Dal 1995 oltre 5.700 pazienti assistiti, 202 trattati nel 2024 con 3.170 ore di traduzione; manca un centro nella Svizzera italiana
L'Ambulatorio della Croce Rossa Svizzera (CRS) per vittime di tortura e guerra celebra 30 anni di attività come primo centro del genere in Svizzera. Dal 1995 ha assistito oltre 5.700 pazienti, offrendo supporto psicoterapeutico, sociale e interculturale a persone fuggite da persecuzioni, guerre e violenze, precisa la CRS in una nota.
Nel solo 2024 la struttura ha trattato 202 pazienti, supportati da 3.170 ore di traduzione per favorire la comunicazione in un contesto multiculturale. Ogni anno circa 200 rifugiati ricevono assistenza psicologica per affrontare traumi che lasciano gravi strascichi: le vittime tendono a evitare situazioni che richiamano lo shock vissuto, si chiudono in sé stesse, si isolano e spesso cadono in depressione. Possono manifestare tensione costante, dolori fisici e rivivere gli eventi traumatici nei sogni o nella vita quotidiana.
Pioniera nella gestione dei traumi in contesti interculturali, la struttura fa parte della rete svizzera "Support for Torture Victims", che oggi conta cinque centri specializzati. Essi si trovano a Berna, San Gallo, Zurigo, Vaud e Ginevra, mentre nella Svizzera italiana non vi è alcuna antenna.
Quasi la metà dei pazienti ha meno di 26 anni, e per loro un intervento tempestivo è cruciale, poiché il loro sviluppo non è ancora completato. Anche per gli adulti, la mancanza di un trattamento professionale può portare a disturbi cronici, con conseguenze pesanti non solo per gli individui, ma per l'intera società.
I pazienti, provenienti principalmente da Afghanistan, Turchia, Siria, Sri Lanka, Iran e Iraq, trovano nell'Ambulatorio un supporto strutturato per affrontare la quotidianità.