L'euro digitale "dovrebbe essere pronto per il lancio in un paio d'anni". Christine Lagarde, la presidente della Bce, getta il sasso nello stagno delle procedure europee di fronte alla sfida americana delle stablecoin. Mettendo fretta a Bruxelles il cui via libera - in particolare quello dell'Europarlamento - è condizione imprescindibile per procedere con la moneta digitale Made in Eu: moneta pubblica in tutto equivalente al contante salvo l'essere immateriale.
La frase arriva, a sorpresa, in un'intervista a una tv finlandese, Mtv Oy, dove Lagarde strizza l'occhio al valore simbolico e di difesa della privacy che ha il contante: "porto sempre con me le banconote". Piero Cipollone, già vice direttore generale della Banca d'Italia ora membro del comitato esecutivo Bce dove guida i lavori sull'euro digitale, non più di una settimana fa aveva detto che il progetto potrebbe diventare realtà "a metà 2029" se il necessario Regolamento europeo sarà pronto per fine 2026. Ora l'apparente accelerazione di Lagarde: "abbiamo iniziato il progetto sei anni fa, quando sono diventata presidente della Bce dicendo da subito che dobbiamo avere un'alternativa europea ai pagamenti - ha spiegato Lagarde - e dovrebbe essere pronto al lancio nel giro di un paio d'anni".
La Bce sta già assegnando le 'componenti', con ruoli di primo piano per aziende italiane del tech e dei pagamenti come Nexi, Almaviva e Fabrick. Ma i tempi indicati da Lagarde paiono impossibili per le procedure europee: a fine ottobre è attesa una bozza di rapporto del relatore al Parlamento europeo, il testo è atteso per la primavera del 2026 quando partirebbe il 'trilogo' con anche la Commissione. A quel punto la Bce partirebbe con i test del progetto 'pilota'. Il tutto con non pochi mal di pancia delle banche, dell'industria dei pagamenti e di alcuni politici.
Non è chiaro se si tratti di una fuga in avanti di Lagarde, che già in passato si era rammaricata per il probabile completamento oltre il termine del suo mandato al vertice della Bce, che scade proprio nel 2027. O se le sue parole si riferiscano invece non al lancio vero e proprio ma all'avere tutto pronto per quella data. In ogni caso è chiara l'esortazione a fare presto, sempre più intensa da Francoforte. Non c'è giorno in cui Trump non sottolinei la sua avversità all'Europa. Non solo dazi: fra i primi provvedimenti il tycoon ha sbarrato la strada contro ogni ipotesi di moneta pubblica come il dollaro digitale puntando tutto sulla moneta privata in cui investe la sua famiglia, le stablecoin ancorate al dollaro. Che la Bce giudica un rischio per la stabilità finanziaria.
Una sorta di scontro Usa-Ue che ha come sfondo il ruolo del dollaro, e dell'euro, come monete di riserva globali. Alla Bce sanno benissimo che i lunghi tempi legislativi europei rischiano di essere travolti dall'onda digitale che sta investendo i pagamenti. Dove l'Europa, ad oggi divisa in soluzioni di pagamento nazionali, è dominata da operatori perlopiù americani - Visa e Mastercard - mentre emergono nuovi attori come PayPal e la cinese Alipay. Washington di recente non ha esitato a usare il suo sistema globale 'Swift' come arma contro avversari geopolitica. "E' bene avere un'alternativa europea, non si sa mai", ha detto Lagarde - e liberare l'Europa dalle "massicce commissioni che spesso paghiamo inconsapevolmente".