VAUD

Consegne fino alla porta per evitare i furti: il caso del postino licenziato arriva a Berna

Il provvedimento ha suscitato nelle scorse settimane forte indignazione spingendo due deputati a presentare altrettante interpellanze al Consiglio federale: «Un livello di sorveglianza ingiustificato».

(Archivio Ti-press/Tamedia AG-Odile Meylan)
17 giugno 2026
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(fonte: 24Heures)
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LOSANNA - Il caso del postino vodese licenziato dopo 42 anni di servizio per non aver seguito le direttive ufficiali, preferendo modalità di consegna da lui ritenute più attente e di maggiore qualità, è arrivato fino a Berna.

Il 60enne, lo ricordiamo, consegnava i pacchi salendo ai piani anziché lasciarli nell’atrio dei condomini, per ridurre il rischio di furti. Una scelta dettata dalla buona volontà, ma considerata una perdita di tempo dall’azienda, che ha portato al licenziamento.

Il caso arriva fino a Berna
Il provvedimento ha suscitato nelle scorse settimane forte indignazione non solo nel canton Vaud, ma in tutta la Svizzera, spingendo due deputati a presentare altrettante interpellanze al Consiglio federale per fare chiarezza.

"La Poste vuole robot o postini?" è il titolo dell’atto parlamentare inoltrato dal vodese Pierre-Yves Maillard, consigliere agli Stati per il PS. «Sono rimasto scioccato, come molte persone, leggendo questa storia», ha dichiarato a 24Heures. «Non si può licenziare qualcuno dopo 42 anni di servizio che, per coscienza professionale, portava i pacchi ai piani per evitare furti. Si trova una soluzione. Certo, i postini devono rispettare le direttive, ma bisogna lasciare loro un margine di manovra. Altrimenti, e vale per qualsiasi azienda, si uccide la motivazione delle persone».

Un controllo troppo maniacale?
Un’interpellanza simile è stata presentata anche dal consigliere nazionale Benoît Gaillard (PS). In entrambi i documenti emerge una questione centrale: «Come fa La Posta a sapere se un postino sale le scale del condominio per consegnare i pacchi oppure li lascia all’ingresso?». Da qui nasce un secondo interrogativo: «Quale sistema di controllo è stato adottato per verificare il comportamento dei postini e quali sono i costi?». Secondo i due deputati, si tratterebbe di un livello di sorveglianza ingiustificato.

«Come parlamentare mi rivolgo al Consiglio federale, che è l’autorità di vigilanza della Posta», prosegue Maillard. «Considerato il danno d’immagine, parto dal presupposto che le autorità cercheranno una soluzione diversa dal licenziamento. Sono stato consigliere di Stato con migliaia di persone sotto la mia responsabilità: so che queste situazioni delicate possono essere risolte in modo umano».

La Posta: «Nessun monitoraggio ossessivo»
In attesa delle risposte del Consiglio federale, La Posta ha smentito l’esistenza di un monitoraggio ossessivo dei propri dipendenti, come denunciato dai due deputati. «L’azienda non controlla né i percorsi né le diverse fermate dei postini durante il servizio» e non dispone di «alcun sistema di sorveglianza di questo tipo». Durante la consegna di pacchi o raccomandate «vengono generate solo le informazioni di scansione, come avviene abitualmente nel settore».

Il gigante giallo, nella presa di posizione riportata dal quotidiano romando, sottolinea inoltre che è «sbagliato affermare che dei dipendenti vengano licenziati perché troppo gentili con i clienti». Ricorda infine che il licenziamento è un evento eccezionale e avviene solo «quando le direttive concordate non vengono rispettate in modo duraturo nonostante molteplici colloqui».

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