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Luca Albertoni
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27.05.2020 - 07:000
Aggiornamento : 23.06.2020 - 14:36

Come ripartire?

Le riflessioni del Direttore Cc-Ti Luca Albertoni

Come ci hanno insegnato queste difficili settimane, la salute pubblica ha la priorità assoluta e anche il mondo economico ha seguito alla lettera quanto indicato dalle autorità a tutela della popolazione.

D’altra parte è innegabile che sarebbe stato e sarebbe tuttora un grande errore fermare completamente il sistema economico perché, «banalmente», occorre approvvigionarsi, disporre dei servizi essenziali, ecc. Nell’interesse di tutta la popolazione e in primis di coloro che al fronte lottano per salvare vite. Come sempre è una questione di equilibrio, nello specifico fra la giusta protezione del bene supremo della salute e le attività che permettono, fra le altre cose, anche il funzionamento del sistema che se ne prende cura. È d’interesse generale avere un’economia che marcia, anche se a regimi minimi. Un equilibrio non facile da trovare ma non certo impossibile, soprattutto se caratterizzato dalla buona volontà di tutti di lavorare insieme, per il bene comune e nella stessa direzione.

Soluzioni differenziate
Negli ultimi anni abbiamo sempre sottolineato quanto sia importante poter disporre di un tessuto economico diversificato, con molti settori a convivere e a intersecarsi fra di loro. Per la stessa ragione, a differenza di quanto avviene per altri cantoni svizzeri con economie più «monotematiche», può diventare più impegnativo trovare soluzioni che possano essere «calzanti» per tutti. Già dall’inizio dell’attuale crisi sono emerse, legittimamente, le differenze fra i vari settori. Ad esempio l’edilizia e l’artigianato, a essa legato, si sono schierati per la chiusura del loro settore. Mentre i vari ambiti industriali erano e sono tutt’ora orientati a poter mantenere attive almeno parte delle loro attività a causa dei forti legami con il resto della Svizzera e l’estero, con fornitori e clienti disseminati in ogni parte del globo. Gli stessi problemi si ripresenteranno nella scelta dell’orientamento verso una situazione più normale, se di normalità si potrà parlare a breve termine. Fondamentale sarà l’approccio differenziato d’intervento e una grande flessibilità da parte di tutti, non solo delle imprese. Tutti gli attori del sistema devono comprendere che occorrerà ragionare quasi caso per caso, chinandosi sui vari settori di attività e sulla loro composizione. Il mondo delle imprese è una realtà interconnessa: per una grande struttura che va in affanno, decine di imprese legate a questa attività andranno a loro volta in difficoltà o, purtroppo, non ce la faranno. Ragionare per compartimenti stagni e con l’illusione di facili soluzioni generalizzate valide per tutti sarebbe un errore fatale, un’utopia. Se nel momento di crisi più acuto vi è stato un denominatore comune legato alle difficoltà di liquidità, la riapertura delle attività presenterà invece una realtà più complessa. Ci sarà infatti chi dovrà lottare per riconquistare la clientela e far ripartire la macchina, come potrebbe essere il caso di taluni commerci e l’albergheria, ristorazione ecc. Altri invece dovranno gestire probabilmente masse di lavoro enormi per recuperare ritardi accumulati in questo eccezionale periodo, come potrebbe essere il caso dei parrucchieri, dei fisioterapisti, ecc.

Aiuti finanziari ma non solo…
Occorrerà quindi identificare e ponderare l’equilibrio fra misure finanziarie di rilancio per sostenere il nostro territorio e regolamentazioni «ad hoc» per orari, gestione del personale ecc. Manovre che dovranno sovrapporsi e contrastare questo sentimento d’incertezza e timore. Non si può identificare con una scadenza questo duro lavoro che ci attende, viste le tante variabili che sta presentando questo virus, che non conosce confini e che sta mettendo in ginocchio socialmente ed economicamente il mondo. Si tratterà di adattare nuovamente in modo impensabile sino a mesi fa, i propri modelli di business. «I nostri sono dei seri problemi e di persone serie abbiamo bisogno» (citazione dal film «Il Presidente», del 1995). Le aziende ticinesi hanno già dimostrato in differenti modi e occasioni di essere quelle persone e di avere le carte in regola per riuscire. Il nostro tessuto ha dimostrato un avanzato civismo e vuole fortemente esserci.

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