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13.03.2021 - 15:24
Aggiornamento : 15.03.2021 - 14:39

La lunga strada di Ricardo Torres

Nato a Bogotà, in cima alla vetta delle sue passioni ci sono i viaggi. Che, combinati con ʻl’ammoreʼ, lo hanno fatto approdare nel nostro cantone...

di Natascia Bandecchi

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

La musica lo fa vibrare dentro, suona le percussioni ma non si definisce un musicista. Adora il reggae e tutti i generi musicali che sono intrisi di radici ‘nere’. Fatica a definirsi professionalmente perché si occupa di diverse cose, fra cui la fotografia e la regia, attività a cui dà libertà creativa presso l’Associazione REC di Lugano. Lavora con i giovani nel settore dell’integrazione e l’orientamento. Ama la sua bicicletta. Lo indigna l’eccessiva ricchezza perché pensa che la disuguaglianza sia in parte la causa dei problemi di questo mondo. È sposato con Alessia – dopo scopriremo come si sono conosciuti – e hanno una figlia: Violeta, perché la viola è un fiore bellissimo.

Un viaggio di due anni a zonzo per il Sudamerica, era il 2004. Ricardo molla un buon lavoro e la sicurezza e inforca la mochila (zaino in spagnolo) e parte, senza sapere che questa esperienza gli cambierà la vita. Dopo una manciata di mesi incrocia il cammino di Alessia in Ecuador – e che succede? – beh, come ogni storia d’amore degna di nota i due si innamorano e viaggiano insieme, assaporando le gioie del loro incontro e la scoperta di terre nuove. Alessia torna in Ticino, lui continua a viaggiare, si incontrano dopo un anno in Perù: “Stavo raggiungendo il mio tanto agognato traguardo: l’Argentina”. L’Argentina lo accoglie a braccia aperte, ma Ricardo non esita un attimo lanciando il suo cuore davanti a qualsiasi altra cosa e in un altro continente. “Era il 2006, atterro all’aeroporto di Zurigo – non ero mai stato in Europa - avevo il mio inseparabile tamburo sottobraccio, non capisco una parola di tedesco”. Ad accogliere Ricardo c’è un energumeno dell’immigrazione che lo squadra dopo aver visto il suo passaporto colombiano. Dopo un po’ di palpitazioni supera i controlli e arriva sano e salvo a Lugano. 

Lugano

“Dove sono tutti? Questo è il primo pensiero che ho fatto quando ho visto la città, mi sentivo smarrito… Da Buenos Aires e Bogotà è stato indubbiamente un bel salto”. Ricardo e Alessia coronano il loro legame e si sposano, lui frequenta la formazione in comunicazione visiva alla SUPSI (ha già in tasca una laurea colombiana in graphic design). Da lì, gli si aprono le porte di vari lavori nel mondo delle immagini.
Grazie al viaggio, Ricardo scopre la passione per la fotografia e il desiderio di raccontare le storie degli altri. “Ho avuto la fortuna di lavorare con il regista Fulvio Mariani. Da lì mi si è aperto un mondo: poco dopo io e Alessia siamo partiti per collaborare con la Cooperazione allo Sviluppo in Colombia scoprendo una realtà del mio paese che prima non conoscevo: le vittime della violenza, dei conflitti sociali che esistono in Colombia.” Ricardo sente che quella è la strada che vuole percorrere e raccontare attraverso il suo lavoro. “Per me ciò che conta è smuovere qualcosa dentro chi guarda ciò che creo”. Reportage fotografici, documentari, streetart, questi sono i linguaggi che Ricardo usa per comunicare il microcosmo che lo anima dentro. Gli abbracci contro il razzismo nel tunnel di Lugano-Besso del 2017 erano una sua creazione.


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Violeta

Nel 2013 nasce Violeta. Così si chiamava anche la cantautrice e poetessa cilena Violeta Parra, paladina dei diritti umani e autrice di una delle canzoni latino-americane più famose della storia: “Gracias a la vida”. “A proposito di vita, mia figlia ne è una ragione per me. La chiamo pedacito de mi corazón (pezzettino del mio cuore). Con Violeta la vita ha messo Ricardo e Alessia davanti a situazioni fuori dall’ordinario, piene d’incertezze, che non avrebbero mai immaginato. “Dover far fronte a una condizione genetica particolare e alle difficoltà che ciò comporta ci ha resi più forti e perseveranti. Bisogna munirsi di amore e pazienza, sostenersi l’uno con l’altra, lottare per l’inclusione a scuola, chiedere aiuto e non farsi abbattere da chi vede soli i limiti”. 

O capitano! Mio capitano!

Ad appassionare Ricardo c’è anche l’insegnamento. “Lavoro con ragazze e ragazzi stranieri che arrivano in Ticino per diversi motivi: c’è chi si è trasferito, chi ha affrontato un viaggio durissimo. Oppure sono giovani ticinesi in un momento particolare di vita: dopo le scuole dell’obbligo sono alla ricerca di una strada professionale, per cui non sono sempre pronti. Insegnare per me significa innanzitutto accoglierli e cercare di condividere con loro la mia passione per le immagini”. In una classe è come stare a contatto con il mondo: Afghanistan, Siria, Iran, Portogallo, Brasile. “Per me respirare diversità è prezioso, lo trovo nutriente”. Se uno dei riferimenti principali del film L’attimo fuggente era la poesia: “O capitano! Mio capitano!” , quello di Ricardo, quando si presenta per la prima volta nella sua aula cosmopolita, è: “Ciao, sono Ricardo, lavoro con le immagini e anch’io, come voi, arrivo da molto lontano”.

 

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