Svizzera

Famiglie svizzere stanno meglio della media europea, con meno povertà infantile e maggiore mobilità sociale

Studio IWP: povertà minorile al 6% contro il 12,1% UE, spesa pubblica per famiglie all'1-2% rispetto al 3-5% dei paesi vicini, si suggeriscono misure mirate

23 febbraio 2026
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Le famiglie svizzere se la passano bene rispetto alla media europea, sono felici e godono di buona mobilità sociale. Lo evidenzia uno studio dell'Institut für Schweizer Wirtschaftspolitik (IWP). In particolare la quota di povertà nei nuclei familiari con bambini in Svizzera è al 6%, praticamente la metà della media nell'Unione europea (12,1%).

In un comunicato odierno l'IWP sottolinea come anche l'influsso della provenienza sui guadagni futuri sia inferiore rispetto al resto dell'Europa e stabile da 40 anni.

La ricerca, denominata "Politica familiare basata su dati probanti in Svizzera: cosa funziona e come?", mostra dunque una soddisfazione elevata nella vita delle famiglie svizzere. Ciò nonostante, i contributi pubblici sono inferiori rispetto a quelli delle nazioni vicine. La Svizzera utilizza infatti una quota tra l'1 e il 2% delle proprie uscite pubbliche per la politica familiare, mentre nazioni vicine come la Francia, la Germania, l'Austria e i Paesi Bassi si situano tutte tra il 3 e il 5%.

Trent'anni di cambiamenti

Lo studio mostra inoltre un enorme cambiamento negli ultimi trent'anni per ciò che riguarda le strutture familiari e il mondo reale. I genitori hanno un livello di formazione simile, la maggior parte delle madri è attiva professionalmente, con una percentuale d'occupazione sempre più alta, e le coppie hanno mediamente meno figli. Anche i ruoli sono cambiati, con l'abbandono del modello dell'unica fonte di sostentamento.

Questa evoluzione sociale avrebbe modificato anche le attese relative alla politica familiare. Se nel secolo scorso le misure in questo ambito miravano perlopiù al consolidamento finanziario, oggi si cercano mezzi per migliorare la compatibilità tra vita familiare e lavorativa.

La conseguenza di questo cambiamento di prospettiva si riflette sulle casse pubbliche: dal 2000 in avanti la parte di uscite di Cantoni e Comuni relativa alle famiglie è più che raddoppiata.

In particolare lo studio si è concentrato su tre strumenti di sostegno familiare: il tempo a disposizione dei genitori (favorendo brevi congedi pagati), l'assistenza ai bambini attraverso sovvenzioni basate sul reddito e gli assegni familiari sotto forma di deduzioni fiscali.

Gli autori dello studio mettono tuttavia in guardia contro l'estensione generalizzata dei contributi economici. Viene infatti giudicato più sensato intervenire con miglioramenti mirati per i bambini svantaggiati, per le famiglie monoparentali e a basso reddito, "senza sconvolgere il sistema attuale e ben funzionante", conclude la nota.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni