Svizzera

‘A fare la differenza sono sempre i fattori politici’

Per l’elezione federale contano più d'esperienza e origini, a dirlo il politologo Stojanovic. Rottura nel fronte rossoverde? ‘No, presto caso dimenticato’

Il nuovo consigliere federale Beat Jans
(Keystone)
13 dicembre 2023
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«Penso che i principali argomenti che si sentono citare dai commentatori, come l’esperienza a livello di esecutivo di Beat Jans, la sua provenienza da una realtà urbana, il fatto che Basilea Città non abbia un consigliere federale da 50 anni non siano stati quelli decisivi per la sua elezione». Ad affermarlo è il politologo Nenad Stojanovic, che abbiamo intervistato.

Quali elementi hanno allora favorito Beat Jans e penalizzato Jon Pult?

Determinanti in un’elezione al governo federale sono innanzitutto i fattori politici. Alla destra può ad esempio non essere piaciuto che Pult in passato fisse stato critico verso l’esercito, o la sua provenienza dalla Gioventù socialista che per alcuni esponenti in parlamento è considerata come un gruppo dalle proposte troppo radicali. Una volta scelto un candidato lo si riveste poi con altri elementi ritenuti positivi. L’elezione l’anno scorso di Elisabeth Baume-Schneider, preferita a Eva Herzog benché fosse più a sinistra, dal punto di vista politico può essere spiegata con la volontà del centrodestra di escludere la candidatura più forte del ticket socialista.

Come leggere il posizionamento di Daniel Jositsch davanti a Pult? È stato lanciato un segnale di scontento per un ticket composto da profili politici troppo simili?

In parte. Ma più che altro credo che l’Udc, come in passato, abbia voluto mettere i bastoni tra le ruote al Ps. Ciò che anche la sinistra ha cercato di fare a più riprese negli anni puntando su candidati alternativi a quelli ufficiali presentati dai democentristi. Il numero di voti andati a Jositsch corrisponde grossomodo al peso dell’Udc nell’Assemblea federale.

I Verdi sono stati “abbandonati” dal Ps che non ha dato il proprio appoggio a Gerhard Andrey nell’attacco al seggio liberale di Ignazio Cassis. Che conseguenze ci saranno: il fronte di sinistra è destinato a sgretolarsi?

Ritengo che la vicenda sarà dimenticata abbastanza in fretta. Era evidente anche per i Verdi che il loro candidato non avesse alcuna chance di riuscita. D’altra parte in vista dell’elezione del successore di Alain Berset il Ps non poteva permettersi di fare degli sgambetti al Plr scatenando una sua reazione negativa che avrebbe potuto essere quella di votare massicciamente per Jositsch. Penso che i Verdi capiscano che la situazione dei socialisti era difficile.

Cosa c’è da aspettarsi nei prossimi anni per quanto riguarda il secondo seggio Plr? Si giustifica ancora la formula magica di fronte al peso assunto da Centro e Verdi?

Va ricordato che la formula magica originale del 1959 era già finita nel 2003 con l’elezione di un Udc, Christoph Blocher, al posto di una Ppd uscente, Ruth Metzler. E poi di nuovo nel 2007 con l’elezione di Eveline Widmer Schlumpf al posto di Blocher, che è stata poi espulsa dall’Udc. Fino al 2015 c’è stata una fase di instabilità che è rientrata con l’elezione del secondo esponente democentrista Guy Parmelin. Ora si rischia di entrare in un nuovo periodo di turbolenza. Non è un mistero che il giorno in cui si ritirerà un rappresentante del Plr, il Centro – che già oggi conta più eletti nell’Assemblea federale dei liberali – proporrà un proprio candidato. Però non è scontato che riesca a ottenere il secondo seggio. Già nel 2009, quando si è ritirato il liberale Pascal Couchepin, il Ppd aveva proposto un candidato forte, ma che non è stato sostenuto da tutta la sinistra. Poniamo il caso di un duello tra il Plr Alex Farinelli e l’esponente del Centro Fabio Regazzi per il posto di Cassis: faccio fatica a pensare che la sinistra appoggerebbe Regazzi viste le sue posizioni di destra e conservatrici.

Da più parti si critica il fatto che il Consiglio federale, al netto di un periodo molto difficile, negli ultimi anni abbia mostrato i suoi limiti a livello di efficacia. Condivide?

Nel caso della pandemia ritengo che il Consiglio federale rispetto ad altri governi sia uscito abbastanza bene. Ha trovato un sano equilibrio tra salvaguardia delle libertà personali e protezione della popolazione. Ma c’è un dossier in particolare su cui manca decisamente di una chiara leadership: quello europeo. Sarà interessante vedere se avverrà un rimpasto dei dipartimenti e soprattutto la grande domanda è se Cassis rimarrà in quello degli Affari esteri.

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