Ambrì
5
Langnau
6
3. tempo
(2-1 : 0-5 : 3-0)
Lakers
6
Zurigo
5
3. tempo
(2-1 : 3-1 : 1-3)
Olten
5
Winterthur
0
fine
(0-0 : 2-0 : 3-0)
La Chaux de Fonds
7
Ticino Rockets
0
3. tempo
(1-0 : 5-0 : 1-0)
Kloten
6
GCK Lions
2
3. tempo
(2-0 : 2-1 : 2-1)
Visp
2
Zugo Academy
4
3. tempo
(1-2 : 1-0 : 0-2)
Turgovia
0
Sierre
3
3. tempo
(0-1 : 0-0 : 0-2)
patrizia-varini-preferisce-il-viola
© Ti-Press / Samuel Golay
+2
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
2 gior

Ricorrenze storiche. Era il 25 dicembre...

Secondo la tradizione è il giorno della nascita di Gesù. Una data, però, legata anche ad altri eventi che hanno fatto storia. Scopriamone alcuni
Ticino7
3 gior

Mastro Geppetto e Matteo Oliva

Non è San Giuseppe e nemmeno il personaggio uscito da un classico della letteratura per ragazzi. Ma i segreti del legno, lui, li conosce benone...
Ticino7
3 gior

‘Canto di Natale’. Un racconto di Giorgio Genetelli

‘E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porte, / lungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte’ (Francesco Guccini)
Ticino7
3 gior

Letterina (sotto l’albero) dal fronte

È partita come ‘influenza’, è diventata un tunnel fonte di scontri e di divisioni. Per fortuna è quasi Natale...
Ticino7
1 sett

Un mistero chiamato Phil Collins

Le ultime immagini che lo ritraggono (anche sul palco) mostrano tutte le difficoltà legate alla sua salute. Eppure rimane un genio del pop/rock mondiale
Ticino7
1 sett

La strategia del ‘revenge dress’ (metti il caso che...)

Giugno 1994: Carlo ammette l’infedeltà nei confronti della moglie Diana. Lei, di tutto punto, tira fuori dall’armadio l’abito della rivincita. Che colpo!
Ticino7
1 sett

Traffico e rumore. Quelli coi tubi in testa

Da Berna presto un giro di vite contro i veicoli rumorosi e gli stili di guida molesti. E in Ticino che si fa per arginare il fenomeno dei “tamarri”?
Ticino7
1 sett

Angélique Beldner: una questione di pelle?

Il percorso, a ritroso ma non solo, di una donna a cui oggi – nel 2021, in Svizzera – non è permesso essere come tante
Ticino7
1 sett

Quando l’emancipazione partì in bicicletta

Solo poco più di un secolo fa andare in bicicletta era considerato uno sport non adatto alle donne. Anzi, pericoloso...
Ticino7
1 sett

‘Gas a martello’ (tanto son tamarro)

Sono spesso giovani e vogliono trasgredire. Ok, ma certe cose oggi è meglio farle in un circuito automobilistico
Ticino7
2 sett

Bindu De Stoppani e le immagini che (s)corrono

Sceneggiatrice, regista e showrunner, cioè chi ‘fa correre’ l’intero processo di produzione di un telefilm. Ma ci sa fare anche con gli “affari di cuore”
Ticino7
2 sett

Ciò che il mondo separa, la poesia unisce

I versi di Francesca Matteoni e la grafica di Luca Mengoni per una raccolta poetica (curata da Fabio Pusterla) che racconta quello che sente il cuore
Ticino7
2 sett

Tra lui e lei: attraversamenti di genere e di vestiti

Uomini e donne non sono semplicemente “maschili” o “femminili”: sono molto di più. E allora si spiegano i fisici scolpiti, i toraci depilati e molto altro
Ticino7
2 sett

Radersi tra salute e consapevolezza, a ‘Movember’

Avete tempo sino alla fine del mese. Ma le buone cause, si sa, non hanno date e scadenze. Soprattutto quando parliamo di benessere, malattie e prevenzione
Ticino7
2 sett

L’ultima libertà dell’ultima cena

Nel nome del vostro bene e di quello dei vostri ospiti, mettete un bel cartello sulla porta di casa, con scritto: "Qui è vietato parlare di Covid’
Ticino7
3 sett

Dio salvi i punkinari! E le loro chitarre

C’è chi ha scritto che è morto nel 1977, altri pensano sia un modo di vivere e vedere il mondo che tiene ancora botta. Noi preferiamo parlare di musica
Ticino7
3 sett

Gli antivaccinisti al tempo del vaiolo (correva l’anno 1931)

