TECNOSTALGICO

Il Mulo più coccolato del web

Il progetto eMule nasce il 13 maggio 2002, grazie al programmatore tedesco Hendrik Breitkreuz, un software gratuito e open-source per scaricare contenuti…

(© Depositphotos)
4 gennaio 2026
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Il progetto eMule nasce il 13 maggio 2002, grazie al programmatore tedesco Hendrik Breitkreuz, conosciuto come Merkur. Per coloro che non lo conoscono, ‘il Mulo’ è un software gratuito e open-source di tipo peer-to-peer per Windows (e derivati) che permette agli utenti di condividere e scaricare file (musica, film, documenti ecc.) direttamente dai computer degli altri utenti, senza passare per server centrali…

Ma che ne sanno, i giovani d’oggi, di quando per ascoltare i nostri artisti preferiti o guardare film, bisognava guadagnarselo con ore e ore di attesa e varie delusioni: altro che Spotify o Netflix! I ragazzi oggi non vogliono lavorare, vogliono tutto e subito! Mancava, in effetti, in questa rubrica, un’introduzione autenticamente tecnostalgica vagamente cyberboomer, ma se c’è un aspetto della nostra vita tecnologica che negli ultimi anni, con l’affermarsi delle piattaforme di streaming, è radicalmente cambiato è proprio quello della fruizione di contenuti audio e video: ti abboni e guardi o ascolti tutto quello che vuoi.

Come si faceva una volta

Ma come facevamo una volta, diciamo nella prima metà degli anni Duemila, quando i cd costavano un occhio della testa e i film (la moda delle serie non era ancora arrivata) li vedevi solo al cinema o quando passavano in tv? Diciamolo chiaramente: con la pirateria. Facciamo una doverosa premessa: la pirateria audiovisiva, eludendo il pagamento dei diritti d’autore, crea un danno enorme ai lavoratori del settore, dagli artisti e autori, fino alle case di produzione e ai loro dipendenti. Eppure, sfido chiunque di voi, miei dodici lettori, ad ammettere che per le vostre mani non è mai passato un file MP3 o un DivX, e se ora vi sentite in colpa, tranquilli: siete in ottima compagnia. La storia della copia pezzotta è popolata da varie figure tecnologiche, da Napster a Kazaa, ma, prima dell’avvento dei Torrent, l’indiscusso protagonista era il Mulo più amato e a volte odiato del Web, portatore di prezioso materiale audiovisivo e anche di qualche (frequente) fregatura: eMule.

eMule era, sostanzialmente, un software di file sharing peer-to-peer, ovvero, per chi non mastica il tecnostalgichese, un programma di condivisione di file fondato non sullo scaricamento da server centrali, ma su scambio e condivisione fra utenti: tu mettevi a disposizione alcuni tuoi file e scaricavi quelli messi a disposizione da altri utenti. Un sistema che, in sé, sarebbe legale nel momento in cui si trattasse di scambiarsi file personali, opere di pubblico dominio e, in generale, materiale la cui diffusione è consentita: il problema è che, su eMule, si scaricavano soprattutto discografie intere di artisti e film, dunque la responsabilità ricadeva non sugli autori del programma, ma sui singoli utenti, in tempi in cui, tuttavia, era ancora difficile risalire alla loro reale identità.

Tempi d’attesa biblici

Il Mulo aveva un funzionamento molto semplice: ci si connetteva a dei server (fra i quali ricordiamo il famoso Razorback), sostanzialmente elenchi di utenti che condividevano i file, si cercava ciò che interessava e ci si cliccava sopra per il download. E a quel punto, si accendeva un cero, perché, cari miei, non era un click e via: ci si doveva mettere in coda insieme ad altre migliaia di utenti che stavano scaricando lo stesso file, con tempi di attesa che potevano andare da alcuni minuti a diverse ore. Chi di noi non ha lasciato il pc acceso la notte per finire di scaricare (sempre illegalmente, ricordiamolo) la trilogia completa del Signore degli Anelli o la discografia dei Metallica? E se il server cadeva, o l’utente-fonte spegneva il pc, erano sonore imprecazioni: bisognava, spesso, ricominciare tutto da capo. Per evitare di perdere le giornate, bisognava impostare le porte del router, ovvero dirgli “eMule è sicuro, fai passare i dati”, in modo da ottenere il tanto ambito “Id Alto”, quella condizione per cui si poteva scaricare più in fretta. Inoltre, condividere un alto numero di file dava dei crediti che facilitavano il download: ragion per cui in tanti condividevano interi hard disk, incluse le foto di famiglia o la lista della spesa.

Le fregature

Veniamo ora a uno degli aspetti più noti, e divertenti, di eMule, quello che tutti, in fondo, state aspettando: i file fake. Era infatti un vizio diffuso fra gli utenti quello di condividere file, in genere film, con nomi che, diciamo, non rispecchiavano il contenuto e che, una volta scaricati, riservavano sorprese spiacevoli o piacevoli a seconda dei punti di vista. Nel peggiore dei casi, i file erano infetti da virus informatici, di quelli belli di una volta che ti distruggevano l’hard disk per il puro gusto di farlo. Nell’ipotesi migliore, invece, si trattava di contenuti pornografici: cercavi Biancaneve e i sette nani e, al momento di cliccare play, ti rendevi conto che si trattava invece dell’intramontabile versione hard Biancaneve sotto i nani (esiste davvero, giuro). Il che, per i cultori del genere, poteva anche essere un piacevole diversivo, ma diventava imbarazzante quando scaricavi un film per amici e, soprattutto, parenti e lo masterizzavi su un cd senza averlo preventivamente verificato (ciò che è accaduto al sottoscritto con la propria morosa dell’epoca, con Le Crociate che erano un tipo di battaglia, diciamo, un po’ diversa da quella che ci si immagina). I più esperti potevano però verificare già in fase di download il nome dei vari file collegati, e rendersi conto dell’inghippo, o scaricare solo l’inizio e far partire un’anteprima.

L’epilogo

Che ne è stato di eMule? È andato in pensione, come accennato, con la diffusione dello streaming, perché è decisamente più comodo pagare 10-15 franchi e guardare o ascoltare tutto legalmente e immediatamente. Ma vuoi mettere il fascino di aspettare 6 ore per scaricare un cartone animato Disney, con quel sottile brivido dato dal fascino del proibito e dalla possibile sorpresa zozzona finale?