Sondaggio PWC su 81 dirigenti: solo il 26% prevede crescita del fatturato in 12 mesi, il 42% teme riduzioni di posti di lavoro entro tre anni
I Ceo svizzeri sono preoccupati per le performance realizzate quest'anno dalle loro aziende, con i dazi doganali statunitensi che li irritano meno delle questioni legate all'intelligenza artificiale (IA). L'implementazione di questa nuova tecnologia rischia soprattutto di pesare sull'occupazione, secondo gli alti dirigenti.
Solo il 26% dei Ceo intervistati dalla società di consulenza e revisione PWC prevede un'accelerazione del fatturato nei prossimi 12 mesi, il minimo dal 2020, secondo gli autori del sondaggio condotto su 81 responsabili di aziende in Svizzera.
Le speranze di una ripresa dell'attività aumentano nell'arco di tre anni, con il 32% dei Ceo intervistati che prevede un aumento delle vendite, stando allo studio pubblicato oggi.
In questo contesto, non sono tanto i dazi doganali statunitensi a rischiare di pesare sugli affari. Circa il 31% degli alti dirigenti intervistati prevede certamente un calo dei margini a seguito di queste barriere doganali, ma il 59% non si aspetta un impatto sulla propria attività. Il 65% ritiene inoltre che le tensioni geopolitiche dovrebbero avere un impatto minimo sulla propria azienda quest'anno.
"La Svizzera si dimostra resiliente di fronte ai dazi doganali", ha osservato il direttore di PWC Svizzera. Secondo Gustav Baldinger, la debole crescita economica e gli sviluppi tecnologici, compresa l'intelligenza artificiale, preoccupano invece i dirigenti.
Circa il 42% dei Ceo prevede che entro tre anni l'IA provocherà "una significativa riduzione dei posti di lavoro". I giovani lavoratori rischiano di essere i più colpiti da questa situazione, mentre i dipendenti dei livelli intermedi potrebbero essere meno interessati e i datori di lavoro potrebbero evitare i licenziamenti.
Oltre all'occupazione, il 54% dei dirigenti si interroga sulla capacità della propria azienda di stare al passo con l'evoluzione tecnologica.