Svizzera

CEDU condanna la Svizzera per violazione diritti

La Corte europea dei diritti dell'uomo critica la Svizzera per la gestione di una manifestazione a Ginevra nel 2019.

7 maggio 2026
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La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha emesso una sentenza di condanna nei confronti della Svizzera, accusata di aver violato la libertà di riunione e di associazione di un'organizzatrice di manifestazioni. La donna era stata penalmente sanzionata dai tribunali svizzeri per non aver predisposto un adeguato servizio d'ordine durante una manifestazione autorizzata a Ginevra l'8 marzo 2019, in occasione della Giornata internazionale della donna.

Inizialmente, le autorità avevano avvisato l'organizzatrice che avrebbe dovuto assumersi la responsabilità per eventuali violazioni delle condizioni imposte. Durante il corteo, che ha visto la partecipazione di circa mille persone, si sono verificati alcuni disordini. I tribunali ginevrini hanno attribuito alla donna la responsabilità per i graffiti apparsi lungo il percorso e per l'uso di materiale pirotecnico, condannandola a una multa di 200 franchi e al pagamento delle spese processuali.

Le autorità giudiziarie hanno inoltre accusato la donna di aver tentato di deviare dal percorso autorizzato. Tuttavia, l'organizzatrice ha sostenuto che durante la manifestazione fosse stato acceso solo un piccolo dispositivo pirotecnico e che la polizia non avesse effettuato arresti. Durante il processo, la donna ha cercato senza successo di far convocare testimoni per spiegare le misure di sicurezza adottate.

La legge cantonale prevede sanzioni fino a 100'000 franchi per chi non rispetta le condizioni di autorizzazione. Il Tribunale federale ha confermato la sentenza, ritenendo che l'organizzatrice non avesse collaborato adeguatamente con la polizia. La donna si è quindi rivolta alla CEDU, sostenendo che la decisione violasse il suo diritto a un processo equo e le libertà di espressione, riunione e associazione.

La CEDU ha stabilito che l'organizzatrice non ha commesso atti illeciti né incitato altri a farlo, e non può essere ritenuta responsabile per il comportamento altrui. Inoltre, la Corte ha criticato le autorità svizzere per non aver considerato il carattere pacifico della manifestazione e per aver basato le loro decisioni esclusivamente sui rapporti di polizia. La mancanza di arresti, secondo la CEDU, dimostra che i manifestanti hanno rispettato le indicazioni delle autorità.

La sentenza della CEDU sottolinea che la condanna inflitta alla donna non era giustificata e aveva uno scopo deterrente, tanto che l'organizzatrice ha deciso di non organizzare ulteriori manifestazioni. La Corte ha definito sproporzionato l'operato della giustizia svizzera, affermando che una tale condanna non è necessaria in una società democratica. La Svizzera è stata condannata a risarcire la donna con 10'000 euro.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni