Passare dal Novecento - i trattati firmati in Svizzera, nei grand hotel - al postcontemporaneo e all'accordo siglato in blockchain. Anche questo è Trump. Il vicepresidente JD Vance, nel mentre, non sa ancora quando e se verrà al Bürgenstock (NW) per i negoziati - "dipende dagli iraniani" - e allora azzarda: "credo nel weekend".
La cerimonia di gala, d'altra parte, è già bella che saltata e tanto vale guardare al pratico. I prezzi di petrolio e gas sono in picchiata, gli USA hanno già fatto passare 12 navi iraniane dallo Stretto di Hormuz, i vascelli occidentali bloccati riprendono la navigazione e si apre una chance "per trasformare il rapporto dell'Iran col mondo". Chi critica l'accordo è quindi "invidioso, cattivo o stupido", ha tuonato il presidente americano Donald Trump.
Da Teheran arriva l'imprimatur della Guida suprema Mojtaba Khamenei. Con una postilla intrigante: "Io, per principio, avevo una visione diversa ma in virtù dell'impegno assunto dallo stimato presidente Pezeshkian e della sua esplicita accettazione di tale responsabilità, ho dato la mia autorizzazione", recita la dichiarazione diffusa dai media. Come dire, ci son dei dubbi.
Intanto, un fatto certo. I 60 giorni a disposizione per negoziare i dettagli dell'intesa - con proroga se c‘è il benestare delle parti - "scattano da oggi", giovedì 18 giugno, ha precisato il vicepresidente americano Vance.
Un Boeing C-17 Globemaster III dell'aviazione americana è atterrato all'aeroporto di Emmen (LU) e si presume - notano i media elvetici - che nella pancia contenesse veicoli necessari al lavoro della delegazione. Dunque qualcosa si sta muovendo.
"La Svizzera accoglie con favore la firma del Memorandum of Understanding tra gli Stati Uniti e l'Iran poiché rappresenta un passo importante verso l'allentamento delle tensioni nella regione", ha commentato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) in una nota.
In una dichiarazione trasmessa a Keystone-ATS, in mattinata i servizi di Ignazio Cassis hanno confermano la giornata di domani: è ancora previsto che gli Stati Uniti e l'Iran, insieme ai mediatori Pakistan e Qatar, s'incontrino al Bürgenstock ma non è possibile fornire ulteriori informazioni riguardo all'ordine del giorno e ai dettagli di tale incontro.
Inizialmente, nella Svizzera centrale era in agenda la firma formale dell'intesa da parte di Vance e del presidente del parlamento e capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.
Il lavoro da fare è enorme. Perché il Memorandum in 14 punti lascia insoluti molteplici dettagli cruciali, capaci di far crollare ogni cosa se l'idillio svizzero non riuscirà a incardinare le trattative sulla buona strada.
Sintetizzando, i punti delicati sono tre. La bozza prevede un piano di "downblending" sul posto (diluizione dell'uranio arricchito) sotto la supervisione dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ma ora si dovrà stabilire il come e il quando e quali saranno i poteri reali degli ispettori dell'ONU, elemento storicamente sensibilissimo per Teheran.
C’è poi l'incognita Libano: l'Iran minaccia di far saltare il tavolo se Israele non ritirerà le truppe ma il premier Benyamin Netanyahu si è chiamato fuori (e comunque far digerire l'accordo a Hezbollah non è uno scherzo).
Infine c‘è la questione dei soldi. Teheran chiede che lo sblocco dei beni congelati all'estero e la rimozione delle sanzioni avvengano subito o nei primi 30 giorni. Di contro Trump sostiene che le concessioni economiche - col gran mistero sul fondo da 300 miliardi per la ricostruzione: chi metterà i quattrini? - si sbloccheranno solo dopo e in base ai progressi sul nucleare.
Insomma, trovare un equilibrio nel calendario "azione-reazione" sarà uno degli obiettivi primari delle discussioni in Svizzera.
Gli Stati Uniti, ha promesso Vance nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca, "non allenteranno la presa" sull'economia iraniana "fino a quando il paese non cambierà comportamento in maniera fondamentale".
Allo stesso tempo, le forze americane hanno confermato di aver revocato il blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti e dalle aree costiere dell'Iran. E fin qui è la normale logica bastone e carota. Resta però il fatto che la Casa Bianca è sotto pressione per giustificare il senso dell'intera operazione e c’è chi bolla l'accordo come "Epic Surrender" - "Resa Epica" - ironizzando sul nome del blitz, "Epic Fury" ("Furia Epica").
Trump è tornato a polemizzare sulle reti sociali. "Non c'è alcun pagamento di 300 miliardi di dollari da parte degli USA all'Iran. Sono fake news! È propaganda dei democratici".