La guerra in Iran sta provocando qualche grattacapo ai collaboratori della Commissione federale dell'energia elettrica (ElCom) in vista del prossimo inverno, soprattutto per l'approvvigionamento di gas.
Nel caso più estremo, stando a un'analisi presentata oggi, il conflitto potrebbe anche influire sulla stabilità delle forniture elettriche in Europa, Svizzera inclusa.
Per questo, secondo ElCom "un accordo sull'energia riveste grande importanza" in questa situazione. Senza questa intesa con l'UE, la Svizzera subirà una significativa riduzione delle importazioni di energia, ha affermato ai media Werner Luginbühl, presidente di ElCom. "Una tale riduzione è altamente problematica", soprattutto dopo il blackout subito da Spagna e Portogallo nel 2025 e le elevate importazioni della Svizzera lo scorso inverno.
Le centrali elettriche a gas svolgono un ruolo importante per la sicurezza dell'approvvigionamento, in particolare per la copertura dei picchi di consumo e delle fasi di minore produzione di energia rinnovabile. Le attuali incertezze intervenute sul mercato globale del gas naturale liquefatto (GNL) a seguito della chiusura dello stretto di Hormuz comportano quindi anche un rischio per la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico e si ripercuotono sull'andamento dei prezzi di mercato.
Tuttavia, al momento attuale i prezzi sono nettamente inferiori a quelli registrati durante gli anni di crisi 2021/2022. Ciò è dovuto in particolare a due fattori, ha precisato il presidente di ElCom. Le capacità dei terminali di GNL sono maggiori in Europa, che dispone di una maggiore flessibilità per l'importazione. Inoltre, la disponibilità delle centrali nucleari francesi è eccezionalmente elevata
Tuttavia, permane un rischio per l'approvvigionamento qualora la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse protrarsi, se le scorte europee fossero rifornite solo in misura limitata o se l'inverno fosse particolarmente rigido. Il Qatar rappresenta infatti circa un quinto del commercio mondiale di GNL. A causa della guerra, le infrastrutture potrebbero subire danni. Inoltre, questo conflitto ha un impatto sul prezzo del gas, che potrebbe temporaneamente raddoppiare, ha avvertito Urs Meister, direttore del segretariato tecnico di ElCom.
"Il prezzo elevato non rappresneta tuttavia un segno di carenza. I fornitori sono generalmente ben coperti". Inoltre, ha aggiunto Meister, "la maggior parte dell'energia per il prossimo inverno è già stata acquistata. Il rischio per i clienti è quindi basso".
Lo scorso inverno, la Svizzera ha dovuto importare elettricità in via eccezionale per coprire la temporanea chiusura della centrale nucleare di Gösgen (SO). Le importazioni sono ammontate a 6,8 TWh, ovvero circa un quinto del consumo nazionale invernale, ha precisato Luginbühl.
"È normale che la Svizzera importi energia durante la stagione fredda, ma quest'inverno è stata importatrice netta per l'intero periodo da ottobre a marzo, ha aggiunto.
Lo scorso inverno, le importazioni hanno quindi contribuito in modo determinante alla sicurezza dell'approvvigionamento. Nessun vincolo tecnico o normativo ha limitato la disponibilità delle capacità di importazione. La Svizzera ha importato soprattutto dalla Francia, dove l’elevata produzione di energia nucleare e le conseguenti eccedenze hanno permesso di contenere il livello del prezzo di mercato.
La Svizzera ha tratto insegnamenti anche dal blackout verificatosi nella Penisola iberica nell'aprile 2025. Il rapporto finale, alla cui elaborazione ElCom ha contribuito, mostra che all'origine del blackout generale vi sono state diverse cause simultanee.
"Un incidente simile sembra oggi improbabile in Svizzera a causa del suo mix di produzione specifico, della sua situazione geografica e della sua forte interconnessione internazionale", ha sottolineato ElCom. Tuttavia, occorre tenere conto delle conclusioni del rapporto.
Si tratta in particolare di garantire il mantenimento della tensione lungo la rete elettrica per preservarne la stabilità durante lo sviluppo delle energie rinnovabili. In questo contesto, ElCom sottolinea la necessità di accelerare la manutenzione e il rinnovo della rete di trasporto dell'elettricità. Circa il 60% dei circa 12 mila tralicci ha tra i 50 e gli 80 anni.