Si chiede di tutelare meglio i dati relativi ai proprietari di veicoli. Intanto chi vuole può già oscurare i propri dati

Quando Valentina è rientrata a casa, davanti al portone del suo palazzo c'erano due uomini ad aspettarla. Non erano vicini, né conoscenti. Erano gli stessi che poco prima l'avevano importunata durante una serata fuori. «Abbiamo controllato la tua targa», le hanno detto. Una frase che, in pochi istanti, ha trasformato un episodio di molestie in qualcosa di ancora più inquietante: la certezza che degli sconosciuti fossero riusciti a risalire al suo nome e al suo indirizzo semplicemente attraverso il numero di targa della sua automobile.
La vicenda di Valentina, raccontata al quotidiano 20 Minuten, non è un caso isolato. Sempre più donne in Svizzera denunciano di essere state rintracciate o contattate indesideratamente dopo aver incrociato uomini insistenti. Il meccanismo è tanto semplice quanto allarmante: basta annotare il numero di targa, inserirlo nei portali online messi a disposizione dalla maggior parte dei Cantoni e ottenere, in pochi clic, il nome e l'indirizzo del proprietario del veicolo.
Un sistema nato per facilitare l'identificazione in caso di incidente stradale, ma che oggi mostra tutti i suoi limiti. Le informazioni, infatti, possono essere utilizzate anche per scopi ben diversi, come molestie, stalking o intimidazioni. Secondo Thomas Rohrbach, portavoce dell'Ufficio federale delle strade, gli abusi registrati dimostrano che la legislazione attuale presenta delle criticità e che sarebbe necessario limitare l'accesso a dati così sensibili.
Già nel 2010 il Consiglio federale aveva tentato di restringere la consultazione pubblica delle banche dati per tutelare maggiormente la privacy dei cittadini. Il Parlamento, però, respinse la proposta, mantenendo il sistema attuale. Fu introdotta soltanto una possibilità: ogni proprietario può chiedere gratuitamente l'oscuramento dei propri dati, rendendoli invisibili ai privati e accessibili esclusivamente alle autorità competenti.
Il problema è che questa opportunità resta ancora poco conosciuta. Secondo l'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo, molte persone ignorano completamente di poter proteggere la propria privacy in questo modo. Per questo motivo, l'Ufficio ritiene che dati come nome e indirizzo non dovrebbero essere consultabili pubblicamente. In caso di necessità, ad esempio dopo un incidente, sarebbe sufficiente comunicare il numero di targa alla polizia, che potrebbe recuperare le informazioni necessarie senza esporre inutilmente i cittadini.
Anche la Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali ritiene indispensabile intervenire. Tra le proposte vi è una maggiore informazione al momento dell'immatricolazione del veicolo oppure l'introduzione di un sistema che consenta la consultazione dei dati solo previa registrazione e verifica dell'identità dell'utente, così da poter risalire agli autori delle ricerche e scoraggiare eventuali abusi.
Nel frattempo, gli automobilisti possono comunque tutelarsi richiedendo l'oscuramento della propria targa attraverso l'apposito formulario disponibile sul sito della Sezione della circolazione. In Ticino vengono presentate ogni anno tra le 4'000 e le 5'500 richieste di oscuramento, un dato rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi quindici anni. Tuttavia, poiché non viene chiesto ai richiedenti di indicarne il motivo, è impossibile stabilire quante domande siano legate a timori per la propria sicurezza personale.
Quella di Valentina è una storia che mette in luce una questione sempre più attuale: nell'era digitale, anche un'informazione apparentemente innocua come una targa automobilistica può trasformarsi in uno strumento di controllo e intimidazione. E quando bastano pochi clic per arrivare fino alla porta di casa di qualcuno, il confine tra trasparenza e tutela della privacy diventa più sottile che mai.