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31.12.2022 - 18:40

Andreas Gysin e l’arte “cibernetica”

Mentre il nuovo anno è dietro l’angolo, il percorso dell’artista e designer ticinese racconta di un futuro che è già qua (per chi non se n’è accorto)

di Keri Gonzato / in coll. con Visarte Ticino
andreas-gysin-e-l-arte-cibernetica
© A. G.

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Nato nel 1975 a Zurigo, oggi vive e lavora a Lugano, nonostante la sua vita sia caratterizzata da numerosi viaggi e trasferte. Oltre alla sua produzione personale, Andreas appartiene al duo artistico Gysin-Vanetti. La sua pratica artistica si concentra principalmente su programmi, oggetti e installazioni cinetiche spesso interattive, con una forte attenzione al medium digitale.

La serie dedicata agli artisti di oggi, in collaborazione con Visarte Ticino, si conclude per questo 2022 in chiave "cibernetica". L’incontro tra tecnologia, realtà virtuali ed espressione artistica è una realtà molto forte nel mondo dell’arte contemporanea. Dallo scorso luglio Gysin si trova a Parigi per una residenza alla Cité Internationale des Arts: "La città è stata generosissima con me, soprattutto dal punto di vista lavorativo e degli incontri con altri creatori; la residenza volge al termine ma tornerò presto".

Il mondo NFT

Andreas inizia a usare il computer da ragazzo, "tutta colpa" di uno zio che gliene regala uno proprio a Natale. "Si trattava di un IBM, costoso ai tempi; tra l’altro, dopo tre minuti dall’accensione appariva un cursore lampeggiante, non c’erano mouse, menu, icone che ti aiutassero a navigare. Dovevi scrivere dei comandi per poter accedere ai file e aprire i programmi". Rimane folgorato da quella macchina che gli permette di fare un sacco di cose, come programmare, giocare, usare programmi di disegno: "Era l’epoca del pre-internet; i computer avevano poca memoria e dovevi cambiare i dischetti coi programmi per poter utilizzare nuove applicazioni". Andreas Gysin, che al liceo era stato bocciato in matematica, oggi la insegna – oltre ad altre materie – in alcune scuole di grafica in Svizzera. Morale della storia: non credere mai alle definizioni ed etichette limitanti. Oggi il nostro ‘geek’ – chi possiede un estremo interesse e una spiccata inclinazione per le nuove tecnologie, nda – ad alto tasso creativo è nel pieno del lancio di un NFT (ovvero i non-fungible token) di sua creazione. Un NFT è un bene digitale che può assumere la forma di arte, musica, oggetti di gioco, video e altro ancora. Vengono codificati, acquistati e venduti online, spesso con criptovalute. Il mercato degli NFT ha raggiunto i 41 miliardi di dollari nel 2021, cifra mostruosa che si avvicina al valore dell’intero mercato globale delle belle arti: "Per me si tratta di un modo come un altro di vendere e acquistare opere d’arte digitali, ho iniziato nel 2020 in piena pandemia quando il mondo dell’arte ha vissuto un reset con mostre ed eventi in pausa", spiega. "Questa modalità mi permette di proteggere le opere digitali con codici di identificazione unici". Per quanto riguarda il mondo delle cripto, però, Gysin è estremamente critico… "È un mondo torbido popolato da speculatori senza scrupoli e mi preoccupa vedere che Lugano gli abbia spalancato le braccia".


© A. G.
"Coded Selfies"

L’entità Gysin-Vanetti

Ma torniamo all’arte. LCD 1 è il nome della sua ultima creazione, lanciata in edizione limitata a fine novembre; ogni token NFT venduto è connesso, in questo caso, a un oggetto fisico sviluppato assieme a un ingegnere. "LCD 1 è un piccolissimo dispositivo autonomo", spiega il creatore. "Quando viene acceso, una sequenza di LED RGB viene visualizzata per mezzo secondo. Il contenuto scorre su uno schermo LCD e può essere visualizzato a schermo intero. Funziona con una batteria ricaricabile oppure tramite USB-C". Facile da comprendere? Non proprio direte, ma sappiate che gli intenditori hanno apprezzato accaparrandosi la serie limitata e gli LCD 1 sono già volati ai quattro angoli del globo verso i rispettivi acquirenti e collezionisti. Oltre alla ricerca individuale, Andreas appartiene al duo Gysin-Vanetti (tutti e due insegnano nelle scuole di grafica: Gysin all’ECAL e alla SUPSI, dove tengono anche un corso assieme). "Io e Sidi ci siamo conosciuti durante gli studi a Lugano e da allora collaboriamo", racconta. "Entrambi siamo interessati al design e alla creazione di oggetti e istallazioni cinetiche". Oltre a occuparsi di ricerca artistica pura, il duo crea soluzioni grafiche e design. "Uno dei lavori più recenti in Ticino è stata la progettazione dell’insegna di un bar nel nuovo campus USI/SUPSI. Abbiamo deciso di chiamarlo ‘5-0’ o ‘Cinque a Zero’ – che è il nome di un cocktail a base di Campari –, in onore della fabbrica di Campari che un tempo sorgeva proprio qui". L’insegna luminosa animata e altri dettagli minori giocano con le forme geometriche del bicchiere da cocktail: "All’inizio la nostra palestra sono stati gli spazi messi a nostra disposizione dal curatore Riccardo Lisi (oggi direttore di Visarte Ticino, nda) quando organizzava eventi di arte contemporanea a ‘La Fabbrica’ di Losone: ci ha lasciato carta bianca e abbiamo potuto provare di tutto, divertendoci ad abitare con le nostre creazioni i luoghi più insoliti, dai sottoscala ai gabinetti, proiettando sequenze video negli angoli bui".


© A. G.

Arte, codici e musica

Non è semplice comprendere la mente di un artista, ancora meno quella di un artista innamorato della magia dei codici… "La cosa più vicina alla composizione di sequenze digitali, che possono apparire su un display come immagini in continua evoluzione, è la musica", dice Andreas Gysin. I programmatori americani usano il termine flow state per definire lo spazio mentale sconfinato cui accedi quando entri in questa dimensione. "Quando entri nel flusso non ti rendi più conto che stai programmando: il mondo intorno a te scompare, e in quel momento la tua esperienza diviene simile al modellare la terracotta o a lisciare una superficie di legno con la carta vetrata. Sei completamente immerso nell’azione e la creazione emerge dall’inconscio". Andreas ammette di perdere regolarmente le redini del tempo, spaziando in altre dimensioni parallele ma, proprio da quel tempo senza tempo, ovviamente in ritardo, emerge con nuove visioni tra le mani.

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