“Il pro e il contro nella scienza sono (...) pesati e sempre soggetti a controllo. I controlli poi sono infiniti in una scienza pratica come la medicina”
Ticino7
3 sett

Disavventure Latine 8. Senza tejo, tornerò

Il caffè in Colombia è pessimo. Attenzione, non il caffè prodotto in Colombia, ma quello che bevono: “Il migliore rende troppo per non venderlo..."
Ticino7
3 sett

L’omosessualità di ieri (ma vista oggi)

Vale per tutto, pure con i film: per giudicare quanto siano ‘intelligenti’ andrebbero rivisti. Ma decenni dopo
Ticino7
4 sett

1821-2021: buon compleanno, maestro!

L’11 novembre si celebra il bicentenario della nascita dello scrittore e pensatore russo Fedor Dostoevskij, fra i capisaldi della letteratura mondiale
Ticino7
4 sett

Squid Game e il solito allarmismo di noi vecchi

Il ciclo dei media sulle mode giovanili è sempre lo stesso: non le capiamo, quindi decidiamo che son pericolose e ci mettiamo a sparare titoloni
Ticino7
1 mese

La Ficcanaso e l’eterno ritardo

Essere indietro su tutto, indiscriminatamente, è un’arte. Ma potrebbe anche essere una dote ereditaria
Ticino7
13.11.2021 - 10:380

Patrizia Varini preferisce il viola

Nella sua esistenza fatta di lavoro, passioni, hobby e viaggi i colori non mancano. Ma ce n’è uno che brilla e vibra sopra tutti gli altri...

Pubblichiamo l’editoriale apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Classe 1955, è la primogenita – con il suo gemello – di 6 fratelli e sorelle. È zia di 12 nipoti e 4 pronipoti. Per quasi 40 anni è stata docente di scuola elementare a Locarno, con una pausa negli anni Ottanta per gli studi universitari a Ginevra. In pensione ha scoperto il piacere di viaggiare, visitando la Nuova Caledonia, Cuba, le Hawaii, la California. Oltre al viola, i suoi hobby principali sono le escursioni nelle montagne ticinesi e la visita di città europee, sempre strettamente percorse a piedi. Dall’adolescenza è attiva come volontaria in molte associazioni locali, l’ultima delle quali Nez Rouge.

Di Pattiviola, o la Violetta (o ancora Violet, all’inglese) in molti non conoscono il vero cognome. È Varini, per la cronaca, ma da tempo è caduto in disuso a beneficio di una caratterizzazione cromatica che ne colora l’intero universo. A casa sua, a Minusio, viola sono le poltrone, viola il pc, viola il telefonino e gran parte dei mobili; viola la tinta delle pareti. Viola è anche la camera da letto (“Mi rilassa, anche se c’è chi pensa il contrario”), viola le posate, le tazze, i bicchieri, il bollitore, le penne, i tappeti, i quadri, le caffettiere, le trousse, la custodia per gli occhiali (e gli occhiali stessi). Viola sono gli abiti: maglioni, maglie, pantaloni, calze, scarpe, sciarpe e scialli. L’orologio e i braccialetti. Viola le giacche, in diverse tonalità, come l’appendiabiti, le borsette, le candele, le sedie, i vasi, gli orologi da parete, le tende. Viola è anche l’auto (quella attuale e le tre precedenti). “Per strada – dice – spesso la gente mi ferma, mi osserva, domanda, si informa. C’è chi tiene a dirmi che ha una figlia di nome Viola, chi mi chiede di scattare una foto di me con l’automobile, chi afferma che gli coloro la giornata. Una volta, in Italia, ci siamo fermati a bere qualcosa in un bar con sedie di tutti i colori. Un uomo occupava quella viola. Quando mi ha visto si è alzato immediatamente e mi ha ceduto la sedia: ‘Prego – ha sentenziato –, questa è la sua sedia’ ”.


