Svizzera

Svizzera deve accelerare la digitalizzazione secondo il rapporto PNR 77

I ricercatori segnalano lacune soprattutto tra over 50 e donne e chiedono un nuovo corso in scuole, media e mercato del lavoro

28 maggio 2026
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La Svizzera deve allungare il passo in ambito di digitalizzazione, ma una trasformazione in questo senso offre opportunità che possono essere sfruttate solo se la politica, l'economia e la società collaborano. È quanto emerge da un rapporto pubblicato al termine di un ampio lavoro di analisi: i ricercatori chiedono ora un nuovo corso a livello di scuole, di mass media e sul mercato del lavoro.

"La trasformazione digitale, vale a dire i cambiamenti che ci attendono a causa della tecnologia, dell'intelligenza artificiale e dei computer, è in pieno svolgimento e sta trasformando la nostra vita quotidiana", ha dichiarato oggi nel corso di una conferenza stampa Abraham Bernstein dell'Università di Zurigo, presidente del comitato direttivo del programma di ricerca.

Nell'ambito del Programma nazionale di ricerca "Trasformazione digitale" (PNR 77), commissionato dal Consiglio federale, circa 250 ricercatori hanno condotto 46 progetti di ricerca sull'arco di cinque anni per studiare gli effetti della transizione digitale in Svizzera. I risultati evidenziano una chiara necessità di intervento in diversi settori.

Carenze nel mercato del lavoro

A causa della transizione digitale, il mercato del lavoro sta cambiando a ritmi vertiginosi. Le competenze digitali stanno diventando sempre più importanti, non solo nelle professioni prettamente tecniche, ma in tutto il panorama professionale, ha spiegato Conny Wunsch, ricercatrice dell'Università di Basilea, responsabile di uno dei progetti di ricerca condotti nell'ambito del PNR 77.

In base allo studio, un terzo delle persone in Svizzera non possiede il livello di competenze auspicato. "Si tratta di una fascia vulnerabile, che rischia di rimanere esclusa", ha affermato Wunsch. Si registrano inoltre forti discrepanze a seconda dell'età: la fascia sotto i 30 anni presenta meno lacune, mentre tra gli over 50 ben due terzi evidenziano carenze.

Le donne risultano inoltre più colpite dalla mancanza di competenze digitali e investono meno in queste capacità. "Più le donne vengono escluse, più aumenteranno le disparità di genere sul mercato del lavoro", ha sottolineato Wunsch. I ricercatori suggeriscono pertanto alle aziende di promuovere in modo più incisivo le competenze del proprio personale.

Carenze nella formazione

I ricercatori riscontrano lacune anche nel settore della formazione: secondo il rapporto di sintesi del PNR 77, nelle scuole gli strumenti digitali rimangono spesso inutilizzati a causa della mancanza di approcci strutturati e della necessaria formazione continua per i docenti.

Il solo acquisto di computer portatili, tablet e lavagne digitali non è sufficiente se mancano modelli di utilizzo sostenibili. Molti dei corsi di formazione continua offerti agli insegnanti si limitano a fornire competenze puramente operative, ossia all'uso tecnico di un determinato programma, invece di trasmettere le competenze didattico-tecnologiche necessarie, sottolineano i ricercatori.

La necessità di agire inizia tuttavia già nella scuola primaria e attraversa tutte le fasi della vita, fino a raggiungere il mercato del lavoro. Il PNR 77 sottolinea che i concetti informatici di base devono essere insegnati esplicitamente fin dall'inizio.

È un errore comune pensare che i bambini, attraverso il semplice consumo quotidiano e l'interazione intuitiva con i dispositivi digitali, sviluppino automaticamente una comprensione più profonda dell'infrastruttura di Internet o del funzionamento dei computer. Il cosiddetto pensiero computazionale, inteso come risoluzione logica dei problemi, deve quindi essere sistematicamente integrato, promosso e anche verificato nei programmi scolastici lungo tutto l'arco della scuola dell'obbligo.

Democrazia e media

Secondo i ricercatori, le tecnologie digitali sollevano inoltre questioni fondamentali riguardo alla fiducia nella democrazia. Un problema centrale in questo senso è rappresentato dal profondo cambiamento nel consumo di informazioni.

In media, i giovani in Svizzera consumano solo sette minuti di notizie al giorno, ha indicato Mark Eisenegger dell'Università di Zurigo. "In questo lasso di tempo non c'è spazio per un telegiornale", ha commentato il ricercatore.

Stando al rapporto, nell'era della transizione digitale la competenza mediatica non può più limitarsi al classico utilizzo dei mezzi d'informazione. Oggi sono necessarie formazioni approfondite sugli algoritmi, sull'intelligenza artificiale e sul valore fondamentale che un giornalismo indipendente riveste per una democrazia funzionante.

Inoltre, l'educazione civica - intesa come formazione sui processi politici in Svizzera - dovrebbe assumere una priorità maggiore rispetto alla sola competenza mediatica. Il motivo risiede nei modelli di partecipazione politica: è l'interesse di base per la politica, e non il consumo di notizie in sé, a promuovere in modo decisivo la conoscenza politica e la partecipazione democratica.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni