L’accusa dell’ex capo della sicurezza, interrogato oggi. Domani Moretti di nuovo dai pm

I controlli di sicurezza al Constellation e in molti altri locali di Crans-Montana non sono stati fatti da tempo perché l'ufficio che se ne sarebbe dovuto occupare era bloccato da gravi difficoltà organizzative. È quanto ha spiegato oggi ai magistrati dell'inchiesta sulla strage del Constellation Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza pubblica dal 2017 al 2024.
"A causa dei problemi di organico non avevamo risorse per fare i controlli sulla sicurezza dei locali pubblici e avevamo anche problemi con il software per la cui sostituzione abbiamo impiegato molto tempo, di tutto questo avevamo informato il Comune", ha detto il funzionario, indagato assieme a Christophe Balet, che attualmente svolge quell'incarico. L'improvvisa messa fuori servizio del software, che ha bloccato le procedure, è stata una misura di emergenza che ha coinvolto anche molti altri uffici cantonali e della polizia, dopo che il titolare della ditta fornitrice era stato arrestato perché aveva minacciato di diffondere dati sensibili sul darknet. Jacquemoud è stato l'ultimo ispettore a visitare il Constellation nel 2019 ritenendo che tutto fosse a norma: "Per legge non ero tenuto a verificare la schiuma fono assorbente, ma solo i materiali da costruzione", si è difeso oggi.
I vertici del Comune di Crans-Montana dunque non potevano non sapere che da anni i controlli di sicurezza nei locali pubblici della prestigiosa località sciistica stavano procedendo al rallentatore. Dal racconto di Jacquemoud ai magistrati e ai numerosi avvocati delle 150 parti civili presenti a Sion appare sempre meno credibile lo stupore con cui il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, lo scorso 6 gennaio, ha comunicato ai giornalisti che dal 2020 al 2025 non ci sono state ispezioni nel locale in cui a Capodanno sono morte 41 persone e 115 sono rimaste gravemente ferite: "Il Consiglio comunale ha preso conoscenza di questo fatto consultando i documenti che sono stati consegnati alla procura - aveva detto Féraud - ce ne dispiaciamo amaramente".
Ma il coinvolgimento istituzionale nell'inchiesta potrebbe ancora allargarsi, non solo ai vertici del Comune, ma anche al Cantone. L'avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale, con il collega Pierluca Degni, di Sofia Donadio, una delle ragazze ferite al Constellation e ricoverata al Niguarda di Milano, ha chiesto oggi alle procuratrici di Sion di "accertare e investigare anche sul tema della gestione dei soccorsi; gestione che è stata certamente deficitaria e che ha comportato indubbiamente un aggravamento delle lesioni riportate dai feriti". Sofia, secondo il suo avvocato, "ha ricevuto le prime cure specialistiche soltanto molte ore dopo a Losanna le sostanze tossiche inalate sono rimaste a lungo nei polmoni e nei bronchi" e le ustioni "sono state adeguatamente trattate solo nel primo pomeriggio del 1° gennaio e hanno quindi potuto continuare ad agire, aggravando i danni al tessuto cutaneo".
Sempre sul fronte dei feriti italiani, continuano a essere critiche le condizioni della quindicenne Elsa Rubino, unica a essere rimasta in Svizzera, all'ospedale di Zurigo. Nei giorni scorsi è stata sottoposta a un altro intervento chirurgico per le ustioni riportate ed è stata per ore in sala operatoria. Il suo trasferimento in Italia al momento non è previsto.
Quella appena iniziata si preannuncia una settimana molto impegnativa per gli inquirenti e gli avvocati, a Sion. Mercoledì sarà sentito di nuovo Jacques Moretti, proprietario del Constellation, e il giorno successivo toccherà alla moglie Jessica Maric. Entrambi indagati. Giovedì, ad apettare la donna, di fronte al palazzo in cui si svolgerà l'interrogatorio, ci saranno una decina di famigliari delle vittime. Michel Pidoux, padre di Tristan, morto a 17 anni, intervistato da alcuni media svizzeri, ha spiegato: "Vogliamo che ci veda negli occhi e capisca cos'ha fatto ai nostri figli". Poi, in serata, sarà anche organizzata una manifestazione in ricordo delle vittime.