Svizzera

Iniziativa sul canone TV: rischi per la Svizzera

Oppositori avvertono: tagli danneggerebbero informazione e coesione

8 dicembre 2025
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Un eventuale sì all'iniziativa popolare "200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)" potrebbe avere conseguenze negative per le regioni periferiche e la qualità dell'informazione in Svizzera. Questo è l'avvertimento lanciato dal comitato interpartitico degli oppositori, che ha presentato oggi a Berna gli argomenti per il "no" all'iniziativa.

Secondo il comitato, che include membri di PS, Centro, PLR, Verdi e Verdi liberali, l'accettazione del testo minaccerebbe il cuore del servizio pubblico, mettendo a rischio i programmi della SSR e indebolendo la Svizzera. "In questi tempi incerti, è fondamentale avere accesso a informazioni affidabili in tutte le regioni", ha dichiarato Matthias Michel, consigliere agli Stati del PLR.

Il comitato ha sottolineato che un budget dimezzato comprometterebbe la capacità della Società svizzera di radiotelevisione (SSR) di fornire un'informazione indipendente. La SSR ha già avviato una trasformazione per risparmiare 270 milioni di franchi entro il 2029, pari al 17% del suo budget.

L'iniziativa, sostenuta da UDC, Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e Giovani liberali-radicali, mira a ridurre il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi e a esentare le aziende dal pagamento della tassa di ricezione. Gli oppositori avvertono che una tale riduzione avrebbe effetti sproporzionati sui costi della copertura mediatica nelle regioni periferiche e tra le minoranze linguistiche.

Martin Candinas, consigliere nazionale del Centro, ha espresso preoccupazione per la coesione e la diversità linguistica del Paese. Il comitato ha inoltre evidenziato l'importanza del canone per trattare temi socialmente rilevanti, anche se non attraggono un vasto pubblico.

Roger Schnegg, direttore di Swiss Olympic, ha sottolineato il ruolo cruciale della SSR nello sport svizzero, mentre Delphine Klopfenstein Broggini dei Verdi ha evidenziato il supporto alla cultura e alla produzione cinematografica nazionale.

Il comitato interpartitico include rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, eccetto l'UDC. Un sondaggio di Tamedia ha rilevato che il 53% degli svizzeri sostiene l'iniziativa, mentre il 44% si oppone. Il voto è previsto per l'8 marzo 2026. Indipendentemente dall'esito, il Consiglio federale ha pianificato una riduzione graduale del canone a 300 franchi entro il 2029, con esenzioni per le aziende con fatturato annuo fino a 1,2 milioni di franchi.