Svizzera

Per la giustizia vodese ‘Acab’ non è un delitto contro l'onore

Non luogo a procedere nel caso della granconsigliera Mathilde Marendaz che aveva postato sui social una foto con un cartello su cui era impresso lo slogan

(Foto: Instagram Mathilde Marendaz)
13 luglio 2023
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Acab ("all cops are bastards", in italiano "tutti i poliziotti sono dei bastardi"): uno slogan forte, che però non può essere considerato un delitto contro l'onore. Questa è la conclusione del Ministero pubblico di Losanna, che ha emanato un decreto di non luogo a procedere nel caso di una granconsigliera che aveva sfoggiato tale motto.

Visto che l'acronimo Acab è rivolto a un'intera categoria di persone, che non figura nell'elenco di quelle protette dal reato di discriminazione e incitamento all'odio, e non a un singolo individuo, secondo il procuratore pubblico Eric Kaltenrieder non sussistono reati contro l'onore qualora si mostri tale sigla in pubblico. Lo comunica la Procura vodese in una nota odierna.

La decisione di ieri del Ministero pubblico riguardava un caso in particolare, ossia quello di Mathilde Marendaz, granconsigliera del Canton Vaud: nei suoi confronti erano state inoltrate tre denunce, da associazioni di polizia e cittadini privati, per una foto pubblicata su Instagram che la ritraeva con un cartello su cui era impresso "Acab".

I reati contro l'onore, come la calunnia o la diffamazione, possono essere puniti solo a querela di parte: dato che lo slogan non è rivolto contro individui specifici o identificabili, la Procura ha deciso di non entrare in materia. Neppure il reato di discriminazione e incitamento all'odio (art. 261bis del Codice penale svizzero), che è perseguito d'ufficio, ha potuto essere accolto: nell'elenco delle categorie protette figurano solamente razza, etnia, religione e orientamento sessuale.

Il procuratore pubblico ha deciso di comunicare gli elementi principali della sua decisione a causa della particolare portata di questo caso, che ha creato un dibattito nell'opinione pubblica sul tema del rispetto delle istituzioni, ma non rilascerà ulteriori informazioni.

La reazione della diretta interessata

La reazione di Marendaz non si è fatta attendere: in un comunicato odierno ha infatti affermato che la decisione del procuratore è "un promemoria del fatto che i cittadini possono esprimere critiche alle istituzioni di potere" e ciò rappresenta "una salvaguardia necessaria in qualsiasi società democratica".

Per la parlamentare del partito "Solidarité et Ecologie", il dibattito deve ora concentrarsi "sulla radice del problema, ovvero gli abusi della polizia, il razzismo sistemico, il profiling razziale e i controlli sproporzionati effettuati" dagli agenti.

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