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di Flavio Sala

Sandra Zanchi, un volto del popolo

Attrice dialettale, scrittrice, regista e autrice di brani musicali, a inizio aprile è diventata centenaria. Ma l’affetto del pubblico ancora la sorprende

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

"Al su mia cume i fà a regurdass ammò da mì dopo tanti ann, che in di cumedi disevi dumà dò paroll". Eppure è così, lei ci è rimasta nel cuore, con quel suo personaggio di verace donna del popolo (tutti abbiamo una conoscente o una parente che ce la ricorda). Dotata di una naturalezza meravigliosa nella recitazione, capace d’incarnare personaggi indimenticabili che vanno dall’eterna zia Teresa de Na famiglia da gent viscora, la madre capace di commuoverci di Yor Milano ne La röda la gira o la Romilda di Quattro bücer e ’na gazösa e Düü piocc da incurnisaa. Potrei continuare all’infinito, perché tante sono le commedie cui noi fan del dialetto siamo affezionati. Partendo dalla trasmissione radiofonica ‘La Domenica Popolare’ di Sergio Maspoli, Sandra approdò poi alla televisione interpretando copioni inizialmente dello stesso Maspoli, di Martha Fraccaroli e Vittorio Barino, passando per Fernando Grignola, Enrico Talamona senza dimenticare Francis Borghi.


© Ti-Press
Nel 2007 con Mariuccia Medici.

Una persona disponibile

Forse, per tornare a quanto da lei affermato, le sue non sono quasi mai state parti lunghissime e i ruoli da lei interpretati erano perlopiù secondari, – penso d’interpretare il pensiero comune dicendo che avrebbe meritato molto di più –, ma credo fermamente che Sandra Zanchi sia riuscita a trarre il massimo da questi personaggi, sublimandone il carattere e rendendoli spesso più accattivanti dei protagonisti stessi, catalizzando su di sé la simpatia e l’affetto del pubblico. Si dice spesso che l’importante non sia la quantità ma la qualità, e proprio quest’ultima nel suo caso non poteva passare inosservata, assieme all’immensa bravura mista a spontaneità – elemento indispensabile se si vuole recitare in dialetto – che l’hanno sempre contraddistinta e che le hanno permesso d’interpretare i ruoli più disparati.
Personalmente, la conobbi diversi anni fa in occasione della seconda stagione di Frontaliers nel 2011; volevo assolutamente che fosse lei a interpretare il ruolo della zia del Bussenghi (la mia ‘sia’); le telefonai, non avendo idea di come avrebbe reagito e, confesso, con non poca soggezione da parte mia. Nella mia testa erano ben presenti i personaggi dal carattere forte da lei interpretati ed ero convinto che Sandra fosse così anche nella realtà, invece mi trovai davanti una persona di una disponibilità e di una gentilezza incredibili: m’invitò ad andare a vedere un suo spettacolo – da anni è regista di una filodrammatica a Comano della quale è anche autrice dei testi – e io ci andai, le portai il copione dello sketch che avremmo interpretato insieme e lei si mostrò subito entusiasta di partecipare.

Ci vediamo in ‘dogana’...

Il giorno delle riprese si presentò puntualissima in auto sul set alla dogana di Brusata-Bizzarone; più diligente di noi, aveva studiato la parte e l’aveva imparata perfettamente. Per me fu un’emozione incredibile, stavo recitando assieme a un mio mito dell’infanzia e, inoltre, non era minimamente cambiata dall’ultima volta che l’avevo vista sullo schermo (erano passati circa dieci anni dalla sua ultima commedia televisiva); il piglio era lo stesso di allora e quando minacciò, da copione, di prendere a ombrellate il Bernasconi fu davvero difficile trattenere le risa. Dopo quel fugace incontro conclusosi felicemente, non ci perdemmo di vista come sarebbe potuto succedere, anzi diventammo ottimi amici. Ogni tanto andavo a trovarla e spesso ci si sentiva telefonicamente. Quando poi, una volta costituita la mia compagnia teatrale, fui finalmente pronto a lanciarmi nell’avventura della realizzazione della mia prima commedia dialettale, le proposi di recitare con me. Lei mi disse un po’ perplessa, che il numero di repliche la preoccupavano: "A gu ’na certa età, tal set", furono le sue parole. Il destino volle che ricevetti poi una sua telefonata proprio il giorno in cui persi mio padre. Mi aveva chiamato per salutarmi e per chiedermi come stavo, certo non si aspettava che le dessi una notizia del genere. Nonostante la situazione, e proprio perché sapevo quanto mio padre tenesse al fatto che mettessi in piedi la mia compagnia teatrale, mi feci coraggio e proposi di nuovo a Sandra di venire a recitare con me, e lei accettò. Per me fu un regalo bellissimo e fu anche l’inizio di un sodalizio durato cinque anni e due commedie dialettali. Sono felice e orgoglioso di avere calcato le scene e duettato spesso sul palco con questa grandissima attrice.

