Il capogruppo del Centro alle Camere federali propone una visione moderata e critica l'approccio del Consiglio federale verso USA e UE
Il capogruppo del Centro alle Camere federali Philipp Matthias Bregy e unico candidato alla presidenza del partito parla oggi della sua visione del Centro in un'intervista rilasciata alle testate online del gruppo Tamedia. Il consigliere nazionale vallesano critica anche il Consiglio federale riguardo alla sua politica nei confronti degli Stati Uniti.
Interpellato sulla sua strategia per vincere le elezioni federali del 2027, l'altovallesano spiega: "La nostra immagine di marca deve essere quella di rappresentare la classe media in tutto il Paese e di distinguerci chiaramente dalle posizioni estreme della sinistra e della destra". Noi siamo il terzo polo del sistema politico, che propone soluzioni proprie e costruttive, sottolinea.
Riguardo al nuovo accordo con l'Unione europea (Ue), "la procedura del Consiglio federale, che consiste nel permettere solo a poche persone scelte per partito di consultare il trattato, non è a mio avviso saggia". Non c'è nulla da nascondere, occorre la massima apertura, è l'unico modo di convincere il popolo. Buone relazioni con l'Ue, principale partner commerciale della Svizzera, sono essenziali, sottolinea.
Sull'atteggiamento da tenere nei confronti del presidente statunitense Donald Trump, Bregy ritiene che "sia una buona cosa che il Consiglio federale conduca colloqui con gli Stati Uniti, ma (il governo) commette un errore nello scoprire precipitosamente tutte le sue carte. Abbiamo piuttosto bisogno di contropartite vincolanti ed equivalenti per eventuali offerte da parte nostra.
Il consigliere nazionale critica, per esempio, il fatto che l'esecutivo "abbia rimandato alle calende greche la regolamentazione delle reti sociali e di altre piattaforme perché teme reazioni da parte degli Stati Uniti". "Se diventerò presidente del Centro, voglio impegnarmi affinché la Svizzera non si pieghi alla legge del più forte", conclude.