Rapporto indipendente indica che il servizio veterinario si concentrò sulle misure amministrative; 122 cani soppressi, la proprietaria 57enne è indagata e 43 cavalli venduti all'asta
Le autorità solettesi non hanno considerato a sufficienza i rischi nel caso della fattoria di Ramiswil (SO), in cui lo scorso mese di novembre era emerso un grave caso di maltrattamento di animali. È quanto emerge da un rapporto indipendente di uno studio legale, presentato oggi ai media a Soletta.
In particolare, il servizio veterinario viene accusato di essersi concentrato troppo sulle misure amministrative.
Sono invece stati sottovalutati i rischi dei maltrattamenti subiti dai 122 cani, tutti poi soppressi a causa del loro cattivo stato di salute, in rapporto alle specificità delle loro razze. Le autorità hanno concesso troppa fiducia, sostiene il rapporto, alla proprietaria 57enne della fattoria, attualmente oggetto di un'indagine penale.
Il deterioramento delle condizioni nell'allevamento di Ramiswil non sarebbe da ricondurre a decisioni errate o a lacune del servizio veterinario. Tuttavia, secondo la relazione esterna, l'eutanasia non era necessaria per tutti i cani.
Oltre ai cani, le autorità cantonali avevano preso in consegna anche 43 cavalli, nel frattempo venduti all'asta, e due capre.