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Namibia pioniera

Proteggere il territorio

Elefanti nella savana della Namibia
(© WWF-US/Gareth Bentleyadsa)
13 giugno 2026
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In un continente spesso raccontato attraverso il prisma della crisi ambientale, la Namibia rappresenta un’eccezione straordinaria. Questo Paese dell’Africa australe, vasto e scarsamente popolato, nel 1990, dopo l’indipendenza, ha deciso che la protezione dell’ambiente andava aggiunta direttamente nella sua Costituzione. Non solo: tre anni dopo ha approvato una legge pionieristica che riconosce alle comunità rurali il diritto di organizzarsi in riserve comunitarie e di beneficiare direttamente della gestione delle risorse naturali sui propri territori. Da allora, una rete crescente di queste associazioni volontarie e autogestite ha permesso alle comunità delle aree più povere del Paese di gestire la fauna in modo sostenibile, migliorando al tempo stesso le proprie condizioni di vita. Oggi le riserve comunitarie amministrano circa un quinto del territorio nazionale. I risultati sono straordinari: il rinoceronte nero, che nel 1990 contava solo poche centinaia di esemplari, è oggi presente con la seconda popolazione più grande al mondo. Elefanti, leoni e giraffe si muovono liberi in habitat intatti, mentre le comunità locali prosperano grazie al turismo sostenibile. Questa è la storia di un Paese che ha scelto la natura.

Proteggere il territorio

Settimana scorsa, il 20 maggio 2026, il governo della Namibia e il WWF hanno annunciato il lancio di “Namibia for Life”. Si tratta di un’iniziativa di conservazione senza precedenti che punta a proteggere in modo permanente oltre 20 milioni di ettari, pari al 24% del territorio nazionale. Si tratta della prima iniziativa di Project Finance for Permanence (un modello innovativo di finanziamento della conservazione) mai realizzata nel continente africano. Una coalizione straordinaria di partner pubblici e privati ha già garantito 63 milioni di dollari iniziali, con il potenziale di crescere fino a 75 milioni grazie ai contributi del Green Climate Fund e di altri partner internazionali. I fondi sosterranno 87 riserve comunitarie esistenti, con l’obiettivo di arrivare a 100, e garantiranno opportunità economiche durature per 283mila persone. Il modello PFP non si limita a finanziare la conservazione: assicura anche i cambiamenti normativi e il rafforzamento istituzionale necessari per rendere i risultati permanenti e verificabili nel tempo. In Namibia, questo significa rafforzare la governance delle riserve comunitarie, creare un fondo di dotazione per la loro sostenibilità a lungo termine e investire concretamente nello sviluppo socioeconomico locale. Dopo trent’anni di gestione comunitaria delle risorse naturali, “Namibia for Life” rappresenta la scommessa definitiva su un modello che ha già dimostrato di funzionare sul campo e che ora ambisce a diventare un punto di riferimento globale per la conservazione permanente.

Coesistenza

Nel Nord-Ovest della Namibia, le zebre pascolano accanto alle mucche munte dalle donne Herero nei loro inconfondibili abiti tradizionali con il copricapo a forma di corna di bovino. Nel Nord-Est, uomini della comunità San utilizzano conoscenze ancestrali tramandate di generazione in generazione per monitorare i rinoceronti in libertà. Nei lodge turistici sulle terre comunitarie, i proventi finanziano pompe solari per l’acqua potabile a uso condiviso di persone, bestiame ed elefanti. Questi non sono scorci pittoreschi destinati ai turisti: sono la realtà quotidiana di un Paese che ha scelto la coesistenza tra comunità umane e natura come modello autentico di sviluppo. Le riserve comunitarie namibiane confinano con il 70% delle aree protette statali, garantendo corridoi ecologici continui attraverso cui la fauna può migrare liberamente tra habitat critici. Nel Nord-Est, le comunità della regione del Kavango-Zambezi assistono alla più lunga migrazione terrestre di fauna del mondo: le zebre di Burchell percorrono 480 chilometri tra Namibia e Botswana ogni anno. Nel Nord-Ovest, la continuità ecologica tra il Parco Nazionale della Skeleton Coast e quello di Etosha è garantita proprio dalle terre comunitarie, che ospitano elefanti e leoni adattati al deserto e una delle ultime popolazioni libere di rinoceronti neri del pianeta. Il successo non è casuale: dietro ci sono trent’anni di lavoro paziente, leggi pionieristiche e lungimiranti, ma anche il riconoscimento concreto che la conservazione funziona davvero solo quando le popolazioni locali ne sono protagoniste e beneficiarie dirette. Qui le popolazioni indigene non sono semplici spettatori di un patrimonio gestito dall’esterno. Sono l’essenza, e con la loro conoscenza del territorio portano al successo di vari progetti.

Una lezione per il mondo

La storia della conservazione namibiana inizia con una scelta politica coraggiosa. Nel 1993, appena tre anni dopo l’indipendenza, il Paese ha riconosciuto per legge il diritto delle comunità rurali di gestire le risorse naturali sui propri territori e di beneficiarne economicamente. Da quella decisione è nata una rete di riserve comunitarie che oggi copre un quinto del Paese e che Namibia for Life intende consolidare in modo permanente. Il modello Project Finance for Permanence (PFP) non è solo uno strumento finanziario: è una filosofia. Invece di finanziare progetti a scadenza, crea le condizioni strutturali, quindi legali, istituzionali e finanziarie, affinché la conservazione diventi autosufficiente e irreversibile nel tempo. In un momento in cui la crisi climatica e la perdita di biodiversità accelerano a livello globale, la Namibia dimostra che esiste un’alternativa concreta al declino. Non si tratta di mettere la natura sotto una campana di vetro, lontana dalle persone che ci vivono, ma di integrarla pienamente negli obiettivi di sviluppo delle comunità locali, rendendola una risorsa e non un vincolo. Perché questo successo duri nel tempo, deve tradursi concretamente nel benessere delle popolazioni locali. Le specie selvatiche namibiane alimentano un’economia turistica che dà lavoro a decine di migliaia di persone e contribuisce in modo significativo al PIL nazionale. Le 87 riserve comunitarie esistenti saranno protagoniste dell’iniziativa, con l’obiettivo di crescere fino a 100. Trent’anni di lavoro, una legge lungimirante, la fiducia nelle persone: ecco gli ingredienti di un successo che il mondo farebbe bene a studiare. Ma soprattutto a replicare.

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