Svizzera

Rappresentanti universitari chiedono al Parlamento di fermare i tagli federali all'istruzione superiore

Studenti, docenti e sindacati definiscono i tagli "assurdi e pericolosi" e avvertono che compromettono salari, qualità e indipendenza della ricerca

2 marzo 2026
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Studenti, docenti e ricercatori delle scuole universitarie continuano a respingere categoricamente i tagli al budget previsti dal Consiglio federale in questo settore per il 2027. Le loro associazioni e sindacati chiedono che vengano abbandonate tutte le misure di risparmio.

"Ogni franco tolto è una perdita", hanno sottolineato oggi nel corso di una conferenza stampa a Berna i rappresentanti dell'Unione svizzera degli universitari (USU), di Actionuni (associazione che tutela gli interessi dei giovani ricercatori), del Sindacato del personale dei servizi pubblici e sociosanitari (SSP/VPOD) e di swissfaculty. Il tema verrà trattato nell'imminente sessione primaverile del Parlamento.

Stando ai vari attori del settore, i tagli del governo sono "assurdi e pericolosi", oltre che decisi sulla base di un unico rapporto di esperti e senza previa consultazione con gli interessati o i Cantoni. Queste misure, aggiungono, rappresentano una grave minaccia per le condizioni di lavoro, aggravano le cattive condizioni salariali e compromettono sia la qualità sia l'indipendenza della scienza.

Il consiglio di swissfaculty, l'organizzazione dei docenti universitari, ha sostenuto che i risparmi proposti dall'esecutivo per l'istruzione superiore sono eccessivi e miopi. Spetta quindi alle Camere correggere questa situazione. I tagli colpiscono "in modo sproporzionato" il personale accademico di livello intermedio, ossia dottorandi, post-dottorandi, docenti e assistenti di ricerca, rincara Actionuni.

Per l'USU, il dibattito si basa su una premessa errata, dato che le finanze federali hanno registrato un risultato positivo nel 2025. Secondo l'associazione studentesca, già ora oltre il 70% degli iscritti a un'alta scuola lavora in parallelo. Un aumento delle tasse universitarie porterebbe a una selezione sociale.

L'istruzione è una responsabilità fondamentale dello Stato che non dovrebbe essere soggetta alla logica della redditività, lamenta dal canto suo il SSP/VPOD. L'organo si batte per la gratuità degli studi a lungo termine, una ricerca pubblica e indipendente adeguatamente finanziata e condizioni di lavoro buone e sicure nelle università.