascinarla verso la scala. Camille cade a terra e viene calpestata dalla folla in fuga. «Mi sono vista morire. Mi sono coperta il viso con le mani, non sentivo più le gambe, ero paralizzata», racconta. L’uomo, con una mano gravemente ustionata, riesce a raggiungerla e la trascina fino all’uscita. Solo una volta all’esterno, si accorgono che Cyane è rimasta dentro. Lui tenta di tornare per salvarla, ma il fumo glielo impedisce.
«Una vera scena di guerra»
Sotto shock, Camille assiste ai tentativi di rianimazione dell’amica e la vede morire. «Era una vera scena di guerra: volti e corpi ustionati, odori che non dimenticherò mai. Da quel giorno non riesco ancora a rendermi conto di ciò che è accaduto.»
Trasportata al pronto soccorso di Martigny, le viene diagnosticata un’ustione di secondo grado alla mano, una costola fratturata, diversi ematomi e una contusione al ginocchio. Tuttavia, non viene sottoposta ad accertamenti approfonditi. Consapevole della pressione sugli ospedali, rifiuta il ricovero. Due giorni dopo si reca all’ospedale di Sion per una pulizia chirurgica della ferita in anestesia locale e continua le cure fino ad aprile. Ancora oggi non ha recuperato completamente la mobilità della mano. Successivi esami hanno inoltre evidenziato che la costola fratturata avrebbe potuto perforare un polmone.
Il disturbo post-traumatico da stress
Secondo la sua psichiatra, soffre di disturbo post-traumatico da stress. Rivive continuamente le immagini della morte di Cyane; soffre di ansia, claustrofobia e insonnia, tanto da dover assumere farmaci per dormire.
Anche la casa in cui vive le ricorda costantemente il trauma, trovandosi accanto a quella dell’amica scomparsa. «Vorrei trasferirmi, ma non posso permettermelo. Non riesco nemmeno a elaborare il lutto», confessa.
Nonostante il Vallese abbia stanziato 10'000 franchi per le famiglie delle vittime e per i feriti ricoverati almeno una notte, e la Confederazione abbia previsto un contributo straordinario di 50'000 franchi, Camille ne è esclusa, perché curata esclusivamente in regime ambulatoriale.
I suoi avvocati, Robert Assaël e Saskia Ditisheim, denunciano criteri «incompleti e fonte di disparità di trattamento». «Il trauma psicologico, spesso più grave e duraturo delle lesioni fisiche, non viene considerato. Né si tiene conto delle difficoltà economiche causate dalla tragedia». Essendo stata licenziata e ancora senza alcun sostegno finanziario, Camille continua a sentirsi abbandonata.