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06.12.2022 - 19:29
Aggiornamento: 20:31

Rösti e Herzog sempre favoriti, ma i gruppi non si sbottonano

Ultime audizioni oggi dei candidati al Consiglio federale. Solo i Verdi liberali esprimono una preferenza maggioritaria per la ‘senatrice’ basilese.

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Keystone
Rösti soddisfatto al termine dell’audizione davanti al gruppo liberale-radicale

Albert Rösti o Hans-Ueli Vogt? Eva Herzog o Elisabeth Baume-Schneider? Un’elezione come da copione, con i grandi favoriti incoronati già al primo/secondo (Rösti) o al secondo/terzo turno (Herzog)? Oppure un’elezione sorprendente, al fotofinish, magari con uno dei due outsider (Baume-Schneider) o entrambi (anche Vogt) a spuntarla in volata, dopo un inseguimento durato settimane? Il secondo round di audizioni svoltosi nel pomeriggio (Ps, Centro e Verdi hanno ascoltato i due candidati dell’Udc; le due candidate del Ps si sono presentate davanti ai gruppi di Centro, Plr e Verdi liberali), così come la salomonica non raccomandazione di voto di tutte le ‘frazioni’ (soltanto i Verdi-liberali hanno indicato una mezza preferenza), non hanno permesso di fugare i dubbi residui, di escludere gli scenari meno probabili. La partita resta aperta. Almeno in teoria.

Quello che sappiamo

  • Domattina a partire dalle 8 (live sul sito laregione.ch) l’Assemblea federale (le due Camere riunite) eleggono due nuovi consiglieri federali al posto dei dimissionari Ueli Maurer (Udc) e Simonetta Sommaruga (Ps), che lasceranno la carica a fine anno. Il rinnovo si svolge secondo il principio di anzianità: in un primo tempo si procede all’elezione del successore di Maurer (in carica da 14 anni), poi si passa a quella del successore di Simonetta Sommaruga (12 anni).
  • Eletti saranno due dei quattro candidati designati da Udc e Ps. Tutti i gruppi hanno dichiarato che sceglieranno all’interno dei ‘ticket’ ufficiali. L’elezione di un candidato ‘selvaggio’ – prassi non usuale ma piuttosto regolare in passato – è dunque fuori discussione.
  • Ciò non impedirà comunque ad alcuni parlamentari di scrivere altri nomi sulle schede, al primo o al secondo turno (quando possono essere elette tutte le persone eleggibili; nei successivi non sono ammessi nuovi candidati). Un certo numero di voti certamente andrà al ‘senatore’ socialista Daniel Jositsch, in segno di protesta contro i vertici del Ps, che lo hanno escluso dalla corsa in quanto uomo. Ieri il ‘Blick’, citando non meglio precisati ‘parlamentari’, ha scritto che l’ambizioso zurighese sarebbe pronto ad accettare un’elezione da ‘Wildkandidat’ (candidato selvaggio): ma siamo alla fantapolitica, o quasi. I Verdi, dal canto loro, potrebbero negare il sostegno a entrambi i candidati democentristi e optare per qualcun altro. A precisa domanda, la ‘senatrice’ ginevrina Lisa Mazzone, vicepresidente del gruppo, si è limitata a rispondere che «ognuno poi vota secondo la propria coscienza e la Costituzione».
  • Già la scorsa settimana, Elisabeth Baume-Schneider ha fatto un’ottima impressione all’audizione organizzata dalla Conferenza dei parlamentari agricoltori. Il che non significa che domani incasserà automaticamente i voti dei suoi 34 membri, appartenenti a diversi partiti. D’altro canto, oggi si è saputo che una «chiara maggioranza» dei 16 voti dei Verdi-liberali andrà a Eva Herzog. Lo ha dichiarato in serata la capogruppo Tiana Angelina Moser.
  • Quello del Pvl è l’unico gruppo ad aver fornito un’indicazione, parziale e di massima, su come si ripartiranno i voti (nessuna preferenza è stata manifestata tra Rösti e Vogt). Per le ‘frazioni’ di Plr, Udc e Centro, tutti e quattro i candidati sono eleggibili. Nessuno si sbilancia, insomma. E probabilmente non lo farà nemmeno il Ps, che però ha rimandato a domani mattina una eventuale decisione in questo senso. Nessuna raccomandazione di voto significa: ciascuno dei 246 membri dell’Assemblea federale è libero di votare secondo la propria coscienza, e appunto come Costituzione comanda, per il candidato e la candidata che più gli aggrada.
  • Dopo il rinnovo parziale del Consiglio federale, l’Assemblea federale eleggerà il presidente della Confederazione per il 2023 (Alain Berset, al posto di Ignazio Cassis) e il vicepresidente (Viola Amherd). Qui l’unica incognita è il numero di voti che otterranno.

Quello che non sappiamo

  • Chi verrà eletto, beninteso. Alimentate dalla circospezione dei gruppi, le speculazioni sono andate avanti fino a sera inoltrata. Al termine degli ultimi hearings, nei corridoi di Palazzo i nomi di gran lunga più gettonati erano quelli di Albert Rösti e di Eva Herzog. Coincide con quanto scritto da ‘Le Matin Dimanche’, che ha interpellato oltre 30 parlamentari di tutti i gruppi, calcolando poi le percentuali di successo di ogni candidato: Herzog avrebbe il 67% di chance di essere eletta, Baume-Schneider il 33%; Rösti il 75%, Vogt il 25%. Secondo il blog ‘50plus1’ (uno strumento attraverso il quale decine di politologi scommettono sui candidati, e che si era rivelato assai preciso in occasione di recenti rinnovi del Consiglio federale), lunedì Rösti aveva l’88% di probabilità di essere eletto, Vogt l’11%. Tra le candidate socialiste, Baume-Schneider sarebbe in perdita di velocità: dal 33,8% di venerdì al 17,7% di oggi.
  • Non sappiamo nemmeno quanto tempo ci vorrà. Ovvero: quanti scrutini saranno necessari per raggiungere la maggioranza assoluta (la metà più una delle schede valide: quelle bianche o nulle non vengono considerate). Gli ultimi rinnovi parziali del Consiglio federale si sono svolti in modo spedito: nel 2018 Viola Amherd (Centro, ex Ppd) e Karin Keller-Sutter (Plr) vennero elette già al primo turno; l’anno precedente Ignazio Cassis (Plr) ce la fece al secondo; nel 2015, Guy Parmelin (Udc) la spuntò al terzo round su Norman Gobbi e Thomas Aeschi.
  • Infine, non sappiamo tantomeno come verranno ripartiti i dipartimenti tra i cinque membri attuali e i due neoeletti. Due dipartimenti molto ambiti (Finanze e Ambiente) sono a disposizione. Il Consiglio federale, nella sua nuova composizione, se ne occuperà verosimilmente già giovedì, hanno riferito in giornata i giornali del gruppo Tamedia. L’attribuzione avviene in base al principio d’anzianità: il più longevo dei consiglieri federali in carica esprime per primo i suoi desiderata, poi via via gli altri; i due neoeletti solitamente si devono accontentare di quel che resta. Altri fattori però entrano in linea di conto. In assenza di un’intesa, si passa al voto: e allora a contare è la maggioranza. Anche qui le speculazioni si rincorrono da settimane. Un rimpasto, anche di ampia portata, sembra tutt’altro che improbabile.
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