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Un fossile vivente in pericolo

Uno storione comune
(© Hartmut Jungius WWF)
18 luglio 2026
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Sono tra gli animali più antichi del pianeta, comparsi oltre 200 milioni di anni fa, ben prima dei dinosauri. Eppure oggi gli storioni rischiano di scomparire per sempre, vittime di un nemico che non hanno mai dovuto affrontare nella loro lunga storia evolutiva: l’essere umano.

Nel solo tratto del Danubio Inferiore – tra il 2016 e il 2025 – almeno 3’366 storioni sono stati vittime di crimini contro la fauna selvatica documentati. Quasi uno al giorno. È quello che emerge da un nuovo report del WWF, presentato questa settimana. Le autorità hanno sequestrato almeno 6,5 tonnellate di carne e pesci interi, oltre a 263 chili di caviale illegale. Numeri impressionanti, che rappresentano però solo la punta dell’iceberg: molti casi non vengono mai scoperti né denunciati. La guerra in Ucraina rende il tutto ancora più complicato.

Lo storione è oggi il gruppo animale più minacciato di estinzione sulla Terra. In Europa, tutte le specie tranne una sono a rischio. Eppure, nonostante decenni di protezione legale e divieti di pesca permanenti, il bracconaggio e il commercio illegale continuano a minarne la sopravvivenza.

Dieci anni di crimini

Per un decennio, il WWF ha raccolto e analizzato dati ufficiali sui crimini contro gli storioni in Bulgaria, Romania e Ucraina. Il risultato è il rapporto più completo mai realizzato sul bracconaggio di questa specie nel basso Danubio. Purtroppo, il quadro che emerge è allarmante.

Tra il 2016 e il 2025 sono stati documentati 509 casi confermati di crimini contro la fauna selvatica che coinvolgono storioni o attrezzi da pesca illegali. La Romania ha registrato il maggior numero di casi con 235, seguita dalla Bulgaria con 175 e dall’Ucraina con 99. Tra i sequestri più significativi, un caso in cui le autorità hanno confiscato circa 40 chili di caviale, per un valore stimato di 46’500 euro.

Tutte e quattro le specie di storione ancora presenti nel Danubio risultano colpite: lo storione sterleto, lo storione stellato, lo storione russo e il beluga. La specie più colpita è risultata lo sterleto, che rappresenta il 42% degli individui documentati. Il beluga, il più grande pesce d’acqua dolce d’Europa, può raggiungere oltre due metri di lunghezza e pesare fino a 200 chili. Esemplari di queste dimensioni sono stati trovati tra i sequestri, con perdite enormi per la popolazione.

In Bulgaria, un dato particolarmente inquietante riguarda i karmaci (lunghe lenze con ami grandi e affilati): in dieci anni le autorità ne hanno confiscato 1’250, per una lunghezza totale di oltre 45 km e circa 54mila ami. Questo metodo di pesca vietato è particolarmente crudele: gli ami non catturano il pesce per la bocca, ma lo infilzano nel corpo, lasciandolo agonizzante per ore o giorni.

Zona di guerra

Tra i dati più preoccupanti del rapporto WWF figura il calo apparente dei casi registrati in Ucraina. Una tendenza che potrebbe sembrare positiva, ma che in realtà nasconde una realtà ben più grave: la guerra scatenata dalla Russia ha ristretto l’accesso alle zone di pesca e ha fortemente limitato le attività di controllo nel delta del Danubio e lungo le coste del Mar Nero. Meno controlli non significa meno bracconaggio. Significa bracconaggio non visto.

Il rapporto identifica anche i principali hotspot geografici dove le attività illegali si sovrappongono agli habitat critici degli storioni: la contea di Tulcea in Romania, l’Oblast di Odessa in Ucraina e l’Oblast di Vratsa in Bulgaria. Aree dove lo storione ancora migra e si riproduce. E dove quindi è più vulnerabile e più prezioso per chi pesca di frodo.

Il valore economico dello storione è al centro del problema. Il caviale di beluga è tra i prodotti alimentari più costosi al mondo, e la domanda illegale alimenta un mercato nero florido e difficile da smantellare. Un singolo sequestro di 40 chili di caviale vale quasi 47mila euro. La domanda illegale, alimentata da consumatori disposti a pagare prezzi altissimi per il caviale selvatico, continua a rendere il bracconaggio enormemente redditizio rispetto al rischio di essere scoperti.

Il WWF chiede ora un rafforzamento della cooperazione transfrontaliera tra le autorità di polizia, dogane e agenzie ambientali dei Paesi rivieraschi, migliori sistemi di monitoraggio e segnalazione, e una più severa repressione penale dei crimini contro la fauna selvatica. Senza interventi decisi, avverte l’organizzazione, le perdite rischiano di diventare irreversibili per specie che hanno attraversato indifferenti l’era dei dinosauri ma che potrebbero non sopravvivere all’era dell’avidità umana.

Tra speranza ed estinzione

Gli storioni esistono da prima che i continenti assumessero la forma che conosciamo oggi. Hanno attraversato ere glaciali, estinzioni di massa, cambiamenti climatici epocali. Eppure oggi, in Europa, sono sull’orlo del baratro. E la causa principale non è la natura, ma il mercato nero del caviale e della carne. Il Danubio e il Rioni, in Georgia, sono gli unici due fiumi europei dove gli storioni migratori si riproducono ancora naturalmente. Un territorio sempre più ristretto per animali che un tempo risalivano decine di fiumi del continente. Una specie che, una volta persa, non tornerà.

Esistono però segnali di speranza. I programmi di ripopolamento portati avanti dal WWF e dai partner locali hanno permesso di documentare la presenza di giovani storioni in alcuni fiumi – tra cui, in Italia, lo storione cobice nell’Adriatico, una specie che si riteneva estinta in natura. La cooperazione decennale tra le autorità di Bulgaria, Romania e Ucraina, sostenuta dal WWF, ha permesso di costruire la base di dati più completa al mondo sui crimini contro questa specie.

Ma i dati dimostrano che la protezione da sola non basta. Servono risorse, volontà politica e una pressione internazionale costante. Ogni storione perso al bracconaggio è un passo verso un’estinzione silenziosa – quella di un animale che ha attraversato 200 milioni di anni di storia della Terra e che merita di vedere anche il prossimo millennio. Il WWF continua il suo impegno nella protezione di questo fossile con progetti mirati.

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