La natura al centro della crisi climatica

Questa settimana New York City si è trasformata ancora una volta nella capitale mondiale dell'azione climatica. La Climate Week NYC (che si concluderà domani): si tratta dell'evento sul clima più grande del mondo e si svolge in parallelo con la Settimana ad Alto Livello dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, portando in città oltre centomila partecipanti e più di mille eventi distribuiti in tutta la metropoli. L'edizione 2026, la più grande di sempre, si concentra su tre parole chiave: energia, impatto, azione. Quest'anno il WWF porterà a New York un messaggio preciso: il cambiamento climatico non può essere affrontato senza la natura, e la natura non può prosperare senza affrontare il cambiamento climatico. Separare i due temi significa perdere la battaglia su entrambi i fronti. Non solo: proteggere la natura significa proteggere il nostro benessere. Dormire bene, respirare aria pulita, gustare cibi buoni: molte delle cose che rendono la nostra vita possibile e ricca di valore le dobbiamo alla natura. E quando ci prendiamo cura di lei, ci prendiamo cura anche di noi stessi. Per capire cosa questo significhi concretamente, spesso serve uno sguardo più attento.
Gli undici anni più caldi mai registrati nella storia sono gli ultimi undici. Il 2024 è stato l’anno più torrido di sempre a livello globale. Nel 2025 il calore degli oceani ha raggiunto un nuovo record, con circa il 90% delle acque marine colpite da almeno un’ondata di calore. Questi dati non sono solo statistiche: si traducono in disastri concreti e costi enormi, che non possiamo più far finta di non vedere.
Nel 2025, le catastrofi naturali hanno causato 220 miliardi di dollari di danni economici nel mondo. I soli incendi di gennaio a Los Angeles hanno generato 40 miliardi di dollari di perdite assicurate: il maggiore danno da incendi mai registrato. Nello stesso anno i disastri naturali hanno provocato oltre 260 miliardi di dollari di danni. E circa la metà delle perdite globali causate da eventi naturali estremi non è coperta da nessuna assicurazione: nelle economie emergenti, dove l’esposizione ai rischi è più alta, questa quota raggiunge l’80-90%.
Eppure la risposta più efficace e meno costosa è già disponibile: la natura stessa. Mangrovie lungo le coste, pianure alluvionali ripristinate a monte delle città, foreste che trattengono il suolo e regolano le acque. Ogni centesimo investito in adattamento e resilienza basati sulla natura può generare fino a otto franchi di benefici e costi evitati quando arriva un disastro.
Il paradosso è che le soluzioni basate sulla natura restano tra le meno finanziate al mondo. Servirebbero circa 570 miliardi di dollari l’anno per raggiungere gli obiettivi globali su clima, biodiversità e conservazione dei territori. Oggi si investe meno del 40% di quella cifra. Colmare questo divario è esattamente l’obiettivo che il WWF porta a New York.
Nonostante il contesto geopolitico complesso, il 2025 e il 2026 hanno portato segnali incoraggianti per la natura e per il clima, molti dei quali sono arrivati al di fuori delle sale negoziali ufficiali.
Un passo storico riguarda le foreste tropicali. Alla COP30 in Brasile, nel novembre 2025, è stato lanciato il Tropical Forest Forever Facility con impegni iniziali per 6,7 miliardi di dollari. La struttura si sta ora dotando degli strumenti operativi necessari: la Banca Mondiale ne è il fiduciario e ospita provvisoriamente il segretariato, mentre un Consiglio interinale è co-presieduto da Brasile e Norvegia. Ulteriori annunci sono attesi entro la fine dell’anno.
Un altro traguardo importante riguarda gli oceani. Il Trattato sull’alto mare ha superato la soglia delle 60 ratifiche durante la scorsa Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed è entrato in vigore il 17 gennaio 2026. Per la prima volta nella storia, esiste un quadro giuridicamente vincolante per la protezione della biodiversità nei circa due terzi dell’oceano che si trovano al di fuori di qualsiasi giurisdizione nazionale - compresa la possibilità di istituire aree marine protette in acque internazionali.
Anche il settore privato sta cominciando a muoversi. Negli ultimi dieci anni oltre 60 miliardi di dollari di investimenti privati sono confluiti nella natura. I flussi annuali sono oggi circa cinque volte superiori a quelli del 2016, con più di 14 miliardi di dollari investiti nel solo 2025. Numeri ancora insufficienti rispetto ai bisogni, ma gli investitori dispongono ora di una base crescente di progetti e risultati concreti su cui costruire.
Il messaggio che il WWF porta alla Climate Week NYC è dunque duplice: la crisi è reale e urgente, ma le soluzioni esistono e stanno già funzionando. Serve accelerare. E lo si può fare con più fondi, più coraggio politico e più natura al centro delle decisioni.
Il ritorno dei grandi carnivori è oggi un tema dibattuto e complesso, che tocca aspetti ecologici, sociali e culturali. Anche in Ticino il lupo è ormai una presenza concreta: la specie è diffusa su tutto il territorio e gli avvistamenti sono più frequenti. In un paesaggio dove villaggi, boschi e pascoli sono spesso molto vicini, può capitare di osservare un lupo anche nei pressi degli abitati, suscitando domande e preoccupazioni comprensibili.
Ma dobbiamo averne paura? Il lupo suscita emozioni diverse: timore, diffidenza, curiosità, ma anche fascinazione. Sono reazioni comprensibili, nate da una lunga storia di convivenza e da una memoria atavica che ancora oggi influenza il nostro modo di percepire questo predatore. Queste paure vanno però contestualizzate. In un contesto naturale, il lupo non rappresenta un pericolo maggiore di qualsiasi altro animale selvatico e incontrarlo è molto raro. Gli unici casi in cui questo animale può potenzialmente assumere comportamenti indesiderati sono legati all’abituazione a fonti di cibo di origine umana. Per evitarlo, basta gestire in modo responsabile i rifiuti, non lasciare resti di cibo all’esterno e custodire correttamente il foraggiamento degli animali domestici.
Se desiderate approfondire il tema e discuterne in modo aperto, Pro Natura vi invita a un incontro divulgativo con biologhe esperte in materia. L’appuntamento si terrà domenica 4 ottobre 2026, dalle 14.00 alle 16.00, presso il Centro Pro Natura Lucomagno.
I posti sono limitati e l’iscrizione è obbligatoria tramite il portale web www.pronatura-ti.ch, nella sezione agenda. Per eventuali domande è possibile scrivere a stambecco@pronatura.ch.