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Inferno e rinascita

Posizionamento di nidi per il petauro maggiore
(© WWF-US/Franck Gazzola)
30 maggio 2026
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Tra il 2019 e il 2020, l'Australia ha vissuto una delle peggiori catastrofi ambientali della sua storia. Gli incendi hanno divorato oltre 12,6 milioni di ettari di foreste e macchia australiana, lasciando dietro di sé un paesaggio devastato. Quasi tre miliardi di animali ne sono rimasti colpiti. Intere popolazioni di specie uniche al mondo si sono ritrovate sull'orlo dell'estinzione. Di fronte a questa emergenza senza precedenti, il WWF Australia ha lanciato il Fondo australiano per il recupero della fauna selvatica e della natura. La risposta globale è stata straordinaria: oltre 51 milioni di dollari raccolti grazie a partner e sostenitori di tutto il mondo (Svizzera inclusa). Un segnale potente: quando la natura è in pericolo, il mondo sa unirsi. A distanza di sei anni, è tempo di fare il bilancio di ciò che è stato costruito sulle ceneri di quella tragedia. Non si è trattato solo di una risposta d'emergenza, ma di un progetto di rigenerazione profonda, scientifica e umana, che continua ancora oggi a trasformare il paesaggio e la vita delle comunità australiane. Progetti che hanno salvato diverse specie e ripristinato aree intere.

Dall’emergenza al futuro

Quando le fiamme si sono spente, il lavoro vero è cominciato. Il WWF Australia ha coordinato 254 progetti in collaborazione con oltre 190 partner, articolati in tre fasi distinte: la risposta d'emergenza immediata, il ripristino degli habitat per la fauna e le comunità locali, e la costruzione di un futuro più resiliente per l'intero continente. Nella prima fase, grazie ai fondi raccolti, organizzazioni come Friends of the Koala e Phillip Island Nature Parks hanno potuto costruire strutture temporanee di accoglienza per gli animali feriti, potenziare i trattamenti disponibili e supportare l'allestimento del più grande ospedale mobile per fauna selvatica dell'intero continente australiano, capace di raggiungere le aree più remote. Parallelamente, sono stati avviati progetti per restituire un tetto agli animali rimasti senza casa, con particolare attenzione al petauro maggiore, il marsupiale planatore più grande al mondo, che però segue una dieta altamente specializzata e quindi strettamente dipendente dalla vegetazione nativa. In collaborazione con il Koala Institute e il Kangaroo Island Landscape Board, il WWF Australia ha lavorato alla protezione e al recupero degli habitat più critici. Un capitolo fondamentale ha riguardato la collaborazione con le comunità delle Prime Nazioni: oltre 85 organizzazioni aborigene sono state coinvolte in progetti di energia rinnovabile, recupero della fauna e gestione del “fuoco culturale”, una pratica tradizionale millenaria che contribuisce in modo determinante a prevenire gli incendi di intensità catastrofica. Una lezione preziosa che l'Australia ha imparato a proprie spese.

Ornitorinco, quoll e nidi

I numeri del recupero raccontano una storia di impegno straordinario e risultati concreti. Dal 2020, il WWF Australia ha piantato oltre 700mila alberi su terreni privati e nei territori noti come habitat dei koala, restituendo cibo e rifugio a decine di specie. Gli sforzi di conservazione hanno interessato 73 specie animali, con interventi mirati e misurabili adattati alle esigenze di ciascuna. Sono stati installati 282 nidi artificiali per il petauro maggiore (greater glider) e il cacatua nero lucido, due specie particolarmente vulnerabili alla perdita degli alberi cavi che usano come rifugio e per la riproduzione. Quattrocentotrentasei koala sono stati vaccinati contro la clamidia, malattia batterica che minaccia seriamente la sopravvivenza di una specie già duramente colpita dagli incendi e dalla perdita di habitat. Il quoll orientale e l’ornitorinco sono tra le specie che sono state reintrodotte con successo in aree protette appositamente preparate. Sul fronte comunitario, sono state formate 22 partnership locali e sostenuti 14 progetti di rigenerazione guidati direttamente dalle comunità, rafforzando il legame tra persone e territorio. Più di 700 veterinari hanno ricevuto una formazione specifica per il trattamento d'emergenza della fauna selvatica, una competenza preziosa che resterà disponibile per affrontare le crisi future in modo più efficace. Altrettanto significativo è stato il rafforzamento della rete WREN, la Indigenous Women's Rangers Environmental Network, cresciuta di oltre 205 donne impegnate nella tutela del territorio. Dieci gruppi di Proprietari tradizionali hanno applicato le pratiche del fuoco culturale su 2,5 milioni di ettari, dimostrando ancora una volta che la conoscenza ancestrale è una risorsa insostituibile e complementare alla scienza moderna nella gestione sostenibile del territorio australiano.

Un parco per i koala, un modello per il mondo

Tra i risultati più significativi ottenuti grazie al sostegno globale spicca il contributo del WWF Australia alla creazione del Grande Parco Nazionale del Koala. L'organizzazione ha fatto parte del gruppo consultivo che ha lavorato all'istituzione di quest'area protetta sulla costa centro-settentrionale dell'Australia. Il progetto collega 176mila ettari di foreste demaniali ai parchi nazionali già esistenti, creando un corridoio ecologico continuo di 476mila ettari: un rifugio sicuro non solo per i koala, ma per l'intera comunità biologica che condivide quegli ecosistemi. Non si tratta solo di una vittoria per una specie iconica e amata in tutto il mondo: è la dimostrazione concreta che proteggere la natura su larga scala è possibile, anche dopo una catastrofe di proporzioni enormi. Gli incendi del 2019-20 hanno cambiato per sempre il paesaggio australiano. Ma la risposta che ne è seguita ha trasformato anche qualcos'altro: ha dimostrato che solidarietà internazionale, ricerca scientifica e conoscenza indigena millenaria possono lavorare insieme, producendo risultati misurabili e duraturi. Un modello che il mondo farebbe bene a ricordare e a replicare, mentre il clima continua a cambiare e le catastrofi naturali si fanno sempre più frequenti, intense e imprevedibili in ogni angolo del pianeta. Non si tratta di replicare lo stesso modello ovunque nel mondo. Si tratta di unire le forze e creare nuove opportunità ovunque nel mondo.

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