Alla prossima commedia

Sandra mi ha ripetuto più volte, riempiendomi di orgoglio e commozione, che La solita süpa e Un altro bel garbüi sono gli spettacoli in cui si è divertita di più, e che le ho fatto un regalo meraviglioso (l’ho già scritto sopra: il regalo meraviglioso lo hai fatto tu a noi). Tutti noi della compagnia abbiamo nelle orecchie l’applauso fragoroso ogni volta che la nostra Sandra entrava in scena. Al pubblico non sembrava vero di poterla vedere ancora a teatro con la solita verve e la simpatia di sempre, regalando quella sensazione incredibile che il tempo non l’avesse minimamente scalfita, semmai accresciuto l’entusiasmo per questa bravissima attrice. La stessa sensazione che ho provato oggi sentendola al telefono o due settimane fa quando, il giorno del suo compleanno, siamo andati a portarle dei fiori. È sempre la stessa grande donna, dotata di un grandissimo spirito è di un’energia incomparabili. In questi due anni di pandemia non è certo rimasta inattiva, ha scritto due copioni e sta per andare in scena con la sua filodrammatica con un suo copione. "A reciti anca una picula part", mi ha detto, e io non vedo l’ora di andare a vederla. Ancora tantissimi auguri cara Sandra, da parte mia, da parte della compagnia teatrale e da tutti quelli che ti vogliono bene (e sono tantissimi). Ta vöri ben. Anzi, tücc ta vörum ben.

ALLA RADIO E IN TV

Nella storia del teatro dialettale della Svizzera italiana, la RadioTelevisione della Svizzera italiana (ieri RTSI, oggi RSI) ha svolto un ruolo fondamentale, dando voce ai primi autori; tra questi Ulisse Pocobelli (Glauco), Enrico Talamona e l’indimenticato Sergio Maspoli (che fu il primo a scrivere anche per la TV) a cui subentrano, in radio, Fernando Grignola e, in televisione, Martha Fraccaroli e Vittorio Barino. La televisione ha inoltre formato un gruppo di attori dilettanti alle esigenze espressive del mezzo, col tempo diventati quasi icone popolari. Tra i più importanti Artemia Antognini, Ugo Bassi, Giuseppe Mainini, Mario Genni, Quirino Rossi, Mariuccia Medici, Annamaria Mion, Yor Milano, Diego Gaffuri, Leonia Rezzonico, Sergio Filippini, Nedo Fraccaroli. Alcuni di questi hanno poi a loro volta fondato proprie compagnie locali. Il dialetto è presente alla Radio Svizzera italiana fin dalla sua fase sperimentale: tra le prime realizzazioni radioteatrali, il 31 dicembre 1932, va in onda un bozzetto di Glauco, I maestran, per l’interpretazione del quale viene chiesta la collaborazione della Filodrammatica Delectando Beneficat di Chiasso, diretta da Giotto Cambi. È importante notare che, fino alla guerra, non esiste una netta distinzione tra radioattori che partecipano a recite (in diretta) in dialetto o in italiano. Anche taluni degli ospiti regolari, provenienti dall’ambito professionistico italiano, in quegli anni prendono parte alle realizzazioni dialettali (come Anna Carena e Giuseppe Galeati). Nonostante la predominanza del repertorio italiano, la RSI si sforza da subito di promuovere la produzione locale: i primi concorsi per testi radioteatrali (1934 e 1936) propongono anche una sezione "testi in dialetto". La produzione radioteatrale s’intensifica nel dopoguerra, con la creazione dell’appuntamento settimanale ‘La domenica popolare’: nato nel 1945 come pot-pourri di canti, poesie e sketch, sotto la guida (per quarant’anni) di Maspoli e poi di Grignola, diventa una sorta di vox populi, raccogliendo attorno al microfono, oltre agli attori citati, molti dilettanti che formeranno nel tempo una vera e propria compagnia. La Televisione della Svizzera italiana (TSI) produce (in studio) la prima commedia dialettale il 23 dicembre 1962 con Ol bagiöö di Maspoli (regia di Sergio Genni). Nel 1998 la decisione della TSI di sospendere queste recite di fine d’anno scatena una polemica che porterà alla creazione della TEPSI (Teatro popolare della Svizzera italiana), associazione dedita alla promozione del teatro dialettale, sotto la direzione artistica di Yor Milano; con questo nuovo ente la televisione coproduce alcune commedie. Oggi nella realtà svizzero-italiana sono piuttosto le Filodrammatiche la voce dialettale teatrale più viva, ma la produzione RTSI ha creato la sintesi e il modello di un genere popolare, nonché un repertorio enorme di testi.
(Contributo tratto da: Matteo Casoni/Pierre Lepori, Dizionario teatrale svizzero; Chronos Verlag, 2005)


© RSI
Sergio Maspoli (1920-1987) è stato drammaturgo e poeta. Sono oltre 1’500 le commedie da lui firmate, moltissime per la radio e la televisione.

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