© Ti-Press / Samuel Golay

Un invito all’identificazione

A Pattiviola non interessano le implicazioni psicologiche di quella che potremmo definire la sua “fissa”, o più semplicemente grande passione. Non le interessa il perché e il percome e dice di non aver intenzione di ricorrere all’ipnosi per capirlo. “Posso solo dire che è partita da lontano. Quarant’anni fa, con mia sorella, acquistavamo i capi bianchi e li tingevamo di rosa o di fucsia. Il viola ancora era poco in uso. Poi, con l’andare del tempo, è stato un crescendo e ho sempre più ristretto il campo. Non che non ami altri colori forti, come l’arancione, ma il viola è il viola. Se non c’è lo cerco. O lo cercano gli altri per me”. Ci mostra il WhatsApp di un’amica: “Oggi siamo a Positano. Davanti a una vetrina abbiamo pensato a te”. Si vedono due fenicotteri che sembrano osservare una Vespa, in diverse tonalità che dal viola digradano verso il fucsia e il rosa. Il viola, per gli amici, è semplicemente la Patti. Se la conosci, è impossibile non vederla.
“Un vantaggio è la straordinaria facilità di contatto che si stabilisce con le persone: incuriosisco! Specialmente le persone anziane, ma anche i bambini, mi osservano e poi attaccano bottone, ognuno secondo le sue modalità. Vogliono sapere, mi chiedono e si aprono loro stessi. Il mio ‘essere viola’ è un ponte”. Di facile percorrenza in entrambe le direzioni. Paradossalmente, ci dicono che simboleggia l’attitudine a identificarsi con il prossimo. In realtà, nella vita e nell’esperienza di Patti è vero il contrario. Il suo è un viola che invita all’identificazione. Ci si cerca il proprio appiglio e si entra in relazione. È successo a Firenze, dove “la Viola” è la squadra di calcio. “Sono arrivata in città in auto e sembrava fossi una regina: gente che si complimentava, saluti deferenti, grandi sorrisi. C’era chi chiedeva di toccare la vettura perché considerata portafortuna”. E lo stesso è successo a Locarno, dove l’Impronta Viola è l’associazione dei tifosi gigliati che l’ha adottata come una sorta di mascotte: “Mi invitano alle loro serate. E io, benché non sia particolarmente appassionata o tifosa, sono entrata volentieri nel ruolo. Andavo volentieri nel bar dove si trovavano per guardare assieme le partite. Galeazzo Auzzi, il compianto artista fiorentino che ha realizzato una composizione per il Premio Impronta Viola consegnato ogni anno a persone meritevoli, quando veniva in Ticino per la cerimonia era sempre felice di rivedermi”.


© Ti-Press / Samuel Golay

Amicizie e scaramanzia

È ‘facilissimo’ farle i regali, ammette sorridendo. E pare che alcune amiche, quando si lasciano tentare da uno sfizio viola, lo comperano ben sapendo che dopo non molto tempo se ne stancheranno e finirà nel suo guardaroba! Cercare tutto in viola è diventata, per certi versi, anche una sfida. “Alcuni oggetti sono veramente difficili da reperire. A partire dalle scarpe della mia misura. Ma con attenzione, determinazione e aiuti esterni, prima o poi si trova tutto, o quasi”. Basta cercare. Anche nella natura, cosa che Patti fa con molto piacere in montagna, durante le sue camminate rigeneranti. “Non si può nemmeno immaginare quanti fiori viola esistano”, afferma. E poi, mostrandoci delle belle immagini, li elenca: crocus, campanule, aquilegia, astro alpino, geranio silvano, giglio montano, fiordaliso. Quanto al grande classico, la lavanda, Violet ricorda di una volta a Gemona, in un negozio specializzato. “Sono entrata di viola vestita, come sempre, e la gerente, che non mi aveva mai visto in vita sua, mi ha detto: ‘Se cerca un lavoro, l’assumiamo anche subito’. Ed era seria”.
Ci sono proprio gli slanci di generosità, che caratterizzano i rapporti interpersonali di e con Patrizia. Piccoli sipari capaci di aprirsi su legami più profondi. La Violetta ricorda il gesto di Gianfranco Perazzi, per anni trascinatore degli eventi locarnesi: “Gianfranco era un amico. Un giorno, allo Stammtisch dello Svizzero, mi chiese se andassi in bici. Gli risposi che era un gran pezzo che non salivo in sella, e che probabilmente non sarei più stata capace di farlo. Per anni, ad agosto, ho dato una mano alle casse del Festival. Ebbene, una sera si presentano quelli che hanno inventato le famose bici pardate della rassegna. Ce n’era una bell’e pronta per me. Ma rosa, a macchie viola. Era un regalo di Perazzi”.
Due cose, volendo, ancora le mancano. Una è un’amica che si chiami, per davvero, Viola. Si stupisce Patrizia stessa, rendendosene conto. Per l’altra c’è ancora tutto il tempo del mondo. Anzi no. E lo dice sorridendo: “Con Diego Rossi ci siamo già messi d’accordo. Se non proprio la cassa da morto, viola saranno il cuscino e il rivestimento interno”. Chiamiamolo... vezzo per l’eternità.


© Ti-Press / Samuel Golay

© Ti-Press / Samuel Golay
Guarda tutte le 6 immagini
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved