L'associazione svizzera del settore sottolinea l'elevato carico fiscale attuale e il ruolo cruciale nell'approvvigionamento, nonostante le tensioni globali e i rincari.
Suissenégoce, l'associazione delle imprese svizzere attive nel commercio delle materie prime - petrolio in primis - e nel trasporto marittimo, respinge ogni ipotesi di imposizione fiscale supplementare dei profitti delle aziende del settore. A suo avviso le società del ramo "sono remunerate per il mestiere che fanno, ma non sono in ogni caso responsabili di ciò che accade nel mondo, né del prezzo alla pompa di benzina, che dipende anche dai costi di raffinazione, dalle spese di trasporto, dal tasso di cambio e dalle accise."
"Tassare maggiormente i profitti non è una buona idea, perché le imprese pagano già enormemente in termini di imposte, si parla di centinaia di milioni di franchi", afferma la segretaria generale Florence Schurch in un'intervista all'agenzia Awp. "La responsabile del Dipartimento federale delle finanze Karin Keller-Sutter ha persino detto che la Confederazione aveva potuto chiudere il suo bilancio grazie alle imposte provenienti da Ginevra."
L'intervista tocca pure il contesto delle tensioni in Medio Oriente, con la riduzione drastica dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Ormuz e, più recentemente, attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, bloccato dagli Houthi. "In Svizzera non c'è rischio di penuria, grazie da un lato alle nostre riserve strategiche e dall'altro per il fatto che siamo un paese che può assorbire gli aumenti dei prezzi più facilmente di altri. Quando il petrolio è meno accessibile in alcune parti del mondo, il ruolo dei commercianti è di rifornirsi in altri paesi, come la Norvegia, l'Africa o gli Stati Uniti. Il rischio viene piuttosto da un aumento dei prezzi, perché c'è meno petrolio a disposizione."
"È impossibile dire fino a dove i prezzi potrebbero salire perché non si possono prevedere eventi imprevedibili", chiosa a questo proposito l'esperta. "Le tariffe dipendono dal mercato e sono soggette a fattori aleatori e variabili." E aggiunge: "Ancora più della progressione dei prezzi, è la durata di questo aumento che genera problemi. Per fortuna, in base alla legislazione, il nostro paese ha riserve di petrolio. E se la Svizzera dovesse acquistarlo sul mercato a prezzi elevati, potrebbe farlo." Inoltre, se i carburanti diventassero troppo cari, "il governo avrebbe tutta la libertà di abbassare le sue tasse: bisogna infatti tenere a mente che il 50% del prezzo della benzina proviene dall'imposizione fiscale."
Riguardo alla raffineria di Cressier (NE), che alimenta circa il 30% del paese, la Confederazione ha autorizzato un prelievo dalle riserve. "Queste riserve strategiche devono precisamente essere utilizzate in caso di problema", spiega la professionista. "Le autorità federali hanno agito come previsto in caso di situazione straordinaria, cosa che si verifica oggi, poiché diversi fattori si sono accumulati. I livelli del Reno sono in particolare troppo bassi affinché le navi che trasportano l'energia fossile possano essere pienamente caricate. Attingere a queste riserve era la soluzione più semplice." E conclude: "Questo episodio mostra bene la necessità di avere raffinerie nel paese, così come le nostre riserve di gas."
Per quanto concerne le rotte, la situazione è complicata. "Nel Golfo Persico, i commercianti fanno transitare il petrolio su camion che attraversano tutta la penisola arabica per andare nel Mar Rosso a cercare le navi, poiché attualmente la pipeline che attraversa l'Arabia Saudita è stata colpita da bombardamenti. Tutto ciò fa ovviamente rincarare i prezzi, perché è una logistica enorme e comporta grosse spese di assicurazione."
"Ci si chiede spesso perché le aziende che commerciano materie prime realizzino profitti così elevati, ma ci si rende conto molto meno del fatto che, grazie a loro, la popolazione svizzera non ha problemi di approvvigionamento e quest'inverno potrà riscaldarsi", conclude la dirigente che ha cominciato la sua carriera nel campo della lotta alla criminalità organizzata.