Svizzera

Sanija Ameti ritira il ricorso contro la condanna zurighese per l'atto contro un'immagine sacra

Il processo davanti al Tribunale cantonale potrebbe comunque tenersi per i ricorsi di accusatori privati, nonostante il ritiro dell'appello.

18 settembre 2026
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Sanija Ameti ha ritirato il ricorso presentato contro la condanna nei suoi confronti emessa dal Tribunale distrettuale di Zurigo. Non è escluso che il processo davanti al Tribunale cantonale si tenga comunque, poiché diversi accusatori privati hanno a loro volta interposto ricorso. L'ex copresidente di Operazione Libero ed ex consigliera comunale zurighese (ex PVL) era finita alla sbarra per aver sparato contro un'immagine di Gesù e Maria.

La notizia, anticipata dal portale del Blick, è stata confermata oggi dal Tribunale cantonale all'agenzia Keystone-ATS. Tuttavia, la condanna non è ancora passata in giudicato, dato che rimangono pendenti i ricorsi di vari privati, tra cui Nicolas Rimoldi (presidente del movimento Mass-Voll) e Nils Fiechter (presidente dei Giovani UDC).

Il 6 settembre 2024, quando sedeva nel legislativo cittadino quale rappresentante dei Verdi liberali (PVL), Ameti aveva condiviso sulla rete sociale Instagram una raffigurazione della Madonna col Bambino, entrambi col volto bucherellato dai proiettili, e una foto di sé stessa in posizione di tiro. Sotto all'immagine che la ritraeva con la pistola ad aria compressa puntata figurava la scritta "abschalten", che in italiano può essere reso con "disinnestare, fermare".

L'immagine sacra con i fori dei proiettili sul viso di Maria e di Gesù bambino era stata strappata da un catalogo di una casa di aste. Ameti aveva rapidamente cancellato il post da Instagram e si era scusata, ma le foto avevano già alimentato reti sociali e media.

Il 28 gennaio di quest'anno il tribunale distrettuale di Zurigo aveva condannato Ameti a una pena pecuniaria sospesa di 60 aliquote giornaliere di 50 franchi ciascuna e a una multa di 500 franchi. Fiechter e altri accusatori privati avevano chiesto riparazione morale, sostenendo che Ameti aveva gravemente profanato simboli religiosi. La Procura, pur avendo chiesto una sanzione più severa, aveva rinunciato a ricorrere in appello.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni