Il Consiglio federale ha dato il nullaosta a una migliore (ma un po’ annacquata) protezione dal licenziamento di rappresentanti dei lavoratori

Dopo i pareri negativi raccolti in consultazione, espressi in particolare da parte dei datori di lavoro, il Consiglio federale ha deciso di rivedere una delle misure - la numero 14 - comprese nel pacchetto voluto per garantire la protezione dei salari nell'ambito dei Bilaterali III tra Svizzera e Unione europea. Le altre 13 avevano ottenuto via libera.
La richiesta, avanzata dai sindacati, era stata vivamente criticata dal campo borghese. Concretamente, riguarda la procedura di preavviso quando un datore di lavoro intende licenziare rappresentanti dei lavoratori in aziende con almeno 50 dipendenti. Essa introduce l'obbligo di un colloquio tra il datore di lavoro e il dipendente per trovare una soluzione, come un impiego analogo.
Dopo ulteriori negoziati condotti dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) si è giunti a un compromesso: il licenziamento non è nullo prima della conclusione del colloquio, ma abusivo. Agli occhi del Governo, questa soluzione dovrebbe garantire maggiore certezza giuridica per i datori di lavoro pur salvaguardando il colloquio stesso.
Se un datore di lavoro non rispetta la procedura prevista, deve aspettarsi sanzioni che vanno da un minimo di quattro a un massimo di dieci mesi di salario. Queste devono essere pagate a titolo di indennità al rappresentante dei lavoratori sotto forma di mensilità. I datori di lavoro che commettono solo piccoli errori procedurali possono invece recuperare la procedura senza incorrere in una simile sanzione. Quelli inadempienti che disdicono il rapporto di lavoro senza svolgere alcun colloquio sono soggetti a una sanzione elevata.
Secondo il Consiglio federale, la "misura 14" modificata rappresenta una soluzione equilibrata per salvaguardare nel suo complesso il pacchetto di misure nazionali di protezione dei salari. Considerando gli aggiustamenti apportati e il numero limitato di datori di lavoro e lavoratori interessati (il 2%) dalla regolamentazione in questione, la flessibilità del mercato del lavoro in Svizzera non subirà limitazioni, conclude l'Esecutivo.
Restano divergenze tra organizzazioni sindacali e padronali in merito alla misura in questione. In una presa di posizione odierna, l'Unione sindacale svizzera (USS) definisce la protezione dal licenziamento per i rappresentanti del personale una "soluzione minima" che, in quanto "parte indispensabile" del pacchetto di provvedimenti, non dovrebbe essere messa in discussione. I rappresentanti dei lavoratori assumono molte responsabilità a livello aziendale, ma oggi sono scarsamente protetti contro il licenziamento, sottolinea l'USS.
Dal canto suo, Swissmem - l'associazione del comparto metalmeccanico ed elettrotecnico elvetico - è contraria a questa misura. La protezione dal licenziamento per i rappresentanti del personale non ha alcun legame con i nuovi accordi tra Confederazione e UE e danneggia la flessibilità del mercato del lavoro, scrive l'associazione sulla rete sociale X. Swissmem esaminerà attentamente questa "soluzione decisa dal Consiglio federale senza l'accordo delle parti sociali".
Anche l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) rimane scettica su questo punto. Per il momento, ne prende atto e lo valuterà nel pacchetto complessivo non appena sarà disponibile il messaggio del Consiglio federale, ha precisato una portavoce dell'USI all'agenzia Keystone-ATS.
Dal canto suo, l'organizzazione sindacale Travail.Suisse definisce l'intero pacchetto di misure un compromesso accettabile. In una presa di posizione, si dichiara soddisfatta del fatto che, dopo "una dura lotta, anche per quest'ultima misura sia stata trovata una soluzione consensuale" con la protezione dal licenziamento dei rappresentanti dei lavoratori.
Le restanti tredici misure di protezione salariale decise dal Consiglio federale sembrano meno controverse. Swissmem intende sostenerle, a condizione che vengano attuate integralmente. Anche l'Unione svizzera degli imprenditori, al pari dell'Unione sindacale svizzera e di Travail.Suisse, sostiene i tredici provvedimenti, che si basano su un compromesso tra le parti sociali.