Il presidente USA discute di Groenlandia, economia e politica internazionale
Durante il suo intervento al Forum economico mondiale di Davos, Donald Trump ha affrontato diversi temi, dalla politica economica interna alle critiche alla NATO per gli scarsi investimenti. Uno dei punti più attesi era la questione della Groenlandia, su cui Trump ha dichiarato: "Vogliamo negoziati immediati, non userò la forza".
Il discorso si è svolto in un palazzo dei congressi gremito, con i giornalisti confinati in una sala separata e la polizia a gestire i manifestanti. Trump ha iniziato parlando delle questioni interne, criticando l'amministrazione Biden. "In un anno abbiamo praticamente eliminato l'inflazione e l'economia USA è in pieno boom, motore dell'economia mondiale", ha affermato. Ha poi criticato l'Europa, che a suo dire "non sta andando nella direzione giusta" a causa dell'immigrazione incontrollata.
Passando alle questioni internazionali, Trump ha dichiarato che "il Venezuela guadagnerà più soldi nei prossimi sei mesi che negli ultimi vent'anni e tornerà a essere una grande nazione. Tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi".
Riguardo alla Groenlandia, Trump ha espresso "grande rispetto per danesi e groenlandesi", ma ha sostenuto che dopo la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti hanno commesso un errore restituendo il territorio. Ha criticato la NATO, affermando che gli USA hanno dato molto ma ricevuto poco in cambio. "Vogliamo solo un pezzo di ghiaccio in cambio della protezione mondiale", ha detto, ribadendo che non userà la forza.
Tra i conflitti menzionati, Trump ha parlato dell'Ucraina, sottolineando che "sta agli europei proteggerla dalla Russia, non a noi che siamo separati dall'oceano. Sia Putin sia Zelensky vogliono un accordo, questa guerra deve finire perché troppa gente sta morendo". Ha aggiunto che incontrerà Zelensky a Davos.
Infine, Trump ha discusso dei rapporti con la Svizzera, affermando di aver applicato dazi del 30% a causa del deficit commerciale. Dopo un colloquio con la presidente della Confederazione, ha aumentato i dazi al 39%, pur evitando di portarli al 70% per non causare una crisi economica in Svizzera.