Svizzera

CN: rafforzare la piazza economica, approvati nove atti

15 dicembre 2025
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Rafforzare la piazza economica svizzera e tutelare il potere d'acquisto: su questi temi si è concentrata oggi una sessione straordinaria del Consiglio nazionale chiesta da UDC, PLR e Verdi. Dei dodici atti parlamentari all'esame, ben nove sono stati approvati.

Tra le proposte figuravano, tra l'altro, la deduzione integrale dei premi di cassa malati dall'imposta federale diretta e l'introduzione di un tetto al numero di posti a tempo pieno nell'amministrazione federale. Altre mozioni miravano a consolidare la Svizzera come polo industriale e di ricerca, nonché a ridurre gli oneri regolatori per le piccole e medie imprese.

Delle dodici proposte, nove erano state depositate dai partiti borghesi. Sette di queste sono state approvate, spesso con il voto determinante dei Verdi liberali. Tre gli interventi provenienti dalla sinistra, due dei quali sono stati accettati, in particolare grazie al sostegno del PLR.

Tra le mozioni adottate - 98 voti contro 92 - spicca quella del consigliere nazionale Thomas Aeschi (UDC/ZG), che chiede l'introduzione di un tetto massimo di collaboratori a tempo pieno nell'amministrazione federale. Inutile l'opposizione del consigliere federale Guy Parmelin, che ha ricordato come negli scorsi anni si sia già riusciti a ridurre leggermente la quota delle spese per il personale rispetto alle uscite ordinarie totali della Confederazione. La proposta, inoltre, potrebbe essere aggirata affidando compiti a terzi, il che potrebbe addirittura comportare spese aggiuntive per il bilancio federale.

Con 100 voti contro 89 (1 astenuto) la Camera ha poi approvato una mozione del gruppo PLR che chiede di ottimizzare il processo di valutazione dei sussidi, rendendolo più frequente ed efficace, limitando al contempo i costi amministrativi. I sussidi presentano spesso inefficienze e distorsioni, necessitando di un riesame più rigoroso, soprattutto alla luce del previsto deficit strutturale del bilancio federale, è stato sottolineato.

Il Consiglio nazionale ha poi approvato - con 98 voti a 90 (2 astensioni) - una mozione di Lars Guggisberg (UDC/BE) che chiede sgravi fiscali per le persone che continuano a lavorare dopo l'età pensionabile, in particolare l'esenzione dall'imposta federale diretta. Ha inoltre adottato un postulato di Thomas Rechsteiner (Centro/AI) che invita a valutare ulteriori misure in questo ambito, anche alla luce della carenza di manodopera qualificata e del pensionamento dei baby boomer.

Gli altri atti parlamentari approvati oggi e depositati dai partiti borghesi chiedono in particolare di rivedere la legislazione concernente l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (LASRE), di adottare misure che incoraggino le imprese a intensificare le attività di ricerca, sviluppo e produzione in Svizzera, e di migliorare le condizioni di investimento per le imprese.

Durante le discussioni sono anche stati approvati due atti depositati dal campo rosso-verde: un postulato (98 voti a 84 e 9 astensioni) che chiede un rapporto sulla Strategia industriale della Svizzera, e una mozione socialista (99 voti a 92 e una 1 astensione) che auspica misure volte a rafforzare la capacità innovativa e la competitività delle aziende svizzere a livello internazionale.

È invece stata respinta - con 99 voti contro 92 - una mozione presentata da Thomas Stettler (UDC/JU) che, deplorando il forte aumento dei premi malattia, più che raddoppiati dal 1997, chiedeva la loro deducibilità integrale dall'Imposta federale diretta (IFD). L'idea di base delle imposte è effettuare un prelievo sui soldi di cui si dispone, ma le casse malattia sono spese obbligatorie, ha sostenuto il giurassiano. "De facto - ha proseguito il democentrista - il contribuente deve pagare delle imposte su soldi che non ha mai avuto nel portamonete".

Secondo Guy Parmelin, tuttavia, misure fiscali come le deduzioni dei premi dell'assicurazione malattie non sono uno strumento efficace per contrastare l'aumento dei costi sanitari e dei premi. Si limitano infatti ad attenuarne gli effetti senza intervenire sulle cause e finiscono per favorire soprattutto i contribuenti con redditi più elevati. Non ha avuto miglior fortuna la proposta di Bruno Walliser (UDC/ZH) di introdurre un freno ai costi della regolamentazione. Il "no" è giunto con 96 voti contro 93 e 2 astenuti.

Bocciata - con 123 voti contro 64 e 4 astenuti - anche la richiesta di introdurre una tassazione per le grandi piattaforme e aziende digitali. "La grande dipendenza da poche Big Tech dominate dagli Stati Uniti o dalla Cina ha assunto un carattere ancora più critico vista l'attuale situazione geopolitica", ha spiegato Min Li Marti (PS/ZH) nel suo atto parlamentare.

Il Consiglio federale non ne ha voluto sapere: la mozione è già sostanzialmente coperta dall'IVA, che dal 1° gennaio si applica inoltre alle vendite per corrispondenza provenienti dall'estero. Oggi l'imposta sull'utile è inoltre riscossa a livello internazionale secondo il principio della residenza, dal quale la Svizzera trae generalmente vantaggio, ha spiegato Parmelin. Spostare l'imposizione verso il Paese di destinazione, ad esempio tassando gli utili nel luogo del consumo finale, comporterebbe perdite fiscali e renderebbe meno attrattiva la piazza economica svizzera.

Le mozioni approvate passano ora all'esame del Consiglio degli Stati.