La legge sugli aiuti finanziari per salvare le imprese di rilevanza sistemica del settore dell'energia elettrica non va prorogata. Un po' a sorpresa, il Consiglio nazionale ha votato oggi per la non entrata nel merito per 94 voti (PLR, UDC e Verdi liberali) a 84. Il dossier va agli Stati.
Il voto odierno sconfessa la raccomandazione della commissione, secondo cui la legge andava prorogata almeno fino al 2029 e non fino al 2031 come proposto dal Consiglio federale. Stando alla commissione competente, inoltre, l'importo a disposizione delle imprese avrebbe dovuto essere ridotto passando da 7 a 5 miliardi franchi.
A nulla sono insomma bastati gli appelli dei favorevoli, secondo cui il fallimento di aziende di importanza sistemica avrebbe conseguenze imprevedibili per l'approvvigionamento elettrico. Per controllare questi rischi è fondamentale che i requisiti per le aziende siano sanciti dalla legge.
Gli effetti di una crisi sull'economia e sulla società sarebbero gravi, come fatto notare da diversi oratori riferendosi alle convulsioni sul mercato dell'energia dopo l'attacco della Russia all'Ucraina, ciò che aveva obbligato la Confederazione ad intervenire mediante la legislazione d'urgenza.
La commissione aveva inoltre proposto di prolungare la norma attuale affinché, nell'attesa di una legge definitiva da elaborare in fretta, i gruppi industriali non dovessero sostenere più a lungo del dovuto i costi di questo meccanismo di salvataggio. Circa la somma a disposizione, la commissione aveva tenuto conto del fatto che le imprese interessate - essenzialmente Alpiq, Axpo e BKW - avevano adottato nel frattempo provvedimenti per poter ottenere liquidità sul mercato dei capitali (in caso di crisi dipenderebbero quindi in misura minore dal sostegno della Confederazione, n.d.r). Anche questa decisione, secondo la commissione, avrebbe contribuito a diminuire i costi sostenuti dalle imprese di rilevanza sistemica del settore dell'energia elettrica e, in ultima analisi, dai consumatori.
Ma per gli avversari del progetto, l'intero esercizio è inutile: le aziende elettriche e i loro proprietari hanno avuto tempo a sufficienza per prendere provvedimenti in caso di crisi. Christian Imark (UDC/SO) ha fatto notare che Axpo può contare ora su eventuali aiuti privati pari a 5 miliardi, BKW di 1,5 miliardi e Alpiq di 3,6 miliardi. Per non parlare poi che, negli ultimi anni, complice anche l'aumento del costo dell'energia, queste imprese hanno chiuso i bilanci con utili di centinaia di milioni e dividendi altrettanto importanti per i proprietari (essenzialmente i Cantoni).
Sempre il solettese, e con lui altri avversari del provvedimento, ha rimarcato che il piano di salvataggio risale al 2022, quando il Consiglio federale aveva concesso al gruppo Axpo una linea di credito di emergenza (mai utilizzata e revocata l'anno seguente - pari a 4 miliardi di franchi). Un intervento urgente da parte della Confederazione si giustificava all'epoca, ora però, la situazione è cambiata, ha sottolineato il deputato democentrista.
Imark, autore della proposta di non entrata nel merito, ha poi sottolineato che la proposta di legge costerebbe alle imprese interessate 60 milioni di franchi in interessi, somma che verrebbe pagata in ultima analisi dai consumatori.
A tale riguardo, Jon Pult (PS/GR), sostenitore del dossier, ha argomentato che il "no" degli avversari era motivato solo dall'obiettivo di risparmiare questi oneri alle imprese sistemiche. Quanto al fatto che la proroga di questa "ciambella" di salvataggio sia inutile, Pult e lo stesso "ministro" dell'energia, Albert Rösti, hanno rammentato il forte aumento del costo del gas e del petrolio dopo l'inizio della guerra in Medio Oriente. Insomma, la situazione è tesa e non si può mai sapere che cosa succederà, ha argomentato invano Rösti.