Svizzera, l'iniziativa sulla neutralità è stata nettamente bocciata dal popolo con il 70,2% di no
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Svizzera, l'iniziativa sulla neutralità è stata nettamente bocciata dal popolo con il 70,2% di no

Nessun Cantone ha detto sì al testo promosso da Pro Svizzera e UDC. È la terza sconfitta per il partito quest'anno, nonostante il forte appoggio finanziario di Blocher.

27 settembre 2026
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Gli svizzeri hanno nettamente bocciato oggi alle urne l'Iniziativa sulla neutralità. A scrutinio ultimato, il testo promosso da Pro Svizzera e da alcuni esponenti dell'UDC è stato respinto dal 70,2% degli elettori: nessun Cantone ha detto sì. La partecipazione si è attestata al 47,1%.

Non è la prima volta quest'anno che il principale partito svizzero non riesce a convincere i cittadini ad accettare delle sue proposte. Era già accaduto con due altre votazioni molto sentite: in marzo quella per abbassare il canone radio-tv a 200 franchi (61,9% di no) e in giugno quella contro una Svizzera da 10 milioni (54,8%).

Il risultato odierno era atteso, con i sondaggi che lasciavano poco spazio alle speranze dei fautori dell'iniziativa. Nei numeri però, la sconfitta è di quelle pesanti. "L'UDC non è riuscita a mobilitare al di fuori della propria base", ha affermato il politologo Urs Bieri, dell'istituto gfs.bern, alla radio SRF.

Oltre a quelli dei sostenitori democentristi, ci sono stati "pochi o nessun voto a favore" dell'iniziativa, ha commentato l'esperto. E a nulla è servito il forte appoggio, in primis finanziario, dell'ex consigliere federale Christoph Blocher: "Questo dimostra che non si vince solo con i soldi. Servono coalizioni e che il problema sia 'urgente'", ha continuato Bieri.

Ticino il meno scettico

Il campo dei no ha fatto l'en plein fra i Cantoni. Dalla sonora bocciatura si è discostato in parte il Ticino, dove l'iniziativa è sì stata respinta, ma con un esito tirato (51,7%). Gli altri sotto il 60% sono stati solamente Svitto (57,9%) e Appenzello Interno (59,7%).

Altrove l'opposizione alla proposta ha assunto i connotati della disfatta per gli iniziativisti e stavolta non vi è stata traccia del Röstigraben che puntualmente fa capolino durante le votazioni. In 12 Cantoni il tasso di rifiuto ha superato il 70%, con in testa Basilea Città (79,9%), Neuchâtel (75,6%) e Zurigo (74,5%), seguiti da Basilea Campagna, Berna, Vaud, Soletta, Lucerna, Giura, Zugo, Friburgo e Argovia. Nei Grigioni i contrari hanno raggiunto il 66,6%.

Cosa chiedeva

Il testo, la cui denominazione ufficiale è "Salvaguardia della neutralità svizzera", chiedeva una prassi più restrittiva in materia, iscrivendo nella Costituzione che la neutralità è permanente e armata. Esso esigeva la non adesione di Berna ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto.

Voleva inoltre che si rinunciasse a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, al contrario di quanto fatto, sulla scia dell'Unione europea, con la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. Avrebbero fatto eccezione solo quelle deliberate dall'Onu.

Le argomentazioni

Stando ai favorevoli, al giorno d'oggi il principio di neutralità, al quale si deve la libertà e prosperità della Svizzera, viene sempre più svuotato del suo significato e modellato a piacimento per avvicinarsi ad esempio alla Nato. Un pericolo sia per l'economia sia per la credibilità della Confederazione, in primis per il suo storico ruolo di mediatrice, hanno avvertito durante la campagna.

Per gli scettici invece, tra cui si annovera il Consiglio federale, non serviva una nuova definizione che avrebbe limitato in maniera eccessiva il margine di manovra della politica estera del Paese, minando quella flessibilità che, a detta di molti, è la vera forza della neutralità in salsa elvetica. Negli scorsi mesi, il testo è stato da più parti bollato come nocivo per la sicurezza e qualcuno si è perfino spinto a etichettarlo come pro-Putin.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni